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22 marzo 2012

La riforma del lavoro: ecco i punti fondamentali che fanno discutere

La riforma del lavoro: ecco i punti fondamentali che fanno discutere e che “spaventano”  i neolaureati.

Notizia di questi giorni, che fa discutere il mondo della politica, ma anche i cittadini che si vedono coinvolti in prima persona nella questione, è la cosiddetta riforma del lavoro.
Il fulcro della riforma è il contratto a tempo indeterminato che potrebbe diventare prevalente e dominante sulle altre tipologie di contratto. Inoltre, ogni contratto a tempo determinato, trascorsi i 36 mesi lavorativi, dovrà diventare automaticamente a tempo indeterminato. C’è anche l’intenzione di abolire definitivamente il lavoro non retribuito, ossia gli stage che gran parte dei ragazzi appena laureati intraprendono, e di far sì che i giovani svolgano un lavoro detto di “apprendistato” (di “inserimento” se si tratta di ragazzi con età superiore ai 29 anni) che non potrà durare più di tre anni e che prevede un percorso formativo. Qualora chi avesse intrapreso questo percorso non venisse assunto, il lavoro svolto, comunque, dovrà essere certificato e divenire parte integrante del curriculum del lavoratore.
La riforma verte anche sulle norme dei licenziamenti. Sono proibiti i licenziamenti discriminatori, come attualmente recita l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, con la sola differenza che la riassunzione del lavoratore discriminato avverrebbe anche in una azienda che possiede meno di 15 dipendenti.
Se un lavoratore subisce un licenziamento per motivi disciplinari e fa ricorso al tribunale del lavoro, può riottenere il posto qualora il motivo fosse inesistente o non riconducibile a quella serie di atti punibili ai sensi dei contratti collettivi nazionali. Negli altri casi il giudice può disporre un indennizzo da 15 a 27 mensilità, sempre se secondo lui il licenziamento è ingiustificato.
Nel caso il licenziamento, invece, avvenisse per motivi economici, il giudice del tribunale del lavoro non potrà verificare le motivazioni economiche, cosa che, per decisione del governo, spetta all’imprenditore, ma potrà disporre un indennizzo tra le 15 alle 27 mensilità, sempre se ritenesse il licenziamento ingiustificato.
La riforma prevede anche delle tutele per tutti coloro che lavorano con contratti a progetto e intermittenti.
Inoltre, se i lavoratori a partita IVA avranno lavorato per uno stesso committente per sei mesi, per loro, automaticamente, scatterà il contratto di lavoro subordinato.
Infine, il divieto di firmare le dimissioni in bianco viene rafforzato da meccanismi che ne impediscano l’aggiramento.
Questo è il contenuto della riforma ad oggi: il tutto può essere modificato, travolto o ribaltato, nel processo di approvazione parlamentare.



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