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28 marzo 2012

Studente UniBo aggredito a Lecce: quattro militanti di Casa Pound in carcere

Regolamento di conti per ragioni di incompatibilità politica, episodio brutale, tra sfogo, omertà e intimidazione. Violenza fine a se stessa fatta passare per passione politica. Vecchia storia, ma purtroppo ne sono protagonisti dei giovanissimi.

È appena iniziato il nuovo anno, precisamente è la sera del 2 gennaio, quando il ventenne Matteo Maria Pascariello, che ha appuntamento con due amiche, le sta aspettando davanti al portone della Prefettura in via XXV luglio, intorno alle 22.30.

Lecce è la sua città natale e di residenza, e quella sera si trova proprio nella sua città, benché si sia iscritto alla facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna. Forse è nel capoluogo della penisola salentina per trascorrere le vacanze con parenti ed amici; fatto sta che quella sera, mentre attende, succede qualcosa, qualcosa che emergerà molto tempo dopo.

La mattina successiva, il 3 gennaio, Matteo si recò al pronto soccorso dell’Ospedale di Galatina dove gli furono diagnosticate “fratture alla mandibola e alle ossa nasali”. Sul momento, Matteo sostenne che a conciarlo così sarebbe stata una gomitata involontaria ricevuta accidentalmente da un amico nel corso di una partita di calcio amatoriale. Tuttavia le ferite erano troppo gravi per non destare sospetti, allora, mentre Matteo andava incontro ad un intervento chirurgico di “osteosintesi di frattura dell’angolo mandibolare sinistro con miniplacca di titanio” costringendolo ad una lunga degenza presso l’Ospedale ‘Panico’ di Tricase, la Procura disponeva d’ufficio delle indagini per accertare la verità.

La Digos, coordinata dal dirigente Raffaele Attanasi, orientò le sue ricerche considerando l’appartenenza del ferito a gruppi politicamente orientati, infatti la pista fondamentale fu spianata da alcune frasi rivendicative risultanti da un comunicato del gruppo politico locale Caos (Comitato Autonomo Organizzato Studentesco, di cui Matteo fa parte), e da una manifestazione di protesta dei suoi aderenti, in cui si denunciava la brutale aggressione subita da un appartenente, vittima di un “gruppo fascista”.

La svolta però è arrivata quando il padre di Matteo, Mauro Pascariello, ex consigliere comunale leccese dei Verdi, venendo a conoscenza della verità, confessata dal figlio in famiglia, decise di raccontare tutto alla polizia che, nel mentre, allarmata da quanto aveva già scoperto, aveva invitato Matteo a dare la versione dei fatti corrispondente a realtà, altrimenti sarebbe stato accusato di favoreggiamento nei confronti dei suoi stessi aggressori.

Questa la versione definitiva: la sera di quel 2 gennaio, prima che arrivvassero le amiche che stava aspettando per avere un passaggio, Matteo avrebbe incontrato, 4 giovani militanti di CasaPound Italia (Cpi) che dopo varie provocazioni ed insulti all’avversario Antifà(scista) avrebbero iniziato a pestarlo per intimirlo, come atto dimostrativo, come avvertimento con il monito di non dare più fastidio, di “non disturbare con la presenza sua e del suo gruppo politico (Caos) le manifestazioni organizzate da Casapound Italia”.

La discussione degenerata vedeva uno dei ragazzi bloccare Matteo, un altro sferrargli un pugno, un altro una testata ed un quarto sarebbe stato il sottofondo verbale di minacce e insulti, per rincarare la dose. Il gruppetto è stato riconosciuto da Matteo attraverso la ricognizione di una serie di fotografie e la loro identità è stata finalmente svelata: si tratta di Davide Renna (20 anni), Osvaldo Senatore (21 anni), Riccardo Pino (19 anni), e Giorgio Povia (22 anni). Tutti di Lecce e tutti appartenenti al gruppo di estrema destra. L’ipotesi di reato a carico dei quattro arrestati è di concorso in lesioni gravi e violenza privata.

Tra l’altro, Davide Renna sarebbe a sua volta rimasto vittima di un altro episodio di violenza, circa una settimana prima, in via Brenta, presso la facoltà di Scienze politiche. Anche lui, come Pascariello, non ha mai sporto denuncia per le percosse subite.

Il dilagare dell’omertà, comune, a prescindere dal segno politico preteso, ed un clima giovanile così gravemente intimidatorio, è uno dei fattori più preoccupanti secondo il Procuratore Cataldo Motta, “abbiamo fatto un balzo indietro di almeno trent’anni. La violenza non ha diritto di cittadinanza”. Durante la conferenza stampa, tenutasi il 19 marzo, a proposito dell’arresto dei quattro ragazzi indagati, Motta ha dichiarato: “Questi sono veri e propri atti di squadrismo. Quello che più preoccupa è che questi gesti vadano al di là della rivalità politica e ideologica dei due schieramenti. Aspetto sconcertante è poi il fatto che alla violenza si affianchi altra violenza. Episodi come questo non vengono mai denunciati e questo genera omertà e il rifiuto della giustizia e del sistema dello Stato. Non si tratta di destra o di sinistra qui siamo di fronte allo squadrismo e un sistema di violenza e rappresaglia privata in cui i singoli pensano di potersi sostituire alle istituzioni e le forze dell’ordine diventano degli antagonisti. Questa non è mai stata terra di violenza fine a se stessa, siamo tornati a trent’anni fa, quando episodi simili succedevano al Nord. Forse paghiamo un gap generazionale” (cit. da Il paese nuovo on line del 19.03.2012).

Per tutti questi motivi, il Procuratore ha chiesto al gip Ines Casciaro di disporre con ordinanza la custodia cautelare in carcere dei quattro ragazzi indagati. Valutazione accolta dalla gip e confermata anche dopo gli interrogatori di garanzia tenutisi il 21 marzo, durante i quali Giorgio Povia e Davide Renna sono rimasti in silenzio avvalendosi della facoltà di non rispondere: per il primo gli avvocati Agnese Bolognese ed Angelo Pallara valuteranno la strategia difensiva solo dopo aver analizzato tutti gli atti dell’inchiesta; per il secondo Per il difensore Angelo Vetrugno ha già depositato istanza al Tribunale del Riesame per chiedere l’annullamento della misura cautelare.

Invece, Osvaldo Senatore avrebbe sostenuto che la sera dei fatti era a casa, ammalato; circostanza su cui i legali Luigi e Roberto Rella stanno cercando riscontri con indagini difensive, all’esito delle quali decideranno se presentare un’istanza di revoca o di attenuazione della misura al giudice o al Tribunale del Riesame.

Infine, Riccardo Pino, assistito dall’avvocato Silvio Valente, ha sostenuto che quella sera era in giro per Lecce e che non c’entrerebbe nulla con la vicenda. Curioso è il fatto che al momento dell’arresto aveva riferito ai poliziotti della Digos, il contrario, ossia aveva riconosciuto che le cose stavano più o meno come riportate nell’ordinanza “ma poi non ha confermato la confessione al giudice Casciaro e quanto detto in Questura non è, dunque, utilizzabile sotto il profilo processuale perché non era presente l’avvocato difensore. Pino ha solo confermato i contrasti con “Caos”, come del resto aveva fatto Senatore” (cit. Quotidiano di Puglia on line del 23.03.2012).

I quattro ragazzi rimangono, intanto, rimarranno in carcere: Senatore, Renna e Pino si trovano a Borgo San Nicola, mentre Povia è stato catturato a Pescara, dove era in visita ad un amico.

I motivi alla base dell’esecuzione della custodia cautelare direttamente in carcere si ricavano dal “grave clima di violenza instauratosi da qualche tempo nella città di Lecce per la conflittualità tra gli esponenti dei suddetti gruppi politici Caos e Casapound e caratterizzato da comportamenti aggressivi, violenti e intimidatori, nonché da gravi forme di omertà e di rifiuto dell’intervento repressivo degli organi dello Stato a ciò istituzionalmente preposti”, nonché dalla “spregiudicata determinazione e della particolare inclinazione a delinquere degli indagati”.

Punctum dolens dell’inchiesta sarebbe il riconoscimento di Pascariello perché privo di riscontri e gravato dal rischio di essere condizionato dai rapporti di antagonismo e rivalità politica; non ci sono nemmeno filmati dell’impianto di videosorveglianza della Prefettura: poste davanti al luogo dell’appuntamento, le telecamere avrebbero potuto riprendere i momenti in cui Matteo aspettava le sue amiche la sera del 2 gennaio e la scena della colluttazione, ma l’apparecchio quella sera non funzionava.

Continueremo a seguire i risvolti di questa vicenda, in attesa del giudizio di merito, ricordando che per il capo d’imputazione in questione, i quattro indagati rischiano anche più di 7 anni di carcere.

A intervenire sul caso di cronaca si è aggiunta anche la politica dei partiti: il Consigliere regionale del Pdl Saverio Congedo ha affermato che “la violenza, politica e non, è intollerabile da qualsiasi parte provenga ed ai danni di chicchessia e – se accertata – non può non essere adeguatamente ed imparzialmente repressa e sanzionata“. E anche CasaPound Italia, con una nota del responsabile regionale, Giulio Quarta, ha replicato alle accuse:riscontriamo che alcuni noti politici che hanno completamente ignorato l’aggressione ai danni dell’esponente del Blocco Studentesco al Cds di Scienze Politiche, oggi occupano ampi spazi sui giornali locali nell’intento di conquistare consensi elettorali, speculando ignobilmente sulla vita di quattro giovani incensurati, arrestati in seguito ad accuse ancora tutte da verificare. Questi politici si comportano come i vigili del fuoco del celebre romanzo di Bradbury, Fahrenheit 451: intervengono per appiccare il fuoco, nel loro paradossale modo di garantire la democrazia e il rispetto delle leggi. A loro, e a chi critica il riserbo di CasaPound riguardo la vicenda, chiariamo che il nostro non è il silenzio imbarazzato di chi è stato colto in fallo, ma la calma e la freddezza di chi è consapevole delle proprie ragioni e confida in una conclusione della vicenda favorevole ai ragazzi ingiustamente detenuti”.

Pur accettando e non occultando che la violenza è un aspetto ineliminabile della realtà umana, sarebbe opportuno non fare confusione sovrapponendola con leggerezza al concetto di politica, riducendo così la politica a rabbia e impotenza per ossessione di dominio e distruzione. Opportunità delicata e complessa come urgenza in ognuno ed ognuna di noi, senza prendere a paravento sigle ed ideologie. La politica è lotta per strapparsi al potere: è energia che tenta di strappare libertà alla macchina del potere.

Proprio per questo va tenuto presente che “c’è una violenza nelle cose e tra i viventi che prelude a un ritorno alla legge del più forte” e per vivere politicamente “bisogna cominciare a fare la differenza tra la violenza stupida e quella che tale non è, di cui abbiamo smesso di pensare e di parlare, dimenticando che l’ agire umano non si dà senza questa componente”.

In questi termini Luisa Muraro, filosofa italiana, ha recentemente lanciato le basi per intraprendere una riflessione necessaria, alla luce del contesto storico attuale che porta con sé la costatazione che non siamo più animati dal sogno di stare tutti meglio: un colpo mortale all’ideale dell’uguaglianza e alla politica dei diritti.

Davanti a casi di cronaca come quelli di Lecce, come tutti quelli che coinvolgono soprattutto giovani che si dicono desiderosi di politica, sembra impossibile rimandare questa spregiudicata idea di indagare cos’è la violenza, cosa la forza necessaria e cosa sotto il fuorviante nome di politica naasconde, senza nemmeno riuscirci tanto bene, tenativi attivi di prevaricazione.



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