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18 marzo 2012

Spaccatura dell’ Unione Europea e dell’ Italia sulla ricerca Ogm

Non sono mancate le reazioni alle affermazione del 15 marzo sul Corriere della Sera del ministro per l’ Ambiente Corrado Clini sugli Ogm: «in Italia bisogna aprire una seria riflessione che deve coinvolgere la ricerca e la produzione agricola sul ruolo dell’ ingegneria genetica e di alcune possibili applicazioni degli Ogm» che «possono portare benefici».

Il giorno dopo ha poi aggiunto: «dobbiamo uscire fuori dalla crociata aprioristica contro gli Ogm». Questo dopo che a Bruxelles si è diviso per la prima volta il fronte degli stati membri contrari agli Ogm. Infatti, Italia, Spagna, Svezia ed Ungheria hanno accolto la proposta della presidenza danese di autorizzare gli Ogm lasciando la possibilità ad ogni stato di vietarli al suo interno.

Mario Catania, ministro dell’ Agricoltura, ha subito replicato: «sono contrario all’ uso di Ogm in agricoltura, l’ Italia non ne sente assolutamente il bisogno», specificando però di essere d’ accordo con Clini sulla posizione da lui tenuta a Bruxelles sull’ idea di aprire le porte alla ricerca sugli Ogm. Ma questo non è stato sufficiente per frenare la serie di polemiche degli ambientalisti, della Coldiretti, dei Verdi, del Pd, della Lega Nord, ecc.

«L’ agricoltura italiana deve puntare sulla qualità e sull’ eccellenza e non sugli Ogm» ha affermato Dario Franceschini, capogruppo alla Camera del Pd.

Le affermazioni di Clini hanno avuto in parte l’ effetto desiderato, smuovere il dibattito, anche se l’ atmosfera creata è quella della polemica. Sebbene nel suo intervento faccia riferimento a settori come quello farmaceutico ed industriale quel che preoccupa soprattutto l’ opinione pubblica e le reazioni generali lo dimostrano è l’ applicazione in maniera più o meno ampia dei risultati della ricerca genetica nell’ agricoltura e nell’ allevamento.

In questo caso la proposta europea sembra potenzialmente pericolosa se non si pongono dei forti paletti legislativi. Lo sviluppo negli anni delle coltivazioni Ogm nel mondo (da 11 miloni nel 1997 a 160 milioni nel 2011) testimonia i notevoli interessi in ballo difficilmente limitabili alla sola ricerca sull’ ingegneria genetica. Lasciare ai singoli paesi europei l’ autonomia di decidere sulla produzione o anche solo sulla ricerca in campo può non garantire la sicurezza degli altri stati membri.

La questione, infatti, è molto complessa e non solo a livello politico:

prima di tutto la possibilità di coesistenza tra colture OGM e non-OGM, e l’ indotta resistenza agli antibiotici dovuta alla diffusione nell’ambiente e al consumo di organismi geneticamente modificati puo creare gravi problemi non solo al grano duro ed alla cipolla rossa di Tropea ma alla biodiversità e all’ equilibrio ambientale tout court.

Ai potenziali e difficilmente prevedibili rischi per l’ambiente, per la salute umana e animale (allergenicità, tossicità) si aggiunge il dibattito socio-economico riguardo, ad esempio, l’impatto della loro introduzione in aree rurali, soprattutto in paesi in via di sviluppo e non ultima la questione bioetica.

La legislazione europea ed italiana nel rispetto del principio di precauzione hanno espresso finora una posizione generalmente scettica sull’ uso degli Ogm. Le novità giunte da Bruxelles pongono l’ obbiettivo di un attenta analisi della questione e di un azione legislativa rapida da svolgersi ad un livello necessariamente comunitario: in un Europa Ogm il divieto di tali coltivazioni nel nostro paese non garantirebbe la salute della popolazione tantomeno l’ ambiente e l’ economia italiana.


 



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