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sabato, 20 dicembre 2014
18 febbraio 2012
 

La cultura italiana: indicazioni per sopravvivere alla crisi

L’Italia, all’estero, viene associata automaticamente alla pizza, agli spaghetti e all’arte.

L’arte ci distingue, i nostri avi hanno lasciato traccia ogni dove, nell’architettura, nella pittura, nella scrittura.

Un carattere distintivo questo che risente, purtroppo, della crisi economica nazionale e di scarse iniziative volte a valorizzare il nostro patrimonio artistico-culturale.

Animati da questo spirito, l’incontro voluto da Federculture, FAI (Fondo Ambiente Italiano) e ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), per illustrare al Governo,  proposte del mondo della cultura e dello spettacolo, in un momento importante per le scelte sul futuro del nostro Paese.

Le proposte di Federculture sono quattro:

1) Programmazione e Pianificazione per combattere la crisi: occorre conoscere l’ammontare delle risorse su cui si può contare per la realizzazione di obiettivi aziendali e di servizio ai cittadini.

2) Efficienza e semplificazione per non soffocare ciò che funziona: il sistema risulta essere spesso troppo ingarbugliato. Occorre semplificare norme quali, ad esempio, la legge 122/2010 che impongono limiti di spesa per mostre, convegni e pubblicità e impongono la richiesta di autorizzazione al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e al Ministero dell’Economia e delle Finanze; divieto di spesa per sponsorizzazioni; riduzione del numero dei componenti degli organi collegiali di amministrazione; divieto di corrispondere indennità per la partecipazione agli organi collegiali.

3) Favorire l’intervento dei privati: sono necessarie regole chiare, incentivi fiscali e pianificazioni a lungo termine, per venire incontro alle esigenze del privato di intervenire nei consigli di amministrazione, di accedere al bilancio e di verificare la qualità dei progetti.
4) Concludere l’iter dei disegni di legge che da tempo giacciono in Parlamento: Federculture chiede al Parlamento l’approvazione della legge quadro sullo spettacolo dal vivo.

“Occorre riconsegnare alla cultura – ha dichiarato il presidente di Federculture, Roberto Grossi – una nuova centralità nelle strategie per lo sviluppo del Paese. Ed è questo il momento per farlo. Il Paese non può attendere. Gli operatori sono disposti a fare fino in fondo la loro parte, ma richiedono segnali precisi di inversione di marcia nelle politiche per il settore. Non si tratta solo di finanziamenti, peraltro sempre più inadeguati. In un settore come quello culturale è fondamentale garantire autonomia agli enti creati in una logica di partenariato pubblico/privato che, nell’ambito della tutela come in quello della produzione artistica più avanzata, hanno tenuto alto il nome dell’Italia nel mondo, con risultati appena qualche decennio fa inimmaginabili in termini di attrazione territoriale, occupazione e sviluppo. Colpendo le imprese viene gravemente limitata la capacità di intervento dello Stato e degli enti locali – ha concluso il presidente – che vedono indebolita la possibilità di esprimere politiche di valorizzazione delle nostre ricchezze artistiche, culturali e paesaggistiche in ragione dell’arretramento degli strumenti di gestione dei servizi ai cittadini e al territorio”. 
“La cultura è un diritto per tutti – ha sottolineato nel proprio intervento Ilaria Borletti Buitoni, presidente FAI – “Un Paese senza cultura è un Paese sordo”.

Per Andrea Ranieri, delegato nazionale ANCI per le politiche culturali: “Il Governo deve rendersi conto che una politica che sappia tenere insieme risanamento e sviluppo, in un settore strategico come la cultura, non può avvenire senza un coinvolgimento attivo degli Enti Locali”.

“Occorre autonomia di scelta da parte dei Comuni”. Comuni che, secondo dati riferiti al 2010, hanno investito in cultura il 3,50 del loro budget contro lo 0,19 dello Stato.

L’arte è un investimento di capitali, la cultura un alibi.” diceva, bene, Ennio Flaiano.

 

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