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15 marzo 2012

Don Luigi Merola all’Università del Sannio per parlare di legalità

In tutti i discorsi che si fanno e che si portano avanti, è sempre opportuno avere delle testimonianze concrete per rendere più suggestivo e veritiero la problematica che si è deciso di affrontare. Questa è una considerazione di larga portata perchè è possibile plasmarla con riferimento a qualsivoglia discorso. Quando poi la lente d’ingrandimento si “posiziona” sulla tematica della legalità e la lotta al fenomeno mafioso, è necessario sentire la voce di persone che quotidianamente agiscono per affermare  diritti a volte non scritti – ma che sono semplici corollari di altri diritti incastonati in testi di uso comune, codici e quant’altro – nella società civile.

E’ con quest’intento che oggi 15 marzo, don Luigi Merola – giovane prete del popolare quartiere napoletano di Forcella   e Presidente della Fondazione “a voce d’ ‘e creature” –  ha risposto all’invito dei vertici della facoltà di  Scienze economiche e aziendali dell’Università del Sannio per parlare delle “Vie della Legalità: scuola, lavoro e aggregazione sociale” 

“Vedete” dice Don Merola nel suo intervento introduttivo “parlare di un fenomeno cosi radicato nella nostra Regione è pur sempre qualcosa di positivo; sembra paradossale ma è così. Perchè attraverso il dialogo si possono smuovere le coscienze di molte persone, che come me, non voglio “abituarsi” alla prevaricazione e alle minacce che sono propri del sistema malavitoso. Prepotenza che si estende anche in ambito lavorativo, e non solo, perchè il sistema camorristico è talmente penetrante da toccare sfere anche intime di ogni persona che decide di soggiacere a tale metodo. Sono anni che vivo sotto scorta, ma, paradossalmente sono un uomo libero. Libero di esprimere il mio parere, di far capire alla gente che il crimine non paga. Soprattutto in quartieri come quello di Forcella, Scampia, Piscinola, (e purtroppo molti altri ancora) non è facile inculcare alla gente il sentimento di legalità, perchè moltissimi famiglie vivono con i soldi che provengono da attività illecite. Questi luoghi sono delle vere e proprie roccaforti del sistema malavitoso. Quartieri dove la presenza del boss si fa sentire. Dove c’è una diversa forma di economia trainata dalla camorra. Molte famiglie decidono per vivere di affiliarsi al boss di zona, ma per fortuna non tutte; anche se è difficile anzi quasi impossibile da credere, non bisogna generalizzare; ed è per questo che per ogni ragazzo,  che riesco a togliere dalla strada, mi sento gratificato per il lavoro che da anni porto avanti.”

Un discorso diretto che ha trovato unanimi consensi nei vertici della facoltà sannita, dove è stato istituito il primo Master dedicato alla “Gestione dei beni confiscati alla malavita organizzata”, coordinato dal Prof. Rosario Santucci. 

“L’impegno profuso da Don Luigi Merola” dice il prof Massimo Squillante – preside di Facoltà – ” è necessario per affermare il sentimento di legalità che è proprio di ogni popolazione che voglia dirsi civile. Certo, questo è un discorso i cui frutti si vedranno con il tempo, però è sempre bene progredire in quello che sia lui sia altra gente stanno facendo per rendere più vivibile la nostra Regione con azioni concrete e lungimiranti. 

Marco Cristofaro

 



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