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26 febbraio 2012

Capezzoli, sperma, avvisi di suicidio, foto “alcoliche”: Facebook dice NO!

È risaputo: Facebook ormai è diventato il luogo per eccellenza dove esternare se stessi. C’è sempre chi prova, anche se con difficoltà, a mantenere un alto livello di privacy, altri, invece, provano almeno a filtrare le “insolenze” altrui. C’è un stragrande maggioranza, invece, che al contrario, non vive assolutamente la paura che il mondo sappia della propria vita “dettagliatamente” descritta attraverso foto, video, post di vita quotidiana “vagamente” tristi o minacciosi rivolti a quel/quella tipo/tipa che, “anche se non la taggo, sa per certo che è proprio a lei/lui  a cui  sto riferendomi”.

Chi più chi meno, quindi, esterna a tratti la propria vita e sembrerebbe in molti casi, senza alcuna “saggia diga” che impedisca il libero fluire del fiume di parole che crescono proporzionalmente all’aumento del disagio, della gioia, del nervosismo, dell’adrenalina o di episodi di vita che possono accadere nel quotidiano di ognuno.

Ma davvero siamo così liberi? Davvero il mondo di Facebook ce le fa “passare” proprio tutte? A quanto pare no!

Vi sarà capitato di ritrovarvi la vostra pagina di Facebook mancante di qualche contenuto che avete di recente pubblicato e che solitamente credete mai visibile per colpa della vostra connessione pessima, o del sistema in aggiornamento, del nuovo diario, o del vostro agire maldestro sul portale o attraverso i nostri mezzi tecnologici?

In realtà è lo stesso Facebook a cancellare i nostri post! Pare, infatti, esista una società appositamente “assoldata” da Facebook che si occupa proprio di filtrare le notizie che passano sul social e che qualcuno di noi ha scritto, scrive o che scriverà! Una vera e propria società di censura organizzata!

A confermarcelo in questi giorni, il trapelare sul web di un documento top secret di ben diciassette pagine stilato proprio da questa società “filtro”, l’oDesk. Queste pagine conterrebbero le stesse linee guida usate dall’oDesk per moderare la community mondiale. Il documento è stato divulgato sul Gawker (da Wikipedia “Blog “fonte per ogni notizia e gossip quotidiana di Manhattan” e concentra la propria attenzione sulle celebrità e sul mondo dei mass media”) e immediatamente da riservato è diventato documento di dominio pubblico in tutto il globo.

Al di là di un atto illecito sicuramente opinabile, questo diffondersi del documento è stato però “utile” per noi utenti, per capire i criteri di filtro e di epurazione che vengono utilizzati sul social network più famoso al mondo di cui siamo sempre più vittime e dipendenti!

Cos’è bandito da Facebook? Nudità, abusi, insulti, opinioni maligne, eccessiva malizia. Insomma: l’intento di Facebook è quello di essere il regno del bene, dei buoni sentimenti e del divertimento rigorosamente sano e “pulito”!

Nel documento presenti ben nove categorie di censura utilizzate e divise in sottocategorie: “Sesso e Nudità”, “Uso illegale di droghe”, “Furto, vandalismo e frodi”, “Messaggi d’odio”, “Immagini forti”, “Blocco degli IP”, “Automutilazione”, “Bullismo e assalto”, “Minacce credibili”.

Tra le altre, Facebook prescrive anche il divieto di pubblicazione di immagini di allattamento, in particolar modo dove il seno e i capezzoli siano quasi o totalmente in mostra.

Sempre a proposito di seni: sarebbero bandite anche le foto dove gentildonne si immortalerebbero con magliette attillate dove i segni di una nudità del seno sarebbero fin troppo espliciti (capezzoli quasi a vista). Insomma, bandite le “miss magliette bagnate”! Ma attenzione, parliamo solo di capezzoli di donne, per gli uomini nessun problema!

Qualora volessi scattarti foto mentre usi il bagno, caro facebookiano, ti conviene cambiare idea, perché  anche in quel caso, sarai censurato!

Ragazzi, studenti, amanti della movida, della notte e del delirio del week end e che sicuramente apprezzate la compagnia anche del caro amico alcool… attenzione! Papà Facebook non è per niente d’accordo che vi mostriate in preda ai fumi dell’alcool. No, dunque, anche alle fotografie di studenti ubriachi o scherniti offensivamente in vario modo dagli amici. Per il mito di tutti, Zuckerberg, no a mettere in mostra sperma o scene violente di corpi incidentati o mal messi (solo sperma, per altri fluidi corporei non c’è censura).

Altra difesa doverosa del nostro Mark è delle minoranze di ogni genere e qualità: vietati categoricamente discorsi d’odio contro gli omosessuali, incitazioni alla negoziazione dell’olocausto o a nuove pulizie etniche o religiose.

Cari ragazzi aspiranti suicidi… no, no, no! Non va bene, tenetevi per voi le vostre frasi pro morte e da depressi incalliti! Provate a scrivere sulla vostra pagina frasi del tipo: “Voglio morire”, “Mi taglio le vene”, “Oggi mi sa che mi impicco”: il vostro account sarà bloccato in un tempo ragionevolmente breve!

Al di là dei contenuti filtrati è curiosa a dir poco la modalità attraverso cui avviene questa attività. Il buon Mark, come già anticipato, infatti, ha  ben pensato di esternalizzare questo lavoro, dirottadolo verso società terze con manodopera dislocata in zone del terzo mondo o di paesi dalle economie emergenti.  Sempre da Gawker è possibile leggere la testimonianza di un lavoratore di origini marocchine che per “cotanto lavoro di pulizia”, viene ricompensato con un euro all’ora. Voi direte “Vabbè ma che ci vorrà a verificare e a ripulire Facebook da messaggi non ammessi. È come essere callcenteristi in Italia!”.  Ma questo ragazzo africano non è per niente d’accordo rispetto a questo trattamento economico ricevuto, e così si è espresso: “È umiliante, si stanno approfittando del terzo mondo”.

Proviamo ora tutti a scrivere frasi sullo sfruttamento e sulla volontà di farne verso i propri amici, dipendenti, conoscenti, e tutti gli altri che potenzialmente potremmo sfruttare. Immaginate il risultato? Facebook vi bloccherà l’account o, male minore, vi eliminerà il post! A buon intenditor…

 

 



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