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26 febbraio 2012

I giovani, San Remo e il colabrodo musicale

Ad una settimana dalla fine di consuete esagerazioni sanremesi ritorna puntualmente in auge la domanda: ma i giovani, gli studenti medi, gli universitari, che rapporto hanno con il festival della canzone italiana?

La questione è interessante, sopratutto se consideriamo che i maggiori ascoltatori di musica, in quest’era di democratica (e spesso illegale) diffusione digitale, sono le persone facenti parte della fascia d’età che va dai 14 ai 30 anni. I punti da considerare, per cercare di arrivare ad una risposta critica che trascenda i dati concreti pompati dall’auditel televisivo, sono diversi.

In primis, quale rapporto esiste tra la fruizione musicale giovanile e la diffusione della stessa musica? Ergo: da dove e come ascoltano note i ragazzi, e come vengono influenzati dal medium che la trasmette?

In un passato storicamente non remoto (mi limito a non superare, nel mio reverse cronologico, l’inizio degli anni sessanta), la  diffusione della musica era legata a quella rivoluzione industriale che la trainava, economicamente, insieme a tutti gli altri settori. Ecco dunque i giradischi e i vinili, i joke-box, gli LP, i negozi a diffusione specificatamente musicali (ora in via d’estinzione). Tutto ciò era trainato da una diffusione mediatica ormai “classica”: le radio (rigide e chiuse prima, libere e sociali poi) e la televisione (pensiamo a”Canzonissima”, al “Cantagiro” e ovviamente il festival di San Remo) molto più che la promozione musicale dal vivo. Oggi, invece, la situazione sembra essere totalmente sbilanciata in favore di internet nelle sue varie possibilità di fruizione. La rivoluzione digitale ha imposto le sue regole, i suoi vincitori (la grande e più democratica massa di ascoltatori) e i suoi vinti (le major e le grandi case di produzione musicale). Ma non è tutto oro quel che luccica.

Come afferma il più influente e noto critico musicale Symon Reynolds:

Internet è molto più simile ad un nuovo Mondo che ad un nuovo Medium(…)il passaggio dal sistema analogico al sistema digitale ha inevitabilmente lasciato dietro di se cumuli di macerie. Il sistema analogico (vinili, audiocassette, riviste musicali, radio e programmi tv) aveva avuto ripercussioni sociali molto particolari(…) per il fatto di essere organizzato intorno al movimento fisico di oggetti aveva anche un particolare senso della temporalità strutturata intorno all’attesa,  all’evento. Il sistema digitale, flusso di informazioni de-materializzate reso possibile da mp3, web radio, YouTube, blog, webzine ecc. ha un senso culturale temporale diverso. On line tutto gira intorno a dei tweet immediatamente dimenticatie alla persistenza del passato come fonte di informazioni sempre e comunque accessibile.

E cosa c’è mediaticamente, tradizionalmente, qui in Italia, più legato all’attesa dell’evento San Remo?

Insomma, in termini di traiettoria diacronica  (avere sempre a disposizione qualunque tipo di informazioni) si contrappone una perdita di struttura storica e mnemonica, di tipo sincronico (che cosa stava succedendo all’uscita del disco, alla nascita del gruppo, le ripercussioni storico-sociali ecc. ecc.) Ovviamente non si omette la potentissima e vitale spinta di accessibilità e di aumento di informazioni ottenibile con internet ed il mondo digitale (pensiamo a quanta musica nascosta è stata resa accessibile), ma è opportuno riflettere sulla difficoltà di approfondimento legata alla facilità di fruizione del digitale.

Riprendendo Reynolds:

Il panorama digitale è emerso in maniera graduale e ha dato vita a nuovi modi di vivere e ascoltare la musica. In generale, tuttavia, l’inevitabile conclusione a cui si giunge è che le intensità rese possibili dal sistema analogico siano state sostituite dalla distrazione e da una sorta di diffusione fine a se stessa. L’album è stato rimpiazzato dal mix e dalla playlist perenne. La musica funzione sempre più come un correttore dell’umore e come sottofondo per un ascoltatore sempre in modalità multitask. Analogico, il tempo andava solo avanti. Nella digicultura, il tempo è laterale, spongiforme, pieno di fori, come un colabrodo: oggi il tempo si può mettere indietro, mandare avanti e fermare con un semplice clic.

Per concludere, la possibilità di avere sempre a disposizione ogni tipo e ogni quantità di musica possibile, ci ha si dato modo di avere un espansione musicale concreta, ma, allo stesso tempo,  ha mutato tutto ciò che concretamente era legato al mondo fisico dell’oggetto analogico musicale. E’ un mondo perduto, capace di relazionarci alle correnti e alle idee, che probabilmente non tornerà. Aggrappiamoci alle nostre capacità critiche per poter sfruttare quanto di buona ha da offrirci il panorama multimediale in espansione. E’ difficile, sopratutto in quest’era di eccessiva “riproducibilità tecnica” in cui, molto più che in passato, è il “medium”, ad essere il messaggio.

E San Remo? Molto probabilmente resterà quello che è: involucro mediatico di discussioni critiche improbabili e (dati alla mano) rappresentante di sprechi pubblici. Bè, tutto cambia, tutto muto, ma “San Remo è sempre San Remo”, purtroppo.



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