• Google+
  • Commenta
17 febbraio 2012

Laureati in Legge e disoccupati: scattano le querele

 

USA: 75 ex-studenti laureati in Legge accusa l’Università e chiede un risarcimento per truffa  

Non sempre spendere cifre astronomiche per laurearsi equivale ad un buon posto di lavoro, per di più fisso. Accade anche in un Paese come gli USA. Difatti anche laggiù la laurea, il tanto agognato “pezzo di carta”non costituisce più una garanzia.

Lo sanno bene 75 ex-studenti laureati in Legge, i quali hanno fatto causa alle loro rispettive università, poiché ancora disoccupati, malgrado le promesse da parte degli atenei al momento dell’iscrizione. I futuri avvocati hanno avviato 15 cause legali da 200 milioni di dollari contro le proprie università, accusandole di averli ingannati sulla situazione del mondo del lavoro per guadagnare sulle rette scolastiche. L’accusa, infatti, è di aver diffuso dati errati sul numero di occupati dopo aver conseguito il titolo.

“Nonostante il mercato degli avvocati fosse saturo”, ha replicato uno degli ex-studenti della Brooklyn Law School in causa presso la Corte Suprema di Brooklyn, “l’università ha continuato a promettere ottime prospettive lavorative per i futuri laureati”.

Nella loro campagna propagandistica i college assicuravano che entro nove mesi dalla laurea il 94% degli iscritti avrebbe trovato un impiego; mentendo o illudendo le matricole, a quanto pare.

Ciò che sostengono i querelanti è che i diplomati che sono stati ingaggiati a tempo pieno nella professione legale non arrivano al 60% e solo il 68% ha ottenuto un posto per il quale era richiesto anche il passaggio dell’esame da avvocato che abilita alla professione. Inoltre, solo il 27% dei dottori lavora, ma con un contratto a termine.

Secondo gli esperti, quella dei accusatori non sarà un’impresa facile. La loro iniziativa è direttamente correlata alla grande piega sociale che ha investito e non esclude anche un grande Paese come gli USA.  Negli ultimi tempi ci sono troppi fattori che contribuiscono alla disoccupazione e, certo, la galoppante crisi economica non agevola, anzi avvalla.

In Italia, cambia il cachet, ma il principio permane; le rette universitarie statali saranno anche una frazione in confronto a quelle americane, ma il problema è comune e unisce una generazione mondiale desiderosa di un posto nel mondo.  



© Riproduzione Riservata

I commenti sono chiusi.