Ricerca

Fav
  • Google+
  • Commenta
25 marzo 2012

L’aspirina combatte il cancro?

Tre sono gli studi, pubblicati recentemente su Lancet e Lancet Oncology(http://www.thelancet.com/), che attribuiscono all’assunzione giornaliera in piccole dosi dell’ antiinfiammatorio per eccellenza, l’ acido acetilsalicilico altrimenti noto come aspirina, la capacità non solo di prevenire tumori, ma anche di diminuire il rischio di andare incontro a  metastasi.

In una delle pubblicazioni dal titolo “Short-term effects of daily aspirin on cancer incidence, mortality, and non-vascular death: analysis of the time course of risks and benefits in 51 randomised controlled trials” , c’è anche la partecipazione italiana dell’Istituto Auxologico Italiano (IAI) e del Mario Negri.

Le tre ricerche condotte dagli studiosi della Oxford University, tra cui Pether Rothwell co-autore di tutti gli studi, da un lato entusiasmano, dall’altro gli esperti raccomandano cautela e ulteriori conferme sui dati ottenuti. Le perplessità riguardano soprattutto gli effetti collaterali, dovuti alla somministrazione quotidiana dell’ aspirina.

Peter Rothwell, in precedenza, aveva già pubblicato insieme al suo team un articolo, nel quale veniva mostrato che, l’assunzione a lungo termine di acido acetilsalicilico, sembrava ridurre il rischio di sviluppare alcune forme comuni di tumore, tra cui, quella al colon retto. Molti dubbi però furono sollevati al riguardo, soprattutto dovuti alla proprietà anticoagulativa del medicinale che, rendendo il sangue più fluido, potrebbe essere causa di emorragie allo stomaco.

Queste ultime pubblicazioni potrebbero rafforzare, invece, la prospettiva di una possibile efficacia terapeutica del farmaco nei confronti di patologie tumorali.

Nel primo dei tre articoli viene illustrata l’analisi dei risultati di 51 trial diversi, che complessivamente hanno coinvolto più di 77 mila pazienti. I dati ottenuti mostrano che somministrando ogni giorno piccole dosi di acido acetilsalicilico (una quantità compresa tra i 75 e i 300 mg), il  rischio di sviluppare tumori è ridotto di un quarto, scendendo da 12 casi ogni mille pazienti a 9. Nel dettaglio la percentuale scende del 25% nelle donne e del 23% negli uomini.

Sorprendentemente si è visto che nel tempo tale rischio cala ulteriormente, passando da una riduzione del 15% entro i primi cinque anni, per arrivare ad una diminuzione del 37% oltre questo termine.

Rothwell,  ha dichiarato che  “Ancor più incredibile, e da sottolineare, è il risultato rispetto al solo cancro esofageo, per il quale secondo i nostri dati risultano il 75% di casi in meno nelle persone che assumono aspirina. E ancora, nel caso del cancro al colon-retto, uno dei più comuni al giorno d’oggi, il rischio sembra diminuire di percentuali che oscillano tra il 40 e il 50 per cento a seguito di assunzione continuata dell’antinfiammatorio”.

Nel secondo articolo pubblicato, sono stati analizzati i dati estrapolati dai risultati di cinque grandi trial randomizzati, condotti su un campione di 17285 pazienti inglesi. I risultati mostrano che, l’assunzione giornaliera del farmaco, fa si che la possibilità di generare metastasi tumorali per un periodo di sei anni, scende del 36%, e diventa addirittura del 46%  in  caso di adenocarcinoma. Questo significa che in media ogni cinque pazienti trattati con aspirina, in un soggetto  viene impedito lo sviluppo di cancro metastatico, grazie al farmaco. Il meccanismo d’azione in grado di  rallentare lo sviluppo di metastasi, secondo i ricercatori, potrebbe essere associato proprio  all’azione della molecola sulle piastrine, considerate il veicolo di distribuzione del cancro all’interno dell’organismo.

Nonostante i risultati  incoraggianti, come precedentemente detto, gli esperti  esprimono dubbi e perplessità circa l’assunzione  giornaliera del medicinale, attribuendo al farmaco effetti più dannosi che benefici.

In disaccordo con tali constatazioni Rothwell ha affermato   “Il nostro studio dimostra che le proprietà del farmaco potrebbero essere utili nella lotta al cancro tanto quanto nella lotta alle patologie cardiovascolari, se non di più. E questo cambia drasticamente i termini dell’equazione”.

Ciononostante Otis W. Brawley, vice-presidente esecutivo dell’American Cancer Society mostra le sue perplessità dichiarando  “Credo che una grande scoperta sia stata fatta, ma voglio essere cauto, senza esagerare”… “Non mi sembra ancora il caso di dire a tutti che bisogna prendere una cardioaspirina al giorno per prevenire il cancro”.

Alberto Zanchetti, direttore scientifico dell’ Istituto Auxologico Italiano, che figura tra gli autori di uno dei tre studi pubblicati da The Lancet  chiarisce, così, la sua posizione : “Fino ad oggi noi specialisti cardiovascolari abbiamo suggerito prudenzialmente l’uso dell’aspirina in soggetti con basso rischio cardio-vascolare, laddove il modesto rischio cardio-vascolare è pareggiato da un modesto rischio di andare incontro ad una emorragia gastro-enterica” “Ma davanti a questi dati, forse noi medici dovremmo essere meno cauti nel consigliare l’uso dell’aspirina a basso dosaggio anche nella prevenzione del cancro”. Nel commentare i risultati, aggiunge: “Ovviamente, trattandosi di uno studio di metanalisi, pur condotto con tutte le accortezze e i crismi del caso da più centri di ricerca qualificati, sarebbe opportuno procedere ora con uno studio più specifico e approfondito, focalizzato su aspirina e cancro. I risultati che abbiamo pubblicato invogliano fortemente a intraprenderlo”.

Insomma tra conferme e dubbi un nuovo e  importante passo in avanti è stato compiuto nella lotta contro il cancro. Non rimane che aspettare ulteriori sviluppi futuri.