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8 giugno 2011

Comunicar m’ è dolce in questo mare…

Comunicar m’ è dolce in questo mare… … ma il mare è periglioso, anzi ”a forza nove”. Praticamente tempesta! Perché nell’oceano della comunicazione multitasking è tutto più complesso.

Giornalista Professionista

Giornalista Professionista

Fra gli arcipelaghi dei segni e dei linguaggi si rischia di perdere il segno e sbiadire le “lingue di contenuto”. … ma il mare è periglioso, anzi ”a forza nove”. Praticamente tempesta! Perché nell’oceano della comunicazione multitasking è tutto più complesso. Fra gli arcipelaghi dei segni e dei linguaggi si rischia di perdere il segno e sbiadire le “lingue di contenuto”.

Giornalista? E di che? Di quali fatti se il fatto medesimo è de- frammentato in molteplici fattoidi?

Giornalista 2.0 allora! Cioè una risalita dal basso di nuove etiche, di inedite deontologie, di ri-scoperte professionalità che devono giustamente “perdersi” negli interstizi del quotidiano.

Partiamo dalle professionalità! Non basta regalarsi l’Accademia di turno quanto, piuttosto, riempirla di Segni dei Tempi cioè adeguate attrezzature culturali e tecniche lasciandole un attimo dopo (sfruttandole al massimo) per affrontare l’incognita prossima ventura. Ordini e Accademie altro non sono che “zaini di guerra” con il necessario per sopravvivere Perché questa è la nuova sfida: la comunicazione diffusa, variegata, che cambia destini e destinatari, pubblici e platee, recettori (certo) ma anche protagonisti a loro volta di comunicazione cioè relazione. E poi il “racconto”, la Narrazione.

Chi, in tutta, coscienza, può affermare che i social network “comunichino”? Cosa sono, infatti, se non il “messaggio nella bottiglia” di autocertificate e atomizzate microidentità messe in Rete per darsi una “botta di vita”? Eppure sono uno straordinario strumento di informazione! Invece di “cadere nella rete”, dunque, bisogna ritesserla. Ri-costruire la trama dei linguaggi per raccontare la realtà nelle sue molteplici identità. Il giornalista, dunque, come raccontatore. Come medium non per ri-trasmettere l’attuale quanto per scandagliarlo. Come un Sonar! Intercettatore senz’altro dei codici Morse i quali però – senza qualcuno che li ri-traduca – sono a-intellegibili.

Perché tanti trattini separatori? Perché tante virgolette e parentesi? Perché la realtà, la cronaca, l’attualità sono molto più complesse delle nostre visuali quantunque grandangolari. “Ci sono molte più cose fra la terra e il cielo che nei libri dei tuoi filosofi”. Qualcuno (Shakespeare) ricordava al Principe Amleto che non basta decrittare il mondo in categorie quanto distruggerle per ricapitolare a sintesi. Il giornalista, dunque, come traduttore di innumerevoli bip-bip. Giornalista come rabdomante che con la forcella di legno s’inventa la sorgente quando non la trova, ricostruendo cioè mappe e geografie. Giornalista che diventa tale perché annusa l’aria, coglie il fermento, sovente lo anticipa.

Erano bravi o no i giornalisti “fai-da-te” che sul crinale degli anni ‘70/’80 animavano le radio libere? Il dibattito è aperto ma l’esito è incerto. Eppure quella stagione ha forgiato fior di comunicatori perché il contesto (le radio) erano i binari del treno su cui poggiare l’orecchio per prevedere la venuta dei visi pallidi.

Ecco! Giornalisti come anticipatori. Scomparse le radio libere non è sparito l’incedere del nuovo. Ecco allora il giornalista. Ed ecco il web, la Rete, i nuovi media, la radio sempre più ribelle cioè flessibile e ri-modellante come la plastilina. Anche la Tv ovvero le sue intersezioni con altre tecniche e l’opzione dello sconfinamento. Raccolgo volentieri la sfida/invito di CONTROCAMPUS cioè il racconto come metodo e la narrazione come risorsa. Giornalista, in fondo, è mestiere sempre strano poiché straniante è la realtà. Organizzatore in divenire dei mutamenti in ascolto e raccontatore del cambiamento. Un po’ come i pastori che organizzavano le transumanze poiché intuivano il cambio del clima.

Trasumanar e Organizzar” scriveva nelle “pagine corsare” P. P.Pasolini, quando da straordinario giornalista, usava, penna e televisione, libro e modulazione di frequenza per capire e spiegare. Giornalisti per tentativi approssimati di capire e per l’ansia di essere compresi. Quando ci manca PPP. in questi anni di amianto. Era lui che da perfetto giornalista raccomandava chiarezza: “la morte non è nel non poter comunicare ma nel non poter più essere compresi”. Ecco!

Alessandro Livrieri


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