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Fusione Nucleare
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12 febbraio 2012

Fusione Nucleare: l’Italia investe nel Sogno Proibito

Da tempo immemorabile, gli scienziati italiani coltivano un sogno: produrre enormi quantità d’energia senza generare scorie radioattive.

Fusione Nucleare

Fusione Nucleare

Le principali dottrine scientifiche attribuiscono simili capacità energetiche al processo denominato fusione nucleare. Si tratta di un processo nel corso del quale, l’osmosi fra atomi leggeri genera atomi più pesanti e con essi, seppure in scala minore, le medesime fluttuazioni che nelle stelle producono laute quantità di energia pulita.

La fusione nucleare non va confusa con la fissione nucleare. Quest’ultima, infatti, è data dalla frantumazione di atomi pesanti e rappresenta il nucleo attraverso il quale vengono alimentate le odierne centrali.

La fissione è un meccanismo divenuto oramai obsoleto e poco affidabile. Invece, la fusione potrebbe innescare processi evolutivi tali da garantire prestigio, benessere, eccellenza scientifica e nuove occasioni di lavoro.

Si tratta della più potente tra le fonti di energia conosciute. La stessa che permette alle stelle nelle varie galassie ed al Sole nella nostra Via Lattea, di alimentarsi in modo illimitato. Infine, è una fonte di energia pulita, quindi idonea, in teoria, ad incoraggiare persino gli ambientalisti più romantici e testardi.

Tuttavia, non esistono ad oggi delle forme di tecnologia tali da concederne uno sfruttamento industriale. Al di là di questo, però, gli scienziati di tutto il mondo appaiono sempre più concordi nell’attribuire alla fusione nucleare il rango di energia del futuro.

Di questo parere è il prof. Marco Ricotti, docente di impianti Nucleari al Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano: “In generale, l’energia nucleare ha un contributo quasi nullo alle emissioni di gas serra, più o meno allo stesso modo di alcune fonti rinnovabili come l’eolico, e meno del fotovoltaico. Il nucleare va senz’altro inserito tra le fonti a minore impatto ambientale.

 Inoltre, ricordiamoci che lo sfruttamento dell’energia nucleare è finalizzato essenzialmente alla produzione di elettricità, e dunque una sua maggiore penetrazione potrebbe dare una spinta anche alla diffusione dei veicoli elettrici”.

Per far sì che il sogno dell’energia pulita possa tramutarsi in realtà occorrono tre fattori: consenso sociale, reattori idonei e finanziamenti.

Il problema di fondo è che la fusione è una reazione tanto intensa quanto difficile da innescare e controllare. In pratica, servono reattori che siano in grado di spingere gli atomi a fondersi.

Con il recente summit di Frascati, le più prestigiose intelligenze italiane coinvolte nei progetti di fusione nucleare tra cui numerosi ricercatori universitari ed esponenti dell’Enea, hanno stipulato un accordo per la realizzazione del nuovo reattore Fast.

Secondo i ricercatori, tale impianto servirà a mantenere l’Italia all’avanguardia nel campo delle energia nucleare pulita. Ad oggi esistono solo impianti sperimentali. Tra questi va ricordato Iter, impianto in costruzione che è il frutto di un’osmosi internazionale tra le maggiori economie del mondo.

Con Iter, gli scienziati tenteranno di fornire la prova necessaria a dimostrare che la fusione controllata dall’uomo è possibile, anche se in concreto ci vorranno molti anni perché si possa parlare di impianti effettivi.

Secondo Aldo Pizzuto, ricercatore dell’Enea e responsabile del Progetto Fusione per l’Italia: “ La realizzazione di Fast è strumentale al progetto Iter. Fast serve come supporto per affrontare in un impianto più piccolo tutti i problemi che potrebbero sorgere in quello più grande. E poi serve per mantenere e rafforzare l’eccellenza italiana in questo settore. Tra l’altro è fondamentale 

avere un impianto dove formare i nostri giovani ricercatori”.

L’ottimismo scientifico, tuttavia, non è sufficiente. Per progredire occorrono i finanziamenti.

Secondo Giuseppe Mazzitelli, Presidente di Frascati Scienza: “ Fino ad ora è mancato l’impegno economico. In un periodo di grandi sacrifici e risparmi non sembra facile riuscire a convincere il governo a lanciare un progetto da 500 milioni di euro. Ma secondo noi si tratta di un buon investimento per continuare ad essere una nazione all’avanguardia”.