• Google+
  • Commenta
20 febbraio 2012

«Profumo di Gelmini»: gli studenti universitari rinnovano le proteste

Il ministro dell’università e della ricerca Francesco Profumo ha inaugurato stamane l’anno accademico 2011-2012 dell’Università di Verona. Una cerimonia blindata che ha visto il dispiegamento delle forze di Polizia nell’ateneo scaligero.

Due distinte manifestazioni di protesta: una inscenata dai giovani di Forza Nuova che, all’esterno dell’Ateneo, hanno marciato con slogan e striscioni contro il governo e contro i tagli al sistema scolastico e universitario; nei corridoi del polo universitario hanno invece urlato il proprio dissenso i giovani vicini ai centri sociali che hanno esposto cartelli con scritto «Fuori i privati e gli speculatori» e «C’è Profumo di Gelmini ieri e oggi».

Nessun incidente, ma solo qualche attimo di tensione per l’ateneo veneto, particolarmente impegnato in questi mesi a seguito delle elezioni del nuovo rettore che si terranno in primavera.

Tuttavia il ministro ha cercato di “placare” gli animi sottolineando come nel 2012 non vi saranno tagli né all’Università né agli enti di ricerca, sottolineando la necessità di arrivare «più preparati» in Europa, dove dal 2014 ci saranno nuovi programmi. Per questo motivo sarà necessario, sempre secondo il ministro dell’istruzione, rivedere i meccanismi di distribuzione delle risorse nel 2013 a fronte dei risultati dell’anno.

Tutto ciò rimanda alle numerose proteste, non poi così lontane, conseguenti alla riforma dell’istruzione firmata Gelmini, che ha sicuramente sconvolto l’assetto dell’Università italiana, condannata a subire gravi traumi nelle varie legislature.

 Il discorso dell’attuale ministro dell’istruzione e della ricerca ha stimolato le riflessioni del presidente Zaia che ha sottolineato la necessità di un rigoroso codice etico “anti-parentopoli” che regoli l’assegnazione delle cattedre. Evidenziando la storicità dei problemi che ancora oggi assalgono gli atenei italiani, il governatore veneto ritiene essere l’unico rimedio possibile e attuabile la soluzione federalista.

 Gli atenei, in questa logica, dovrebbero poter agire «in piena autonomia» e avere «un loro rating» per premiare gli studenti meritevoli, evitando che i finanziamenti vadano dispersi. Questo dovrebbe stimolare ogni ateneo a sfruttare al meglio le proprie potenzialità e premiare così le virtù dei meritevoli.

 Riuscirà mai l’Università italiana a uscire dalla situazione di stagnazione che da anni, decenni, condanna ogni studente a vivere una condizione d’instabilità e povertà intellettuale, preannunciando le insormontabili difficoltà post-lauream? Riusciremo a percepire il termine “precarietà” solo come un lontano ricordo?



© Riproduzione Riservata

I commenti sono chiusi.