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24 febbraio 2012

In una tesi-diario l’Afghanistan dell’aviere Quattromini

Le sensazioni e gli stralci di un’esperienza drammatica ed irripetibile trasferiti in blocco in un diario e, successivamente, assemblati nella prova finale del proprio percorso universitario.

Giovanni Quattromini, 33enne nato ad Altamura (BA), è un aviere scelto dell’Aeronautica Militare Italiana in servizio al Cinquantunesimo Stormo Istrana, con il quale è stato impegnato per 130 giorni in una missione Nato di supporto in Afghanistan

Del soggiorno trascorso presso il Regional Command West di Herat (dove si trova la sede del Comando del Contingente Italiano), terminato da ormai quasi un anno e mezzo (novembre 2010), Giovanni ha redatto un vero e proprio diario, in cui annotava puntualmente le proprie particolari impressioni circa una realtà di quelle che per poter essere comprese necessitano di venir toccate con mano.

Ha continuato a scrivere giorno dopo giorno, Giovanni. E scriveva parecchio, servendosi tanto del computer che aveva a disposizione quanto di un semplice taccuino. L’importante era riportare qualunque cosa meritasse di essere registrata.

Infine, l’aviere Quattromini aveva fatto ritorno in Italia, a Padova, proseguendo senza sosta gli studi in Scienze della comunicazione precedentemente (e forzatamente) interrotti. È stato forse a quel punto che una molla è scattata nella sua testa, o magari lui stesso andava pian piano partorendo da tempo la propria decisione.

Fatto sta che Giovanni, in prossimità della tanto agognata laurea, ha scelto di basare il proprio lavoro su quello stesso diario, facendo della sua tesi un delicato e suggestivo viaggio intraculturale dal titolo “Zan, Zar, Zamen”, vale a dire i capisaldi su cui l’Afghanistan ed il suo popolo sono stati effettivamente eretti.

Le donne (Zan), fonti di procreazione e risorse economiche; l’oro (Zar), come espressione di una ricchezza che affonda spesso le proprie radici nell’illegalità; la terra (Zamen), ovvero il minimo comun denominatore intorno a cui la società afghana si sviluppa.

Che poi, in realtà, di semplice diario non è che si tratti: l’aviere ha lavorato con cura e piglio giornalistico su ciò che di volta in volta era in grado di raccogliere, ed ha effettuato quelli che possono essere considerati a tutti gli effetti degli autentici reportage, con il supporto di interviste e materiale fotografico.

Essi, d’altronde, rappresentano la fedele testimonianza di un’esperienza bellica che ha per certi versi funto da pretesto per gettare uno sguardo disincantato e mai parziale su un Afghanistan raramente raccontato o immortalato in televisione: quello della povera gente oppressa dalla guerra e da tutti gli stenti che ne derivano; un Afghanistan orfano del terrorismo, fatto di uomini e donne comuni.

Per le necessarie operazioni di “montaggio”, che hanno consentito alla sua tesi di prendere definitivamente forma, Giovanni si è avvalso del prezioso aiuto del relatore Raffaele Flengo, giornalista a sua volta nonché docente Unipd di Tecniche del linguaggio giornalistico.

Il giorno tanto atteso è infine giunto: venerdì 17 febbraio, Giovanni Quattromini ha finalmente conseguito la laurea in Linguaggio giornalistico. Una soddisfazione da condividere con la moglie ed il figlio Alessandro, oltre che con un altro bambino presto in arrivo.

La sua è una tangibile dimostrazione di quelli che possono essere risvolti inattesi nell’ambito dei doveri previsti dal servizio di leva; i quali, evidentemente, non precludono l’opportunità di guardarsi intorno e immergersi, senza alcun pregiudizio di sorta, in un contesto socio-culturale del tutto estraneo e caratterizzato da regole diverse da quelle cui, nel corso degli anni, ci si è abituati ad obbedire.



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