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mercoledì, 22 maggio 2013
20 febbraio 2012

Il reato di plagio e la manipolazione mentale

L’oramai abrogato art. 603 del Codice Penale puniva a titolo di plagio coloro che avessero sottoposto “una persona al proprio potere, in modo da ridurla in totale stato di soggezione”. Con criterio diverso da quello adottato dal codice Zanardelli, il quale non distingueva l’ipotesi di plagio da quello della riduzione in schiavitù, il vigente codice Rocco volle conferire un’autonoma fisionomia al plagio differenziandolo dalla schiavitù vera e propria.

La Corte Costituzionale, però, con la sentenza n°96 dell’8 giugno 1981, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n°158 del 10 giugno 1981, ha dichiarato illegittimo, ed ha quindi espunto dall’ordinamento, l’art. 603 del nostro Codice eliminando, così, il reato di plagio dal novero dei reati.

 

E’, però, rimasto in vigore l’art. 600 C.P. il quale punisce “Chiunque riduce una persona in schiavitù, o in una condizione analoga alla schiavitù”. Ebbene, premesso che per “schiavitù” ai sensi della Convenzione di Ginevra del 25 settembre 1926, approvata con R.D. 26 aprile 1928 n°1723, s’intende “lo stato o la condizione di un individuo sul quale si esercitano gli attributi del diritto di proprietà o alcuni di essi”, è evidente che il reato di cui all’art. 600 C.P. non potrà mai trovare una qualsiasi giustificazione per lo Stato italiano, né in quello di altro Stato nel quale non sia giuridicamente ammessa la schiavitù o altra analoga condizione.

Ciò nonostante, è assai frequente, secondo la comune esperienza quotidiana, il caso di persone ridotte in situazioni analoghe alla schiavitù. Esemplificativo è il caso accaduto ad alcuni bambini extracomunitari costretti al furto da organizzazioni criminali che, mediante raggiri, cessioni, rapimenti e minacce, esercitavano su di essi un totale controllo fisico e psicologico. Il consenso delle vittime, infatti, non giustifica questi fatti “essendo lo status libertatis un diritto di cui il titolare non può disporre fino al punto di permetterne la completa soppressione”.

E’ oramai risaputo che le vittime di questo genere di reati, siano essi adulti, adolescenti o poco più che bambini, agiscono sempre sotto l’influenza di pressioni psicologiche che le rendono fragili e mentalmente controllabili. Spesso occorre del tempo affinché essi si rendano conto del raggiro, e quando ciò avviene è spesso già troppo tardi. Ciò accade soprattutto (ma non solo) alle vittime di sette ed organizzazioni che agiscono per finalità legate al crimine organizzato e ai culti satanico – esoterici. Le segnalazioni giunte al Telefono Antiplagio in più di dieci anni d’attività superano, in merito, le mille telefonate l’anno. E, se consideriamo che le stime ufficiali rappresentano soltanto la microscopica punta dell’ iceberg, è facile intuire quanto siano elevati i livelli di allarme sociale legati al fenomeno del plagio e della manipolazione mentale in genere. Secondo uno dei Rapporti del Telefono Antiplagio sul Satanismo in Italia, aggiornato all’Ottobre 2004 il 95% delle segnalazioni è anonimo.

Riguardo alle vittime, di cui il 51% è costituito da donne e il 49% da uomini e la cui età media si aggira intorno ai 30/35 anni, solo una su cento sporge denuncia. Per quanto concerne la scolarità, il 32% ha la licenza elementare, il 33% ha la licenza media, ed il 35% ha il diploma o la laurea. I minori attratti da satanismo, stregoneria e occultismo, lettori di pubblicazioni e siti internet del settore o vittime d’abusi sessuali e psicologici di matrice satanista, sono in media 33 su 100.

Di questi il 3% ha un’età che va dai 6 ai 10 anni; il 9% un’età che va dagli 11 ai 14 anni; e il 21% un’età che va dai 15 ai 17 anni (Dati forniti dal Telefono Arcobaleno).

I dati, però, sono abbondantemente sottostimati a causa della scarsità di informazioni: il fenomeno, infatti, affiora solo in occasione della scoperta di alcuni gruppi o di individui pentiti (circostanza peraltro piuttosto rara). Le notizie che riguardano i gruppi satanisti se in parte sono certi, in parte provengono da persone psicopatiche e tossicodipendenti che, per ciò stesso, non sono in grado di fornire informazioni precise, sebbene talvolta, in seguito alle loro confessioni, queste persone subiscono incidenti “inspiegabili”.

Per quanto concerne i Club Satanisti secondo una stima contenuta nel disegno di legge n. 3770 dell’11 marzo 2003, si sarebbe passati da 114 club satanisti nel 1999 a 332 nel 2000. Al giorno d’oggi questi club sono almeno 500, sempre in trasformazione e rielaborazione. Hanno in comune le pratiche spiritiche, i rituali ispirati dalla cultura del capo e il ritorno all’adorazione del Satana della tradizione biblica. Questi Club satanisti suscitano timori e preoccupazioni che non devono essere sottovalutati perché, sull’esempio dei “colleghi” americani e scandinavi, possono abbandonare le loro attività folkloristiche e musicali (caratterizzate dai rave party) per intraprendere azioni criminali pericolose ed imprevedibili.

Non sarà, allora, il caso di modificare le attuali disposizioni di legge per introdurre nuovamente il reato di plagio e di manipolazione mentale al fine di impedire che altri poveri innocenti cadano vittime di gente senza scrupoli? E non sarà anche il caso di acuire le pene previste per questo genere di comportamenti posti in essere per finalità moralmente e socialmente deprecabili?

 

Danila Zapalà

 

 

 

 

 

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