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21 marzo 2012

Estrazione eco-compatibile, UniUd dice sì

In molti non sono certamente a conoscenza delle funzionalità di un “impianto di estrazione con fluidi in fase supercritica”.

Si tratta di macchinari in grado di operare con facilità il trattamento di determinate materie da impiegarsi successivamente sia nel mercato farmaceutico che alimentare.

L’annotazione più rilevante concerne però il fatto che questi “mostri” della tecnologia contemporanea vadano ad inserirsi nell’ormai affollatissimo contesto della produzione di “energie pulite”, le quali vanno riscuotendo consensi in misura sempre maggiore.

È ufficiale la notizia secondo cui un impianto di nuova generazione sorgerà ad Udine, ad opera della Separeco S.r.l. di Piscina-Torino.

il progetto, sponsorizzato dall’ateneo ed all’insegna dell’eco-compatibilità, rientrerà nel piano “Valorizzazione dei sottoprodotti e dei residui di vinificazione tramite estrazione e produzione di molecole ad alto valore aggiunto”.

Sarà il Dipartimento di Scienze degli alimenti, a scopo sia didattico che scientifico, a dotarsi del prototipo, ora come ora in fase sperimentale e che fungerà essenzialmente da apripista.

Carla Da Porto, docente del Dipartimento, ha illustrato dettagliatamente le finalità del progetto: “L’impianto del nostro Ateneo, oltre a essere un elemento chiave per la ricerca e la didattica, sarà anche un valido strumento per mettere disposizione del tessuto imprenditoriale il più avanzato know-how delle “tecnologie verdi” e contribuire così a un reale progresso tecnologico del nostro sistema economico.

La costruzione richiederà circa 150mila euro, stanziati tramite il bando “Ager Enologia” che fa parte del programma “Ager-Agroalimentare e ricerca”; esso è nato a sua volta attraverso gli sforzi congiunti di 13 fondazioni impegnate nella promozione e nello sviluppo dell’industria agroalimentare.

Il costo totale del progetto è invece stimabile intorno al milione di euro, diluiti in tre anni; un finanziamento che l’università di Udine dividerà con diversi altri enti coinvolti nell’iniziativa: gli atenei di Parma, Milano, Bologna e Roma-Tor Vergata, oltre al Politecnico di Milano ed alla Fondazione Politecnico.

Si apriranno in questo modo nuove frontiere negli studi sulla bio-raffineria, una scienza all’avanguardia nella produzione di combustibili ecologici ed economici, le cui quotazioni sul mercato sono decisamente in ascesa.

La struttura in questione verrà applicata al trattamento delle uve; contemporaneamente, però, consentirà un innovativo smaltimento dei rifiuti organici provenienti dalla lavorazione, in modo da perseguire allo stesso tempo un ulteriore e fondamentale obiettivo come la tutela dell’ambiente.

È infatti opportuno precisare che i cosiddetti “fluidi supercritici” alla base del funzionamento,  tra cui l’anidride carbonica, non risulterebbero potenzialmente nocivi per la salute di organismi vegetali ed animali, contrapponendosi in tal senso agli ormai quasi obsoleti solventi organici.

Una considerazione che sorprende fino ad un certo punto, specie pensando a come la stessa CO2 supercritica venga attualmente sfruttata in un’infinità di processi, trovando continue applicazioni anche in ambito alimentare (non ultima la produzione di caffè decaffeinato).

Non resta che prepararsi al countdown per l’inaugurazione; un’attesa che, con ogni probabilità non durerà più di qualche mese.



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