• Google+
  • Commenta
19 marzo 2012

Bologna: presto un Job Placement d’Ateneo contro la disoccupazione

Sono ben 15’000 i  laureati, tra triennali e specialistiche, che ogni anno escono dalle fucine dell’Alma Mater di Bologna.  Ben pochi tra loro abbandonano le mura universitarie con già un’offerta di lavoro tra le mani, e meno ancora hanno la certezza che si tratterà di un impiego a tempo indeterminato e in linea con i propri studi. E gli altri?

È a loro che si vuole rivolgere il nuovo progetto dell’Ateneo: un Ufficio di Collocamento, che gestisca i rapporti tra i neo laureati bolognesi e il mondo del lavoro, conservando e personalizzando i curricula per presentarli alle richieste delle imprese che avranno aderito al progetto.

Le aziende coinvolte (si prevede una decina) saranno di grandi dimensioni, sia del settore industriale che dei servizi, e potrebbero non avere sede a Bologna. Con esse l’Ateneo stipulerà un contratto, perché, nel caso in cui il progetto funzionasse e avesse la risonanza auspicata, l’Alma mater vorrà batter cassa.

Si parte per un anno sperimentale, in cui il servizio verrà offerto solo a Bologna, ma l’intenzione è di estenderlo alle quattro sedi della Romagna. L’ufficio avrà sede nella zona centrale della città, ed è già stato proposto di affiancarlo all’ufficio orientamento a Palazzo Paleotti, in via Zamboni 25.

Dietro a questo progetto ci sono Guido Sarchielli, professore di Psicologia del lavoro e prorettore alla Romagna, e Roberto Nicoletti, prorettore agli studenti, che annunciano: «Siamo pronti a partire nella primavera avanzata». Aggiunge Nicoletti: «Cominceremo con le lauree meno forti, quelle che fanno più fatica ad essere appetibili per le aziende, perché chi si laurea in Economia o in Ingegneria ha oggettivamente meno problemi a trovare un’occupazione».

In realtà, già nel 2010 Bologna aveva pronto un servizio di collocamento per i neo laureati, che tuttavia non vide mai la luce perché il ministero non chiarì mai se nelle competenze degli Atenei rientrasse anche questo tipo di attività. Il nuovo progetto è invece stato presentato il 28 febbraio al Senato Accademico ed è all’esame del Consiglio di Amministrazione.

 

E’ motivante l’interesse dimostrato dall’Università bolognese al mondo dei giovani laureati e al loro ingresso nel mondo del lavoro. Esso risale, nella sua prima forma amministrativa, al 1994, quando, su iniziativa dell’Osservatorio Statistico dell’Alma mater, nacque Almalaurea, un consorzio universitario che si è trasformata oggi in una vera e propria banca dati. Il suo compito non è infatti solo quello di monitorare il percorso universitario e lavorativo degli studenti, ma di offrire, tramite un servizio online, i curricula di tutti i laureati italiani appertenti ai 64 Atenei che formano il consorzio.

Proprio grazie alla raccolta di questi dati è stato possibile redarre il “XIV Rapporto Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati“, ad opera del gruppo di lavoro coordinato da Andrea Cammelli, professore di Statistica a Bologna e direttore del Consorzio. Bisogna mettersi una mano sul cuore e ammettere quanto sia allarmante la situazione ritratta da questo rapporto: il sistema produttivo italiano non richiede giovani laureati. Ed è ancora più preoccupante se, spiega il professor Cammelli, ci si rende conto che invece Francia, Germania e praticamente tutti i Paesi europei hanno investito sempre più energie e denaro nelle professioni qualificate per uscire dalla crisi. Senza contare che ogni anno in Italia si laurea solo il 20% dei giovani, mentre nel resto dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) la percentuale è del 40%.

Investire sul futuro dei giovani  per investire su quello dell’intera nazione, da fine primavera Bologna ci prova.

E il resto d’Italia?





© Riproduzione Riservata