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30 marzo 2012

Erasmus mio, quanto mi costi!

Scegliere la via Erasmus porta sempre il medesimo quesito: “quanto sganciare senza fiatare?”.

Erasmus

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Il problema della spesa è prioritario se ad esempio si è ottenuta la destinazione in una città dall’alto costo della vita o se il reddito non permette spese eccessive quali possono essere l’affitto e il sostentamento in una capitale europea.

Cosa offrono le università per venire incontro allo studente squattrinato? La delibera del Senato Accademico del luglio 2010 stabilisce l’erogazione di un contributo per la mobilità Erasmus Studio,che lo studente riceverà alla partenza,pari a 230 euro mensili stanziati dall’Unione Europea più un sostegno da parte dell’ateneo variabile annualmente (e spesso decisamente misero) versato per metà alla partenza mentre il rimanente 50% dell’ integrazione a conclusione dell’ Erasmus,dopo che siano state verificate le attività previste dal Learning Agreement. Oltre a ciò alcune università mettono a disposizione un contributo una tantum per studenti meritevoli (questo oscillante tra i 200 e i 400 euro) per coloro i quali ottengono un numero di crediti ECTS prestabilito all’interno della propria fascia di tempo di permanenza.

Facendo una media plausibile,considerando di aver ottenuto anche la borsa per studenti meritevoli,otteniamo un totale di partenza di poco più di 600 euro con l’eventuale rimborso dei biglietti di andata e ritorno per la meta prescelta,un gramo ammontare se pensiamo che un affitto a Londra può costare più di cento euro a settimana;da qui spesso la necessità di trovare un lavoro nella città prescelta da coniugare con le proprie esigenze di studio.

Molte parole sono state spese per incensare i programmi di mobilità per la loro indubbia importanza nella formazione dell’individuo e l’apertura a nuove realtà ma l’università italiana è rimasta piuttosto statica per quanto riguarda le piccole agevolazioni che potrebbe fornire allo studente,il quale si trova quasi sempre abbandonato davanti a una pila di scartoffie burocratiche e con i conti da far quadrare;questo riesce difficile da accettare soprattutto per chi si è da poco laureato e ha sempre versato puntualmente le non esigue tasse universitarie.

Perché,visti i continui contatti e accordi tra università europee e italiane,queste ultime non dovrebbero impegnarsi almeno a fornire un sostegno collaborativo attraverso tutor specializzati e facilitando l’inserimento nel nuovo ateneo contribuendo a snellire veramente i passaggi amministrativi? Se si ricerca un approccio davvero meritocratico non sarebbe più giusto da parte dell’ateneo provvedere almeno a una sistemazione dignitosa e alla copertura di una parte delle spese per gli studenti che si laureano in pari con una determinata media? In questo modo si incoraggerebbe lo studente a fare al meglio delle proprie possibilità in vista di una reale gratificazione e di un sostegno concreto.
La situazione economica degli atenei pubblici italiani non è sicuramente rosea ciononostante,come al solito,pochi mirati accorgimenti potrebbero sviluppare davvero una mobilità consapevole,semplice e proficua incrementando davvero e in maniera esponenziale l’aderenza di qualunque studente al programma Erasmus a prescindere dalla personale condizione economica. Ad esempio pagando una tassa Erasmus fissa all’ottenimento della destinazione (variabile magari a seconda del reddito) e sostenendo ovviamente tutte le spese di permanenza eccezion fatta per trasporti e sistemazione,inoltre convenzioni tra società di trasporti e nel campo immobiliare non sarebbero impossibili da stipulare e permetterebbero una reale e libera integrazione per lo studente europeo,in più la facoltà di accoglienza si dovrebbe incaricare di indirizzare chi lo richieda a un attività lavorativa magari inerente al percorso di studi (anche solo un posto come commesso in libreria!) così da favorire dinamiche economiche e di formazione.



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