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1 marzo 2012

Roma: odissea nel trasporto

A Roma ancora una volta sono i trasporti pubblici a farla da protagonisti, come sempre in negativo. L’ennesimo sciopero si è consumato nella mattinata odierna, lasciandosi dietro, come sempre, quintali di disagi e polemiche. Una mobilitazione nazionale convocata all’unisono da Filt Cgil, Fit Cisl e Uil trasporti a causa della “grave condizione del settore nel Paese, aggravata dalle decisioni del Governo”. Uno sciopero evitabile, inutile, come tanti altri in questi mesi.

Scioperi che peccano di egoismo, di presunzione. Troppi scioperi che producono troppi danni, non giustificabili con cause che non sembrano abbastanza gravi da giustificarli. Una Capitale che anche oggi si è svegliata sotto la luce di un trasporto non all’altezza della situazione, di un trasporto di cui non può fare altro che vergognarsi.

Nessun elogio è possibile ad un sistema di mobilità che ragiona ancora con la clava, che non è in grado di portare a termine la costruzione di una metropolitana senza vendere il sedere (pubblico) al migliore offerente. E pensare che la Intermetro nel 1986 di linee metropolitane  ne aveva ipotizzate ben una decina, fino alla L, con numerose varianti secondarie delle quali l’unica fortunata ad essere stata realizzata è la B1.

Se ai continui e quotidiani disagi, che di fatto disincentivano (unico caso al mondo tra i paesi industrializzati) l’utilizzo dei mezzi pubblici, sommiamo quelli (sicuramente evitabili) arrecati da una politica fatta a suon di braccia incrociate, otteniamo come risultato una città scarsamente vivibile, o per lo meno tollerabile, soprattutto per quelle fasce di utenza che ogni giorno sono costrette a spostarsi con quanto il pubblico mette a disposizione perché impossibilitate a fare altrimenti. Non stiamo parlando di due o tre persone, stiamo parlando di milioni e milioni di utenti, la maggior parte dei quali abbonati ad un trasporto fatiscente, che va avanti per inerzia.

Questa mattina la storia si è ripetuta, le stazioni della metropolitana già a ridosso delle 8.00 erano impraticabili, piene zeppe di viaggiatori (o meglio, aspiranti tali) in attesa di treni che, passando almeno ogni 5 minuti, svelavano all’arrivo in stazione la deludente sorpresa di essere già pieni a tal punto da non consentire neanche ad una mosca di varcarne le porte. Alle 8.30 fine dei treni e fine della storia.

Milioni di studenti e lavoratori si sono alzati con il pallino della gazzella e del leone nel deserto, con la differenza che questa volta quello che andava rincorso era un autobus, scampato al destino dello sciopero e in grado di portarli sul posto di lavoro o di studio, o per lo meno di avvicinarli ad esso, fornendo un valido ed apprezzato sconto sui chilometri da percorrere a piedi.

Ormai non è una novità, per i romani sta diventando una consuetudine. Ma c’eravamo anche noi in mezzo a quella gente, tra gli studenti e gli anziani bloccati alle stazioni della metropolitana alle 14.00. Si, alle 14.00, nonostante la fine dello sciopero fosse prevista per le 12.30. Uno “sforo” di circa un’ora e mezza mezza, ancora tempo e servizio rubato ai cittadini, ancora un enorme disagio che ha tenuto inchiodati ai cancelli delle stazioni uomini, donne e bambini, ma soprattutto anziani, impantanati in un sistema peggiore delle sabbie mobili.

Dialogando con alcuni degli addetti all’assistenza clienti di ATAC l’unica risposta e motivazione è stata “dopo lo sciopero bisogna ripristinare la linea e riportare i treni ai capolinea per far ripartire il servizio“. La domanda sorge spontanea: questi treni durante lo sciopero cosa facevano, non erano fermi nei capolinea? E ancora: ci vuole un ora e mezza a portare un treno da una parte all’altra della città? Chi ha percorso almeno una volta la linea A sa bene che ci vuole meno di un’ora per attraversare da Anagnina a Battistini l’intera rete, comprese le fermate. Scusa che non regge.

Situazione peggiore l’hanno vissuta, invece, i viaggiatori della Roma-Lido che questa mattina sono rimasti letteralmente sequestrati da una delle vetture, bloccati sotto il sole a neanche un chilometro dalla stazione Magliana. Oltre il disagio dello sciopero e quello delle navette che fanno la spola per supplire all’interruzione della linea causata da alcuni lavori, queste persone si sono trovate chiuse nei vagoni, ferme e senza alcuna informazione o supporto. A causa del perdurare della situazione e dell’insorgere di lievi malori in alcuni dei presenti gli stessi viaggiatori hanno richiesto l’intervento di Carabinieri e Vigili del Fuoco per essere finalmente liberati e letteralmente abbandonati sui binari.

Ma non c’è Legge che ci tuteli? Possibile che da decine e decine di anni si continua a permettere che persone viaggino in condizioni disumane, oltre ogni normale limite di sopportazione e sotto tutti gli standard di sicurezza, a partire da quelli igienici per arrivare a quelli anti-terrorismo.

Storie decisamente tristi, inaccettabili, vergognose. Storie che si ripetono giorno dopo giorno e che, guardando l’agenda dei sindacati, sono destinate a continuarsi a ripetere. Ma si, in fondo il danno è sempre del povero popolo, i dirigenti (anche quelli dei sindacati) non viaggiano in metropolitana. E allora, chi se ne frega se a pagare è sempre Pantalone?

 



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