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21 marzo 2012

Summify e le applicazioni “filtro”

Da buona novizia di Twitter ancora non mi è del tutto chiaro a cosa (mi) serva quest’altro social network, e per risolvere L’Enigma sto circumnavigandolo aspettando che i tempi maturino per attaccarlo. Questa strategia non solo mi porta ad essere una utente di twitter votata puramente  al narcisismo, visto che “cinguetto” solo i post del suddetto blog, ma anche a coltivare un curioso interesse per tutto quello che si scrive e ruota attorno al servizio di microblogging più famoso del mondo.

Per ora Twitter continua ad essere l’interfaccia più misteriosa e allo stesso tempo intrigante con cui ho avuto a che fare, insomma non ho assolutamente risolto L’Enigma anzi se qualcuno potesse schiarirmi le idee…, ho però scoperto l’esistenza di un mondo di applicazioni “Filtro” che stanno nascendo parallelamente al proliferare di nuovi social network.

Giovedì scorso Twitter ha acquistato Summify: una start-up canadese che, come suggerisce il nome, filtra la massa di informazioni che fluttua tra followers, following, liste e cinguettii vari. Insomma se non hai tempo per seguire davvero chi stai seguendo Summify ti soccorrerà inviandoti direttamente e quotidianamente una email con i link alle notizie più interessanti. Il filtraggio semantico è opera di un algoritmo che si basa sui tweet più condivisi tra gli amici, i tuoi interessi, la tua routine sociale/digitale.

Nel web si produce e condivide una quantità talmente massiva di informazioni che a quanto pare non siamo umanamente in grado di filtrare, e dunque di darle un senso. Ad evitare che il web collassi su se stesso arrivano svariati servizi di filtraggio, tra cui Flipboard: un’applicazione per ipad al centro di molte polemiche legate proprio alla natura aggregante del suo funzionamento.  Flipboard permette di creare un social media magazine dinamico e personalizzato recuperando link, immagini,o qualsiasi tipo di condivisione multimediale di un nostro contatto facebook o twitter.  Il primo inghippo è che la distribuzione pubblicitaria si incentra completamente nell’interfaccia fliboard bypassando il sito originale. Per non parlare del tema copyright che chiaramente la logica di Flipboard scavalca completamente visto che l’accesso ai contenuti non passa più per chi produce l’informazione: perdendosi la tracciabilità dei dati web l’appropriazione diviene un rischio tangibile.

In realtà queste questioni non mi interessano granché. C’è invece da riflettere sul ruolo dei media cosiddetti tradizionali nell’universo dei new media. Non è forse la grande funzione del giornalismo vecchia scuola quella di filtrare, curare e accompagnarti all’informazione?  Questi nuovissimi media in realtà fanno esattamente quello che i vecchissimi e tradizionalissimi giornalisti facevano/fanno da decenni.

Forse nuovo/ vecchio sono categorie ormai obsolete, e la risposta non è neanche un semplice ritorno ai tempi d’oro del giornalismo. Come ben spiega Alex Wilhelm Flipboard non è solo un semplice aggregatore di contenuti «Trasforma il rumore in un segnale».  E’ dunque un valorizzatore di contenuti. «Flipboard prende i tweet e trasforma quel feed in un contenuto leggibile e coerente. Dai tweet al prodotto, dagli status di Facebook a informazioni ben organizzate, Flipboard prende un testo e ti restituisce un libro».



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