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25 febbraio 2012

PrecarieMenti e le agevolazioni UniBo sui trasporti pubblici

Dopo la notizia delle agevolazioni sulla telefonia mobile rivolta ai dipendenti, ma anche agli studenti dell’Alma Mater, arriva un nuovo aiuto per le finanze di chi frequenta l’ateneo petroniano: agevolazioni per la sottoscrizione di abbonamenti ai mezzi di trasporto (autobus; suburbana; treni). L’offerta è destinata agli studenti, ma soprattutto al personale tecnico-amministrativo a favore degli spostamenti casa-lavoro. La convenzione specifica che beneficiario è “il personale strutturato a tempo indeterminato e determinato docente, ricercatore, tecnico amministrativo e collaboratore ed esperto linguistico che risulti in rapporto di lavoro attivo con l’Ateneo al momento della data di inzio validità del nuovo abbonamento da richiedere”.

Per informazioni basta visitare il sito dedicato:

http://www.unibo.it/Portale/Ateneo/Amministrazione+generale/Aree+amministrative/10900/Servizi/abbonamenti.htm#soggetti

Quando si nomina il termine “agevolazioni” si ha la sensazione piacevole che siano state investite risorse per il welfare sociale, eppure le false percezioni autoindotte sono dietro ad ogni abbaglio, perciò occorre indagare con realismo su ogni informazione. Infatti, la decisione di agevolare i dipendenti strutturati in materia di mezzi pubblici ha acceso gli animi dei collaboratori non strutturati dell’UniBo i quali hanno protestato contro il Rettore Ivano Dionigi che è stato accusato, ancora una volta, di non ascoltare le richieste delle maestranze contrattualmente più deboli dell’Università, agendo una politica escludente ed iniqua.

I precari non sono solo indignati, ma anche decisi ad ottenere visibilità e varchi per la negoziazione hanno scritto una lettera al Rettore:

Riteniamo poco degno che un’istituzione sia indifferente al servizio che noi giornalmente, nonostante la non continuità dei nostri contratti, le prestiamo. E riteniamo poco degno che un’istituzione pubblica non presti attenzione alla sua componente economicamente e giuridicamente più debole, la quale non solo non ha privilegi, ma neppure i diritti e le garanzie minime degli strutturati, che possano assicurarle una dignità lavorativa. E’ evidente che l’Alma Mater ignora che molti di noi usano i trasporti pubblici o i treni regionali per venire a lavorare nei suoi istituti e dipartimenti, per svolgere mansioni non solo sottopagate, ma in diversi casi neppure retribuite e riconosciute e che considera il nostro lavoro ininfluente per il funzionamento della ricerca e della didattica, sebbene la nostra produzione scientifica incida sulla valutazione dell’Ateneo; sebbene facciamo lezione, correggiamo esami e seguiamo tesi di laurea; sebbene portiamo avanti ai convegni nazionali e internazionali il marchio Unibo. E’ evidente (e sconcertante) il fatto che, nonostante gli anni di lavoro precario o gratuito all’Alma Mater, circa il 50% dei suoi impiegati sia considerato marginale nella comunità accademica” (testo da La Repubblica Bologna on line del 21 febbraio 2012)

Francesca Ruocco è la voce della Rete dei precari di Bologna: dottore di ricerca in Geografia urbana all’Università di Bologna, fa parte del Comitato 9 aprile Il Nostro Tempo è Adesso e del Coordinamento nazionale precari della conoscenza Flc Cgil. Ha lavorato alla proposta di legge nazionale per l’istituzione di un reddito sociale fatta dal PRC nel 2007 e alla proposta di legge regionale per l’istituzione di un reddito sociale in Emilia Romagna presentata da Sel nel 2010. Da tempo è attiva sul campo dell’informazione e della battaglia per i diritti dei lavoratori precari che operano tra istruzione, ricerca, editoria.

In una recente intervista, Francesca ha spiegato le caratteristiche principali del precariato universitario. Una forma di flessibilità distruttiva, non solo perché si muove sulla falsariga di tipologie para contrattuali senza nessun diritto e senza nessun ammortizzatore sociale, ma soprattutto perché..

“il precariato nell’Università è effettivamente invisibile perché, rispetto al precariato nella scuola o altre forme di precariato nel settore della conoscenza, il precariato dell’università non è inquadrato in una graduatoria e, in alcuni casi, il ricercatore precario non risulta nemmeno all’interno dei portali di Ateneo, quindi nemmeno lo studente si rende conto se davanti a lui, in aula o a ricevimento, ha un docente strutturato oppure un ricercatore a tempo determinato, un’assegnista di ricerca, un contrattista o addirittura un dottorando. La terza caratteristica che contraddistingue il precariato universitario è l’elemento fortissimo dell’auto-sfruttamento. La grande differenza tra chi è precario nell’Università rispetto a chi lo è nei settori dell’industria o dei servizi, dove pur altissimo è il precariato, è che all’Università una persona fa quello che gli piace, svolge la propria ricerca e/o insegna le cose che gli interessano e gli piacciono. Quindi altissimo è l’elemento dell’auto-sfruttamento che si traduce nel dirsi: “faccio quello che mi piace e quindi posso farlo anche gratis, anche se vengo pagato pochissimo ho la possibilità di fare quello che mi interessa e di sviluppare la mia ricerca”, con la speranza ovviamente, continuando ad accumulare titoli e pubblicazioni, un domani di entrare nella favolosa carriera accademica.

Insomma, un tema grave, da continuare a seguire e da approfondire, attendendo intanto la risposta del Rettore.

Per saperne di più, ecco una piccola bibliografia di articoli sul tema del precariato universitario:

 





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