Xenofobia
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27 marzo 2012

La Crisi Economica e il Risveglio della Xenofobia

Io Dico No al alla Xenofobia Economica

Xenofobia

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Musthafa e Fatima sono appena ritornati in Italia. A dicembre si erano   recati in Marocco per sposarsi.  Sono dei ragazzi per bene, come tanti. Hanno molti sogni da realizzare. Poche certezze per il futuro. Da circa sette anni, vivono in una contrada di Paestum. La loro è una casetta piccola e malandata. Musthafa per campare fa il contadino. Fatima, invece, si occupa di collaborazione domestica. Non hanno figli, ma vorrebbero averne cinque. Non hanno un auto, ma si muovono in bici.

Musthafa è sempre sorridente. Quando parla del Marocco gli si illuminano gli occhi. Spesso mi racconta della sua famiglia numerosa, dei sacrifici, dei timori e delle ragioni che lo hanno spinto ad emigrare in Italia. Capisci subito che un giorno vorrebbe ritornarci. Perché, in fondo, il sogno di ogni immigrato è  ritornare in patria con successo. Fatima, invece, vorrebbe restare in Italia. In Marocco, le donne non hanno poi tanti diritti. Sono costrette ad indossare bizzarri veli, e ad osservare ferree regole comportamentali. Quando sono ritornati in Italia ci hanno riempiti di regali, proprio come si fa con i parenti. Perché, in fondo, la loro famiglia italiana siamo noi. E questo ci inorgoglisce.

Tuttavia, le belle storie non sempre hanno il lieto fine. Non tutti dispongono di ampie vedute. Qualche paestano, infatti, ritiene che gli immigrati siano troppi. Qualche altro, invece, esprime il proprio dissenso razziale in modo tutt’altro che ortodosso. Infine, c’è chi li sfrutta in una maniera del tutto insolita. Qualche tempo fa, Musthafa mi raccontò, non senza remore, di una strana prassi cui gli extracomunitari sono tenuti a prostrasi. Tutti sanno che gli extracomunitari dispongono di un visto di soggiorno rinnovabile periodicamente.

A differenza dei colleghi immigrati dell’Est-Europeo, non dispongono di molti diritti, e spesso capita che vengano sfruttati e sottoposti ad umiliazioni. Musthafa mi raccontò che alcuni italiani, spacciandosi per poliziotti, dopo avergli chiesto i documenti, gli intimarono di dare dei soldi in cambio della tranquillità. Sembra che questa prassi riguardi il 90% della popolazione immigrata, la quale, ovviamente, per timore, evita di sporgere denuncia. Purtroppo, sembra che tali episodi siano diffusi in tutta Italia. Questi fenomeni affondano le proprie radici in un sentimento xenofobo opportunista e delirante, che deve essere debellato.

In un momento di decadenza come quello attuale, lo Stato ha il dovere di assurgere al rango di portatore sano di razionalità; di agorà per spiriti persi ed irretiti dal nulla. In una simile fase storica, tutti sono chiamati a superare i sette ostacoli scolpiti sulle pareti della cattedrale di Metz: l’infedeltà, la volontà di distruggere, l’avarizia, l’idolatria, l’egocentrismo, la viltà e la vanità.

La crisi economica, dunque, deve essere uno spunto di riflessione. Motore immobile per una rinnovata Weltanshauung. Vessillo della nuova umanità. Non deve essere, invece, pretesto per volizioni distruttive. Deve, semmai, innalzare i toni di una dialettica costruttiva che sappia forgiare nuove armi per irretire il nemico-ignoranza.

Dopo i sublimi afflati del postmoderno e del neoliberismo, forse, si ritornerà alla dialettica hegeliana: Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale, è razionale. La crisi è reale, quindi dovrà generare soluzioni razionali. La crisi, si trova al crocevia dei più importanti snodi della cultura contemporanea. La cultura potrà arricchirsi di nuovi e più profondi contenuti; oppure, tenderà a regredire dando adito a logiche estremiste. Quando si vive una crisi come quella che stiamo attraversando, si teme sempre il peggio. Si tenta di fugare ogni dubbio e di evitare che le frustrazioni risveglino i fantasmi del passato. Si guarda tutto con grande sospetto, perché non c’è fiducia verso il futuro. Per tale ragione, è necessario che lo Stato intervenga con saggezza al fin di ripristinare lo status quo ante, e di evitare che la crisi economica tracimi in contegni violenti e xenofobi.

La xenofobia è la reazione irrazionale e retrograda di una parte di popolazione intimorita ed incapace di adattarsi alle nuove esigenze del mondo cosmopolita.

Se ad ogni azione corrisponde una reazione uguale o contraria, allora, quale è l’azione che sta generando il risveglio del razzismo?

Secondo alcuni studiosi, la xenofobia sarebbe la conseguenza logicamente prevedibile delle logiche di alcuni Governi. Si pensi alle leggi che il Governo Francese ha varato sul velo e sull’espulsione dei rom. Si pensi, però, anche agli effetti collaterali; ad esempio, all’effetto boomerang di Tolosa. In sostanza, la storia ci rende edotti del fatto che il razzismo non possa essere combattuto con altro razzismo, e che la criminalità debba essere debellata attraverso misure degne di una Sovranità Statale che sia in grado di rappresentare la razionalità, di fronte all’irrazionalità popolare. Spesso, l’ipostasi dell’odio razziale trae origine da alcune logiche statali atte a screditare ed annichilire il principio del meltin pot.

Non è il popolo ad idealizzare il razzismo. Bensì è lo Stato, con le sue leggi e con le sue prassi, ad invitare la popolazione a sfogarsi con simili pensieri ed azioni.



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