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2 marzo 2012

Addio a Lucio Dalla, piccolo grande cantautore

A due giorni dal suo settantesimo compleanno, ci lascia un pezzo di storia della musica italiana

«Bologna, sai mi sei mancata un casino…»
Amichevole, riservato, atipico. Passeggiando per piazza Santo Stefano o per la vicina via d’Azeglio, luogo fra i più caratteristici della sua Bologna, era facile trovare Lucio Dalla conversare con qualcuno, con una semplicità tale che faceva dimenticare la sua grandezza.

Proprio a Bologna si formano i suoi primi successi musicali. Dopo le scuole elementari fatte a Treviso, torna nella sua città natale e a 13 anni sa già suonare la fisarmonica e il clarinetto.
Entra a far parte di una band di musica jazz, nella quale incontra un certo Pupi Avati, che sentendosi in ombra rispetto al nuovo arrivato si darà alla regia cinematografica.

«…la vita che dura un mattino, l’inverno è neve, l’estate è sole…»
In quegli anni si fa notare da cantanti come Edoardo Vianello e Gino Paoli, che lo convincono ad intraprendere la carriera da solista. Diventa un marchio di fabbrica l’effetto scat della sua voce, ricca di variazioni e disarmonia.

Ma l’esordio di Dalla è durissimo: accompagnando il tour di Gino Paoli, propone la sfortunata Lei (non è per me), scritta dallo stesso Paoli, e diventa bersaglio di fischi e ortaggi di vario genere. In molti si sarebbero abbattuti, ma il suo amore per la musica lo incoraggiò a resistere.

La pazienza lo ripagò, e il 1964 fu l’anno della prima partecipazione a Sanremo, con gli Idoli. Ma ben più fortunata fu la sua seconda presenza nel 1967, l’anno tristemente famoso per il suicidio di Luigi Tenco. Bisogna saper perdere, interpretata insieme agli Strokes dell’eclettico Shel Shapiro, fu il primo vero grande successo.

«…parlava un’altra lingua, però sapeva amare…»
L’anno della consacrazione è il 1971, la sua terza partecipazione al festival. Ma la data che tutti abbiamo imparato a conoscere è 4/3/1943, titolo di una delle sue canzoni più suggestive.
Il titolo però non era quello scelto da Dalla: polemiche con la Chiesa lo costrinsero a sostituire l’originale Gesù Bambino, giudicato irrispettoso se associato con la canzone, una struggente ballata su una ragazza madre.

In quegli anni comincia la collaborazione con due artisti che diverranno gli amici di sempre: l’affermatissimo Gianni Morandi, simbolo insieme a Dalla di una Bologna d’altri tempi, che interpreta Occhi di ragazza, e Ron, che conoscerà il successo grazie a Il gigante e la bambina.

«E se non ci sarà più gente come me
voglio morire in Piazza Grande,
tra i gatti che non han padrone come me attorno a me”

Bologna rimane nel cuore di Dalla, e lì avviene una fondamentale svolta artistica: dopo la partecipazione a Sanremo, non a caso con Piazza Grande, comincia una collaborazione con il poeta felsineo Roberto Roversi, che firmerà pezzi come Nuvolari.
In questi album è possibile notare la presenza di un giovanissimo Gaetano Curreri, frontman degli Stadio.

Bologna è anche sfondo dello storico sodalizio con Francesco de Gregori. Pochi anni dopo il loro primo tour, Banana Republic, diventa uno dei tour più ricordati e amati di sempre.

«L’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale.»

Nel 1977 decide di diventare autore dei propri pezzi, e lo fa in grande stile: brani come Disperato erotico stomp, Com’è profondo il mare, Anna e Marco, Balla balla ballerino e L’anno che verrà sono successi di vendita e di critica.

…poi si schiarisce la voce e ricomincia il canto…

Gli anni 80, dopo una breve flessione artistica, stimolano una svolta più intimista con l’arrivo della struggente e malinconica Caruso, in cui si può apprezzare la maturità artistica raggiunta da Dalla. Gli anni 80 sono anche segnati dalla collaborazione con Morandi, due amici che giocano a scambiarsi le canzoni.

…stare nudi in mezzo al campo a sentirsi addosso il vento,
io non chiedo più di tanto, anche se muoio son contento…

Negli anni 90 l’attivita da cantautore, suggellata dall’eccentrica Attenti al lupo, è accompagnata da molteplici attività: talent scout e professore universitario, regista e attore.
Sono questi gli anni in cui lancia il giovanissimo compaesano Samuele Bersani, cantante schivo, ironico e disincantato come il suo mentore. Insieme scriveranno uno dei suoi ultimi successi, Canzone.

Nel 1999 Bologna ripaga il suo amore conferendogli la laurea ad honorem in Lettere e filosofia, che premia la sua ricerca nel campo della musica leggera e della comunicazione.
Proprio il rettore Dionigi lo ricorda oggi come «una bandiera spezzata della città».

Il 2012 vede la sua ultima apparizione televisiva, al festival di Sanremo condotto dal suo amico Gianni Morandi, dirigendo e accompagnando una giovane promessa come Pierdavide Carone con la dolce Nanì.

E ancora il tour europeo, l’entusiasmo che non si spegne neanche dopo 50 anni di musica, e il messaggio ai giovani, pieno di speranza, di vita: «Sogno un futuro da baciare in bocca». Gli stessi giovani che attoniti lo ricordano a Piazza Maggiore, la sua Piazza Grande, con parole soffocate, a mezza voce.



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