Stephen Hawking
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23 febbraio 2012

Stephen Hawking: La Volontà di un Genio

“Ho vissuto per 49 anni con la prospettiva di morire giovane. Non ho paura della morte, ma non ho fretta. Ho troppo da fare prima.” S. Hawking

Stephen Hawking

Stephen Hawking

A vederlo non si direbbe. Eppure, Stephen Hawking è il genio indiscusso dei tempi moderni; un uomo dalle mille virtù rinchiuso in un corpo malato.

Quando aveva 21 anni, nel 1963, gli fu diagnostica la Sla (Sclerosi laterale amiotrofica), una malattia che in breve tempo lo indusse alla perdita del controllo muscolare.

A quei tempi studiava ad Oxford. Il giorno in cui venne a conoscenza dell’infausto destino, scelse di barricarsi nella sua stanza, con alcool e musica classica. Poi, però, animato da un’incredibile forza di volontà, scelse la vita. Scelse di diventare la più maestosa intelligenza vivente, e ci riuscì.

Hawking, infatti, è riuscito ad ampliare la nostra conoscenza della gravità, dello spazio e del tempo ed a riecheggiare le gesta di Einstein.

Secondo sua figlia Lucy, all’origine dei successi del padre vi sarebbe stata proprio la malattia. Da allora, infatti, Hawking non ha mai smesso di credere nella bellezza del mondo, da lui denominato “Il Grande Disegno”. Né ha mai smesso di professarsi agnostico.

Di recente il fisico britannico ha compiuto 70 anni. Un vero record celebrato con un simposio organizzato dall’Università di Cambridge cui hanno preso parte i più grandi cosmologi e fisici del Pianeta.

Per il cosmologo Martin Rees, Presidente della Royal Society e collega di H. ai tempi di Cambridge, il fatto che l’autore della Breve Storia del Tempo sia arrivato a spegnere la settantesima candelina dilata i confini matematici della teoria della probabilità.

La storia di Hawking è un inno alla vita.

Un inchino alla forza di volontà di un genio imprigionato in un corpo che non risponde ai comandi.





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