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24 marzo 2012

L’università naviga sui social network

Nonostante le notizie di appena pochi giorni fa affermavano una calo generalizzato nell’utilizzo dei social network, in particolare di Facebook, da parte degli utenti nel mondo, rimangono comunque dei luoghi di aggregazione e di comunicazione fra conoscenti e non, nonché privilegiati anche da parte delle istituzioni per poter dialogare direttamente con i cittadini.

Le università non restano certo a guardare. Secondo una ricerca condotta da Università.it infatti, circa il 66% degli atenei italiani possiede una propria pagina su Facebook, il più diffuso fra i vari social network esistenti. Si è tenuto conto anche del secondo social network per numero di utenti, Twitter, dove tuttavia risulta che solamente il 64% delle 25 maggiori università ha una propria pagina. Anche se occorre ricordare la differente organizzazione di Twitter e il diverso tipo di interazione fra gli utenti.

Dalla ricerca risulta inoltre, che sono soprattutto le università del Nord Italia ad essere presenti in misura maggiore sulle piattaforme online, in particolare al primo posto si trova il Politecnico di Torino, seguito dall’ università di Padova e da quella di Milano. Mentre tra gli ultimi come presenza sui social network sarebbero gli atenei del Meridione, fra i quali spiccano soltanto la Federico II di Napoli, l’Università di Foggia e l’Università del Salento.

Come viene sottolineato dalla ricerca, non esiste tuttavia una correlazione precisa fra gli atenei che hanno pagine su Facebook e il numero di iscritti. Infatti se si tiene conto anche dei fan delle pagine, vale a dire in questo caso gli studenti frequentanti o che hanno frequentato l’ università, risulta che alcune minori hanno un numero abbastanza rilevante di iscritti. È il caso ad esempio dell’ università Kore di Enna.

Nello studio vengono considerate le pagine create dalle istituzioni universitarie. Ma se si considerano anche le pagine create dagli studenti per potersi scambiare informazioni, appunti e altri materiali, oltre ai gruppi appositi per le diverse facoltà, il numero cresce considerevolmente.

Alcuni studenti si chiedono se la presenza degli atenei sulle piattaforme dei social network non sia per compensare una carenza nell’organizzazione dei siti veri e propri di alcune università, di non facile navigazione, o in alcuni casi non molto esplicativi dal punto di vista delle informazioni.

Tuttavia la presenza sulle piattaforme sociali non è un fenomeno italiano, tutt’altro. In alcuni college americani, ad esempio, è addirittura obbligatorio per gli studenti avere un profilo su Facebook e interagire con le pagine degli atenei. Come per la University of Carolina, dove proprio su Facebook viene deciso l’accesso agli studenti alla squadra di basketball. L’amministrazione pubblica degli atenei può curiosare fra i commenti degli studenti sul college in questione e talvolta gli studenti possono persino essere richiamati per dei “commenti sgraditi”.

Nel nostro Paese non si sono raggiunti tali livelli di intrusione nella privacy, e soprattutto, le pagine web su Facebook e Twitter delle università nostrane risultano molto più utili per accedere alle informazioni su organizzazione e burocrazia dell’università anche grazie all’interazione con altri studenti. La presenza sui social network oltre ad essere una dimostrazione di essere al passo con i tempi, può risultare anche come potenziale fonte di miglioramento dell’organizzazione degli atenei, che possono in questo modo capire con maggiore facilità eventuali carenze nell’organizzazione, grazie ad un contatto diretto con gli studenti.



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