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22 marzo 2012

La chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari; rischi e opportunità. Tavola rotonda all’Università di Sassari.

Il 25 gennaio 2012, sarà una data da ricordare.

Forse si è fatto un passo deciso e decisivo per affermar l’integrazione e la convivenza tra gli individui che compongono una comunità.

Perchè è stato così importante il 25 gennaio? Ecco “servita” la risposta: il Senato, infatti, ha approvato, con un emendamento al “decreto carceri”, il disegno di legge proposto quale primo firmatario dal senatore PD  Ignazio Marino che stabilisce la definitiva chiusura, entro il 31 marzo 2013, degli ospedali psichiatrici giudiziari.

Tale disegno di legge, è divenuto di primaria importanza proprio perchè, è da molto che si parla di un continuo sovraffollamento degli istituti penitenziari italiani e, per questo, è difficile rieducare colui che è caduto tra le “maglie” sacrosante della giustizia.

Il periodo di detenzione però, serve a rieducare l’individuo, che, volendo usare un tono prettamente giuridico, per finire in galera, ha posto in essere un comportamento antisociale mettendo in pericolo la pacifica convivenza degli individui.

Gli ospedali psichiatrici non fanno alcun tipo di eccezione perchè anche in questi luoghi, il soggetto – detenuto ( spesso con evidenti problemi psichici) deve essere rieducato per il futuro.

Questo è riportato nel Codice Penitenziario al Capo I art 1 :

”  1. Trattamento e rieducazione.
Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto delle dignità della persona.
Il trattamento è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose.
Negli istituti devono essere mantenuti l’ordine e la disciplina. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette o, nei confronti degli imputati, non indispensabili a fini giudiziari.
I detenuti e gli internati sono chiamati o indicati con il loro nome.
Il trattamento degli imputati deve essere rigorosamente informato al principio che essi non sono considerati colpevoli sino alla condanna definitiva.
Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno, al reinserimento sociale degli stessi. Il trattamento è attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti” .

Sulla chiusura totale dei vecchi manicomi criminali entro il marzo 2013, oggi c’è stata una tavola rotonda all’Università di Sassari dal titolo: ” La chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari; rischi e opportunità” 

Un argomento sul quale hanno dibattuto la prof.ssa. Maria Grazia Giannicheddadocente di sociologia dei fenomeni politici e Presidente Fondazione Basaglia – ; il Dott. Massimo ZamboniConsigliere Corte D’Appello di Sassari e referente per la formazione del CSM – ; il dott. Antonello PittalisResponsabile Centro di Salute Mentale Asl n 1 Sassari – ; la Dott.ssa. Gisella TrincasPresidente Unione nazionale associazioni salute mentale

“Questione quella relativa alla prossima chiusura degli ospedali psichiatrici” esordisce il dott Zamboni ” che potrebbe comportare delle problematiche perchè purtroppo non ci sono a tutt’oggi un numero sufficiente di strutture da poter mantenere in custodia tutte le persone che oggi popolano gli ospedali”

” Ci sono tutta una serie di problematiche da affrontare. Credo per questo che sia difficile”, dice la dott.ssa. Giannichedda ” riportare la situazione alla normalità. Sono d’accordo con le considerazioni fatte da colui che ha mi ha preceduto perchè la questione la si può affrontare solo avendo delle strutture efficienti per poter ospitare i componenti delle popolazioni carcerarie – il nostro discorso, anche se si parla di (manicomi criminali) resta comunque lo stesso. Mi auguro che la classe politica possa venire incontro a queste problematiche per poterle risolvere in maniera da assicurare un percorso rieducativo maggiormente proficuo per i detenuti.”

 



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