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13 marzo 2012

Inversione di tendenza: negli ultimi dieci anni gli iscritti alle facoltà Italiane sono diminuiti del 10%

Roma– Appena 30 anni fà, i nostri genitori conseguivano il diploma di scuola superiore e si dirigevano alla ricerca di un lavoro che gli permetesse di crearsi una famiglia. Risalendo più in là con il tempo, erano i nostri nonni che volevano iniziare a guadagnare qualche soldo, con solo il terzo “avviamento” che corrisponde alla terza media di oggi. In molti (tra cui i genitori e nonni citati) vedendo questo trend a forma di esponenziale, si aspettavano di vedere i propri figli e nipoti guadagnarsi il loro primo stipendio solo dopo il conseguimento della Laurea e non con la sola ormai “inutile” licenza superiore.

Cosi non è stato, ed il primo supervisore ad essere deluso è stata l’Unione Europea. I dati certificati dal ministero dell’istruzione denotano un’evoluzione negativa dell’esponente che si vedenva in passato. Potremmo addirittura chiamarla “involuzione” visto che da aspettative di salita e miglioramento del rapporto diplomati-immatricolati, si è invertito in un’ascesa di 10 punti percentuali che non passano indifferenti alle valutazione dei colleghi europei.

L’involuzione è stata notata mettendo a confronto i dati del 2001 e i dati risalenti ai giorni nostri: nel 2001 i diplomati che si iscrivevano all’università erano più del 70% contro il poco meno 60% di oggi. L’Italia con questi dati sconcertanti è il fanalino di coda delle grandi potenze europee che vede guidare la classifica da Francia, Germania, Spagna e Regno Unito. Dove in Francia e Germania i laureati che hanno un posto di lavoro stabile da anni sono poco più dell’85%, da noi solo il 72,6 per cento dei laureati è in possesso di contratto (le tipologie di contratto sono varie, e quelle più usate in questi casi sono lavori a progetto o tempo determinato a qualche mese).

Dall’Unione Europea ci viene imposto, entro il 2020 ed in tutto il resto dell’europa, di avere una percentuale di laureati del 40% nella fascia d’età 30-34 anni, percentuali molto lontane dalle nostre visto che solo nel 2010 l’Italia si appostava a livelli del 19,8%.

La questione che ci poniamo per risolvere il problema porta a due possibili domande. La diminuzione di immatricolati è data dalla poco fiducia nel “pezzo di carta” tanto amato in passato? Oppure è la mancata fiducia del governo italiano nei costi di Ricerca & Sviluppo delle nostre Università? Una vera risposta non ci sarà mai data, perchè ci sono famiglie che solo con i fondi delle borse di studio riescono a far studiare i propri figli, e dal’altro canto ci sono studenti che non vedono l’ora di prendere il diploma per non studiare più ed iniziare ad avere il soldo in tasca. Il dibattito è aperto, mettiamoci a posto con la coscenza e facciamo il nostro.



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