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21 febbraio 2012

Italiani mammoni: ma i politici ci sono o ci fanno?


Il futuro ai giovani! Largo alle nuove generazioni!

Una promessa, una speranza, un bluff. Chi lo sa. Il fatto è che non sappiamo più a chi credere.

Se poi a dirlo sono i politici, be’ non fatevi troppe illusioni.

Anche perché i complimenti nell’ultimo periodo sono volati che è un piacere: bamboccioni, mammoni, sfigati e ora anche “sedentari”. In rigoroso ordine cronologico.

 

Sedentari. Vabbè che detta da loro sembra più una battuta che un’offesa, ma andiamo con ordine.

Tanto per cominciare sarete sicuramente curiosi di sapere a chi dobbiamo questa lusinghiera definizione.

Vi accontento subito: trattasi del ministro dell’interno Anna Maria Cancellieri.

Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città, di fianco a mamma e papà, ha tuonato l’italianissima Lady di ferro, raccogliendo l’assist che la “felice” congiuntura storica le aveva benignamente servito.

Ma a quanto pare qualcosa dev’essere andato storto se, dopo poche ore, come un “fulmine a ciel sereno”, ecco giungere, insospettata, la clamorosa abiura. Come dire: Stavo a scherzà!

Prima Monti, ora la Cancellieri.

Due gaffe che fanno una prova? Noi un’idea ce la siamo fatti.

 Il governo tecnico non sa comunicare. E se lo fa, lo fa male.

La musica, insomma, è la stessa di sempre: disoccupazione alle stelle? Colpa dei nostri malcostumi!

Fine, è tutto qui.

Possibile che non si riesca a fare di meglio? Possibile che non ci siano altre risposte, magari più credibili e, soprattutto, convincenti?

Un limite evidente, che rischia di creare un clima non certo sereno attorno al lavoro di chi (è bene ricordarlo) è stato chiamato ad una distensione che già di suo non si preannuncia affatto facile.

Ma scendiamo nel dettaglio e vediamo, conti alla mano, quanto costa, oggi in Italia, la vita di chi sceglie di lavorare lontano da mamma e papà.

Lo specchietto che segue è lo stesso riportato nell’ottimo editoriale di Marco Fattizio, direttore di Bianco Lavoro.

  • 500 affitto
  • 15 bollo auto
  • 50 assicurazione
  • 10 canone Tv
  • 20 spese condominiali
  • 200 carburante
  • 50 manutenzione auto (olio, gomme)
  • 20 tasse comunali varie
  • 100 riscaldamento
  • 50 luce e acqua
  • Totale spese: 1015 euro al mese per mantenere auto e bilocale
  • Stipendio 1100 euro

Risultato = 85 euro per mangiare un mese

Un calcolo tragicamente realistico. Ma chi ha fatto questo conto?

Politici, commissioni strapagate, consulenti esterni? No.

A tirare le somme è tale Davide C., proprio sulla pagina facebook di “Bianco Lavoro”.

Magazziniere, mulettista, casaro, zootecnico, esperto nel trattamento cachemire, gastronomo, gelataio”, un “pincopallino qualsiasi”,  tecnicamente parlando, un mammone o (più realisticamente) uno che si fa il mazzo, ma che è costretto a vivere coi suoi dal momento che i quattro soldi che guadagna (quando li guadagna) non gli permettono il “lusso” di una vita autonoma.

Forse la cosa si potrebbe risolvere con un minimo di “realismo” in più.

Forse se la Cancellieri mettesse il naso fuori dal suo studio dorato si accorgerebbe che, fuori dalla porta, c’è un paese sull’orlo di una crisi di nervi che fa sempre più fatica ad incassare certe dichiarazioni.

 

Ne abbiamo abbastanza di frizzi e sberleffi che francamente non fanno ridere nessuno (eccetto Brunetta, con quel suo umorismo frustrato).

Come se uno volesse creparci sotto la gonnella di mammà.

C’è mammismo e mammismo.

I distinguo, insomma, non sono un fatto formale, ma sostanziale.

C’è il mammismo di chi ha fallito in partenza, di chi non ha mai provato, rischiato, creduto e combattuto per un sogno e il mammismo di chi, con sofferenza paziente e (spesse volte) umiliazione, non si arrende e spera ancora nel futuro.

Come se non fosse già grave doversi dilungare su un qualcosa di così lapalissiano. Ma i politici, lo sappiamo, sono un po’ duri di comprendonio. O, peggio, fanno finta di non capire.

Forse sarebbe l’ora di ricordare a certi signori che non sono pagati per pigliarci per i fondelli, ma per fare il loro lavoro.

Lavorare nell’interesse dei “mammoni”, che piaccia o no.

Certo i media ci hanno marciato. Non siamo così ingenui.

Questo non è certo un processo alle intenzioni, che (almeno sulla carta) sono e rimangono nobili e meritorie: liberalizzazioni, contratto unico, flessibilità al posto della precarietà, ecc.

Allora perché rovinare tutto quando basterebbe un pizzico di sensibilità critica, di attenzione relazionale e comunicativa per evitare al governo altri “antipatici” scivoloni?

È forse chiedere troppo?

E se, invece, Monti & Co. credessero davvero a quello che dicono?

Io ci penso da un po’, e voi?



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