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19 febbraio 2012

Norvegia: privacy dei laureati a rischio

Da alcune settimane, gli studenti norvegesi hanno iniziato un dura rivolta contro la nuova legislazione in materia di dati personali e protezione della privacy. A scatenare la protesta è stata l’iniziativa di un’azienda privata norvegese, la Rekruttering AS, che ha chiesto alle università norvegesi di fornire una lista degli studenti laureati negli ultimi venti anni: lo scopo della Rekruttering è quello di creare un proprio archivio per uso commerciale.

Il proprietario della Rekruttering AS, Kjell F Klynderud, ha affermato che la raccolta di nomi di studenti, indirizzi personali, materie di studio e date di laurea non viola l’attuale legge norvegese sulla privacy, poiché questi dati non sono ritenuti sensibili: a questo proposito, anche il Ministero della Giustizia norvegese ha confermato tale interpretazione legislativa.

La reazione delle università norvegesi è stata poco omogenea: mentre l’Università di Bergen ha deciso di fornire alla Rekruttering una lista di circa cinquemila laureati in legge, l’Istituto Norvegese di Tecnologia si è opposto alla richiesta dell’azienda, presentando una denuncia formale al Ministero dell’Istruzione. Anche l’Università di Oslo ha espresso un netto rifiuto tramite un comunicato del rettore Ole Petter Ottersen in cui si afferma che i dati degli studenti possono essere raccolti solo per uso interno all’università e in base ad accordi di riservatezza.

Kim O Kantardjiev, presidente dell’Unione Nazionale degli Studenti Norvegesi (NUS-Norway), ha espresso un parere  fortemente indignato contro la richiesta della Rekruttering. “Noi pensiamo che le università e gli istituti di istruzione superiore non debbano essere uno strumento per gli interessi commerciali privati” – ha affermato Kantardjiev – “pertanto chiediamo alle università di non fornire nessuna informazione alla Rekruttering AS”.

Al momento, i rettori delle quattro principali università norvegesi hanno deciso che non forniranno nessuna lista di studenti alla Rekruttering finché il Ministero della Giustizia non avrà riconsiderato il caso ed espresso un nuovo parere. L’iniziativa dei rettori ha ricevuto il pieno appoggio anche dal sindacato dei docenti.



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