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25 febbraio 2012

Studiare Belle Arti e archeologia nel paese di Michelangelo: più riconoscenza dall’estero

L’Italia possiede circa il 60-80% del patrimonio artistico mondiale, secondo i dati dell’ Unesco. Per questa ragione moltissimi studenti anche stranieri, fra i quali anche molti americani, decidono di venire nel nostro Paese per intraprendere studi di conservazione del patrimonio artistico e per studiare scienze dei beni culturali.

La formazione infatti è fra le migliori, sia nelle università e accademie d’Arte statali che private, soprattutto perché nella patria di Leonardo e Michelangelo gli studenti hanno maggiori possibilità di entrare direttamente in contatto con i beni artistici e archeologici. Considerando il basso tasso di studenti stranieri immatricolati ogni anno in Italia rispetto a quelli degli altri paesi europei, la maggior parte si cimentano proprio in discipline artistiche.

In paesi come la Francia, Regno Unito e germania secondo i dati OCSE si investe circa fra il 40 ei 70% in più nel patrimonio culturale, nonostante ne posseggano meno della metà di qunato ve ne è sul territorio italiano.

Fra gli studenti italiani di tali discipline, inoltre, si rafforza sempre di più la convinzione che i loro sforzi maturati durante gli anni di studio alle università d’Arte e alle accademie di Belle Arti, siano inutili o non riconosciuti in Italia.

Molti di loro affermano che già all’inizio della loro carriera di studenti d’arte o prima di intraprendere questo cammino, sanno già che con molta probabilità saranno costretti ad abbandonare il nostro Paese se vogliono trovare lavoro nel loro campo di studio.

I mancati investimenti nella conservazione del patrimonio artistico e archeologico, che nei casi più gravi come a Pompei ha portato a dover far intervenire l’Unesco per la salvaguardia dei beni, hanno spesso messo in evidenza la scarso rilievo e importanza che lo Stato tende a dare a fonti di ricchezza non soltanto culturale, ma anche economica, visti gli indotti che gli operatori del settore turistico potrebbero ricavare da questo patrimonio.

Questi fattori contribuiscono a far crescere la delusione fra molti studenti di Belle Arti, così come nei laureati in altre discipline umanistiche, costantemente bombardati sulla maggior parte dei mezzi di comunicazione riguardo all’inutilità dei loro studi, generalmente legata alla carenza di esperienza e al pregiudizio generale diffuso fra la popolazione che svolgere il lavoro di archeologo o di esperto d’arte non sia utile alla società quanto lo sia un idraulico.

Alla luce delle recenti proposte di riforma del mercato del lavoro, in particolar modo per quanto riguarda il risalto che si intende dare all’apprendistato, alcuni studenti ritengono si tratti di un tentativo per allungare ancora di più i tempi di entrata effettiva nel mondo del lavoro e di sminuire laureati in discipline come quelle sopraindicate. Eppure il patrimonio culturale italiano, la storia del nostro Paese, sono una delle armi principali su cui l’Italia dovrebbe puntare per competere ad alto livello o addirittura superiore, rispetto ai grandi paesi del resto del mondo sempre più competitivi.



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