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26 marzo 2012

La “controtendenza”, diventa tendenza: il Punk

Letteralmente Punk significa sporco, brutto; nasce nel 1975 a Londra, come “controtendenza” e “contocultura“, ideologia che pian piano, in quegli anni si espanse in tutto il modo.

Not Future“, motto che chiarisce perfettamente la presa di posizione dei punk nei confronti della società; politicamente schierati, individualisti, e “distruttori” dei valori ritenuti positivi dalla società; è proprio per questo motivo che vogliono apparire brutti agli occhi della massa che non gli apprezza, e inforcati i paraocchi “serve” uno stato che obiettivamente che non funziona. Uno stile di vita alternativo per l’epoca, ma che rispettava la società: vegetariani, animalisti, ecologisti, populisti.

Punk is attidude not Fashion“: pantaloni strettissimi, molto spesso strappati, borchie incastonate ovunque, giacche, e a volte anche in total look, in pelle, Converse All stars, Dr Martens, t-shirt con slogan politici, Union Jack, e loghi, trucchi marcati e creste coloratissime per insultare pacificamente la società perbenista. I vestiti e gli accessori venivano acquistati in mercatini dell’usato ed a poco prezzo.

Fu Vivienne Westwood la prima stilista punk, creatrice di tutti i look e t-shirt dei Sex Pistol, che insieme ai the Clash, hanno fatto la storia del punk. Ancora oggi Mrs Westwood, nelle sue collezioni ha quel sapore che ci riporta in quegli anni, dove le proteste erano all’ordine del giorno e si sudava per i diritti. Negli ultimi tempi molti stilisti hanno ripreso i must di questa “controtendenza” facendone un trend.

Sempre più commerciale, sempre più glam e chic, si vedo passare ragazze e ragazzi, donne e uomini, abbigliati in modo “trasgressivo” con tocchi punk, a contrasto con icone perbeniste e commerciali. Possiamo trovare il jeans skinny (è possibile acquistarene un paio in tutti i negozi  che propongono moda low cost, a partire da 12,99),integri o con strappi, abbinato ad una Converse All Stars (che negli anni ’70 si trovavano a prezzi più che economici, e sicuramente non negli espositori di Foot Locker) e giaccone inaccessibile; sciarpe con stampe di teschi, (proposte da Alexander McQueen nella sua collezione 2010 e poi riproposte da Brand minori), associato ad una borsa con loghi “importanti” (nella maggior parte dei casi un “tarocco”); catene e catenine, capelli colorati, piercing, teschi (ormai ovunque), tipiche scarpe da “punkettoni”, giacche di pelle, tutto questo intarsiate da borchie a “go go”, dal braccialetto alla borsa, passando per  ogni singolo capo d’abbigliamento.

Ma allora come può una “controtendenza” diventare un fenomeno di massa? Il commercio di massa che detta legge, l’avanguardia nelle questioni d’immagine, sono tutte cause di questo fenomeno; che partono dalla base di voler essere diversi, e paradossalmente si finisce in omologazione.

Probabilmente in questo periodo storico che stiamo attraversano, con tutte le problematiche con cui siamo costretti a combattere ogni giorno, un po di vera e propria “contocultura” non farebbe che bene.

E’ così, come l’abito non fa il monaco, un teschio o una borchia non fa l’alternativo. Non c’è stile senza cultura!

 



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