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1 marzo 2012

LUISS sul podio del Rotman International Trading Competition

La formazione d’eccellenza della LUISS Guido Carli di Roma valica i confini nazionali e si afferma sul podio di uno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali in ambito economico.

Si tratta del Rotman International Trading Competition, la competizione mondiale che ha visto confrontarsi 50 team di 44 università diverse dal 23 al 25 febbraio scorsi, a Toronto.

Per appena 10 centesimi di differenza nel punteggio finale il Blue Team dell’ateneo capitolino di Confindustria ha vinto la medaglia d’argento, con 44,95 punti, classificandosi al secondo posto, subito alle spalle del team B del Baruch College (City University of New York), che si è aggiudicato il vertice del podio con 45,05.

La squadra guidata dal professor Emilio Barone e composto da Marco Salerno, Alessandro D’Atri, Maria Paola Satolli e Aldo Ballarini ha battuto università di alto profilo spesso considerate intoccabili, come l’MIT di Boston, la Columbia University o la United States Military Academy, riuscendo ad emergere anche su compagini imperniate su figure più direttamente scientifiche (fisici, matematici, ingegneri): un grande motivo di orgoglio per la LUISS e per l’intero sistema universitario italiano.

L’affermazione netta del team LUISS accorcia lo spread, spesso irreale, in tema di eccellenze tra l’università italiana e le maggiori realtà mondiali, un tributo di riconoscimento e ammirazione che, come ha sottolineato il direttore generale dell’ateneo di Confindustria Pier Luigi Celli, “aiuta a insistere nell’impostazione didattica e di ricerca oggi perseguita.

Alle volte, se ci fermassimo a considerare con più attenzione quel che sta avvenendo in molte realtà nostrane, scopriremmo eccellenze e successi che riuscirebbero a rincuorarci. Dove c’è una scuola con maestri all’altezza e passione da spendere, e dove l’attenzione all’evoluzione dei mercati del lavoro è più puntuale, si determinano condizioni che rendono possibile misurarsi alla pari con quelle che siamo abituati a vedere come istituzioni di riferimento per aspirazioni spesso frustrate”.

L’Italia era già al top delle classifiche mondiali ma si ostinava a non saperlo.