Ultimo articolo delle 13:29 a cura di Lucia Picardo
domenica, 19 maggio 2013
27 febbraio 2012

La sottile “investigazione” delle HR: anche in Italia arriva l’e-recruitment

Chi l’avrebbe mai detto che un giorno sarebbero stati proprio gli amati/odiati social network a dominare il mercato del lavoro e che gli stessi, sarebbero divenuti “magicamente” materiale vivo nelle mani delle Human Resources! Eh sì, sembrerebbe proprio così! Non dovrebbe probabilmente sorprenderci questa nuova: in fondo… siamo nel 2012 e da sempre filo-americani! Forse siamo soltanto troppo abituati ad avere una visione della nostra adorata Italia come una realtà sociale spesso retrograda, quasi “antica”, a momenti semi-arcaica, il più delle volte bigotta. A quanto pare, però, anche l’Italia può sorprendere e può mostrarsi a noi “increduli”, per certi versi, moderna, quasi “avanti” direbbero le nuove generazione. L’Italia del lavoro, quella che tanto ci spaventa e preoccupa, dunque, ha adottato a pieno regime, questo nuovo modus operandi nel settore del recruiting.

Tale notizia deriverebbe da una ricerca realizzata da un’associazione nazionale di direttori del personale di medie e grandi imprese (circa quattromila), la Gidp-Hrda. Contrariamente a quanto si possa pensare, questa analisi “virtuale” della domanda nel mercato del lavoro non concerne eminentemente le grandi aziende e le multinazionali, ma, anche le piccole realtà produttive. Possiamo, dunque, affermare che, anche in Italia, siamo nel pieno dell’e-recruitment!

Proviamo a pensare per un attimo a com’è facile oggi reperire informazioni su una persona o un aspirante lavoratore… viene spontaneo chiedersi: perché mai le aziende non dovrebbero farlo! Prima un giretto su Facebook, dunque, poi qualche informazione più seriosa su LinkedIn, magari un passaggio su Twitter e così via.

E’ chiaro, che, in questo modo, non solo potrà essere tracciato un puro profilo professionale del candidato, fatto di esperienze pregresse e di pozioni occupate: ma, a conti fatti, possiamo parlare in realtà di un vero e proprio identikit, che manca poco per essere a 360°! Di base, ovviamente, i numerosi curriculum vitae che viaggiano rapidi su tutti i network di collocamento professionale on line: Monster, InfoJobs, Manpower, Lavoratorio.it e tanti, tanti altri.

Dalla ricerca realizzata da Gidp-Hrda, sembrerebbe che la stragrande maggioranza dei direttori del personale abbiano dichiarato di riferirsi, per recuperare informazioni circa i propri candidati per le loro posizioni aperte, quasi esclusivamente al caro Internet. In primis Linkedin (65%), segue Facebook con il 21%, poi Viadeo (12%), Twitter (2%) e infine Youtube oggetto di interesse solo per il 2% (YouTube?).  E’ evidente che, oggi, chi si occupa di risorse umane, chi ha la responsabilità di assumere nuovo personale, vuole vederci molto, molto più chiaro. L’intento è chiaramente quello di voler propedeuticamente anche al colloquio frontale, conoscere già la persona “papabile” a tutto tondo: questo significherebbe addentrarsi occultamente nel suo stile di vita, nei suoi contesti e nelle sue abitudini attraverso le notizie che ciascuno di noi, più o meno furbamente, fa’ trapelare su Internet. Spulciare il Web per conoscere i propri candidati è un’attività posta in essere soprattutto per selezionare “top di gamma”: non si parla di “spionaggio” per selezionare persone dai medi o bassi profili, infatti. Gli addetti alla selezione del personale vi farebbero ricorso soprattutto per assumere persone che andranno ad occupare posizioni manageriali e per inserimenti con contratti già quadro. Ovviamente monitorata serratamente anche la grande fetta inoccupata dei neolaureati.

A questo punto c’è da chiedersi, in virtù di questa attività di “controllo” effettuata dalle risorse umane e da chi ci potrebbe selezionare: si può parlare di valore aggiunto per chi sta cercando lavoro o per chi sta sudando sette camice per un agognato avanzamento di carriera? Che le aziende ci “scrutino” sul web può essere davvero un vantaggio soprattutto per i giovani neolaureati? Possiamo essere così certi che la conoscenza del nostro stile di vita non si ritorca contro di noi? La foto su Facebook dopo un drink in più bevuto con gli amici, una frase poco simpatica scritta nei confronti dell’ex fidanzato che ci ha tradite, una breve dissertazione ideologica scritta in un post… quanto tutto questo potrebbe essere considerato da chi potrebbe volerci alle sue dipendenze? Purtroppo le ricerche non sono in grado di rispondere anche a questi interrogativi, ma, nell’ignoranza della risposta, sarebbe comunque “saggio”, tenere sempre alta la guardia e soprattutto rigorosamente alzare il livello della privacy delle nostre pagine nei social di cui facciamo parte! Le minacce sono sempre alle porte, un giudizio più o meno mendace può sempre essere facilmente “partorito”, un’idea superficiale può tranquillamente crearsi nelle menti di chi non ci conosce ma che è comunque deputato a valutarci a “pelle” per colloquiarci o meglio, assumerci.

Allora difendiamoci, allora “riserviamoci”!

 

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