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9 dicembre 2011

La Crisi della Sovranità Statale

La stagione mite porterà il sole, ma nel sistema economico globale, le altalene emotive tarderanno a lenire il gelo della crisi. Le previsioni economiche svelano che, quest’anno l’inverno si protrarrà oltre i limiti naturali.

Se la neve di marzo si scioglierà sotto i primi raggi primaverili, non si scioglieranno con altrettanta naturalezza i nodi della recessione.

In questi anni, abbiamo assistito alla seconda crisi economica più devastante della storia. La prima ebbe origine nel lontano 1929.

Gli analisti hanno posto l’accento sulle peculiarità dell’attuale fase storica, ovvero sugli eccessi del potere economico, reo di aver spinto il capitalismo sull’orlo del baratro e al contempo di aver indebolito l’idea di Stato.

Secondo Marcello De Cecco, docente presso l’Università Normale di Pisa: “Ha sempre senso confrontare quel che accade nell’economia del mondo di oggi con quel che è accaduto in precedenza. Anche il 1929 fu preceduto da un decennio di prezzi relativi che, come nella fase attuale, avevano visto l’aumento dei valori degli immobili”.

La Globalizzazione ha irretito la sovranità statale, mettendone in discussione l’autonomia decisionale. La crisi economica e quella ecologica si sovrappongono, alimentandosi a vicenda in una spirale che si avvita su se stessa.

In realtà, la crisi parte da lontano. “La pretesa di aver raggiunto la perfezione – avvertiva Popper – ha, da sempre, condotto l’umanità al disastro”.

L’accentuarsi della dicotomia tra etica ed economia ha spinto quest’ultima oltre limite, e la politica nel vortice del marionettismo. L’opinione secondo la quale il capitalismo possa essere svincolato da legami con lo Stato di diritto appare del tutto utopica.

Alcune correnti di pensiero sostengono che la crisi finirà per ridare smalto e stabilità all’Europa riconducendo il capitalismo entro i meandri dell’equilibrio normativo.

Altre tesi, invece, appaiono concordi nel riconoscere alla riduzione della sovranità nazionale il rango di ancora di salvataggio. Tuttavia, una simile ipotesi avrebbe il pregio di rafforzare, definitivamente, i poteri europei attraverso la subordinazione delle ragioni di Stato.

Dal 1989, gli Stati Uniti, hanno sovrastato, nel bene e nel male, la scena internazionale, assumendone il ruolo di gendarme fiscale e politico. La fine della Guerra Fredda ha segnato l’inizio dell’indebolimento degli Stati.

Tutto ciò, ha creato due movimenti: il filone europeista e quello nazionalista.

Così, se si spostasse l’asse dalla parte delle autonomie nazionali, si correrebbe il rischio dell’autarchia. Invece, la logica della cessione di sovranità degli Stati colpiti dalla crisi e incapaci di risolverla da soli, rischierebbe di mettere a repentaglio il sistema weberiano.

Qual è il male minore?

Bisogna ammettere, in ogni modo, che l’autodeterminazione nazionale non è idonea, nel lungo periodo, a reggere il peso dell’Europa. In altre parole, l’Unione Europea non è nata per caso.

Per il filosofo Meister Eckart: “Bisogna andare oltre Dio per ritrovare rifugio nella deità”. Oggi, forse, si dovrebbe andare oltre il Nazionalismo per trovar rifugio nell’Europa.

Al di là di tutto, questa crisi globale sarà ricordata come il disastro dei banchieri, animal spirit del nostro tempo, i quali senza freni inibitori hanno anteposto la volontà economica e finanziaria al disopra di ogni afflato. Ma la volontà- asseriva Goethe – non può dar la pace.

Antonio Migliorino



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