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giovedì, 18 settembre 2014
20 febbraio 2012
 

Morire di Carcere

Il Forum Nazionale Dei Giovani seguito dall’Unisa ha di recente effettuato una ricerca circa la situazione italiana delle carceri e l’informazione mediatica, del tutto bocciata, che ricavano i giovani. Su un campione di 1000 individui di età tra i 18 e 34 anni di diversa provenienza geografica e ideologia politica tutti diplomati hanno espresso il loro giudizio.

Ad oggi il sistema penitenziario è quasi oscuro, coperto da un alone di riservatezza dello Stato  poco incline alla diffusione di informazioni sulla popolazione detenuta che in Italia ammonta a 65.000 unità.

La ricerca del suddetto Forum Nazionale dei Giovani ha avuto come obiettivi l’informazione del sistema, il recupero dei detenuti e le proposte dei giovani su tale argomento. Tale sondaggio ha rivelato una sostanziale ignoranza da parte dei giovani,  la maggior parte dei quali assimila informazioni, spesso contraddittorie, da parte dello strumento mediatico della televisione.

Il 4,7 % dei giovani intervistati è risultato informato sui dati effettivi: vi sono 206 istituti penitenziari, 65.000 i detenuti,  più del 50% i detenuti in esubero, gli stranieri rappresentano il 37,15% dei detenuti in Italia, solo il 20% dei detenuti lavora, la percentuale di suicidi in carcere è di 20 volte superiore rispetto a quello che si registra nel resto della popolazione italiana.

Il problema principale delle carceri italiane sta di fatto nel sovraffollamento che rende invivibile la situazione del detenuto che, come la legge italiana ha voluto preservare con l’articolo 27 comma 3 ( “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”) , viene privato della sua individualità.

Qual è il nostro grado attuale di conoscenza circa le ingiuste incarcerazioni? Dopo lo scoop iniziale dell’arresto di malavitosi quante notizie di arresti vengono apertamente smentite? Innanzitutto bisogna chiarire che quasi la metà dei detenuti sono in attesa del primo giudizio. Secondo i dati attuali del Ministero della Giustizia, risulta che, degli oltre 65.000 detenuti presenti nelle carceri italiane, il 22,17% non è stato ancora condannato colpevole.

La legge italiana prevede, inoltre, che la carcerazione abbia come scopo il recupero e la rieducazione del reo con la successiva reintegrazione dello stesso nella società. Eppure con la mancanza di fondi le figure professionali che dovrebbero ricoprire un ruolo di guida per i detenuti sono insufficienti: un educatore su 157 detenuti, 400 gli psicologi che lavorano!

La ricerca effettuata ha dunque rilevato numerosi problemi dell’Italia che riguardano l’organizzazione, la spesa pubblica, il mercato del lavoro quasi ridotto all’osso, che opprime la popolazione intera.

Secondo il campione in esame la soluzione starebbe nella edificazione di nuove strutture penitenziarie. La soluzione alternativa proposta è già stata tuttavia presa in considerazione Il 29 giugno 2010 con l’approvazione del  piano carceri presentato dal Commissario straordinario all’edilizia penitenziaria nonché Capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, che prevede la realizzazione di di 11 nuovi istituti e 20 padiglioni detentivi in ampliamento delle strutture esistenti, per un importo totale di 661.000.000 euro. Il tutto da realizzarsi entro la fine del 2012.

Forse la maggior parte della popolazione italiana non è a conoscenza delle 38 “carceri fantasma” disseminate in tutta Italia. Trentotto,  secondo i dati dell’associazione Antigone, gli istituti penitenziari che sono stati costruiti, anche ultimati, spesso anche arredati, pronti all’uso e praticamente inutilizzati. Perchè spendere inutilmente tanto denaro proprio in una crisi dilagante come questa?

L’accusa rivolta agli strumenti mediatici è di non ricoprire a sufficienza il livello di informazione. Gli italiani che si accontentano di sapere poco e male, non abbracciano il problema del sistema carcerario italiano poiché considerato distante fin quando non si commettono ingiustizie sui propri familiari o su se stessi. Ed è stato proprio questo l’obiettivo della ricerca: informare! In modo tale da non limitare il proprio sguardo su un televisore mal programmato che a spezzoni ci indirizza a barlumi di verità e poi ci fa capitolare in un mare di spazzatura nell’incontinenza verbale di imbecilli e cosce lunghe.

 


 

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