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2 aprile 2012

A Casa non si torna: perché serve raccontare le donne.

L’altro giorno leggevo sul blog della Prof.ssa  Giovanna Cosenza il post “Quarto potere maschile” che riporta i  numeri delle presenze femminili in Rai (fonte: CPO FNSI):

33,7 per cento: giornaliste Rai.4 per cento: donne dirigenti Rai.2: donne direttore Rai.3: donne vicedirettore Rai (a fronte di 33 uomini).63: donne caperedattore Rai (236 gli uomini).

 I numeri delle presenze femminili nelle notizie Rai (dati Monitoraggio OERG Osservatorio di Pavia):

58 per cento: conduzione di Tg da parte di donne.10 per cento: opinioniste autorevoli. 66 per cento: opinioniste “volanti”, cioè donne interpellate per strada (senza che di loro si sappia nulla: professione, età, scelte politiche). 16 per cento: donne “notiziate” in quanto vittime (contro il 6 per cento degli uomini). 11 per cento: donne “notiziate” per questioni politiche o economiche.

E  la situazione della stampa nazionale italiana (fonte: FNSI):

5: donne direttore di quotidiani (113 gli uomini).5: donne vicedirettore di quotidiani (99 gli uomini).67: donne redattore-capo nei quotidiani (477 gli uomini). 65 per cento: donne giornaliste rimaste dentro le aziende editoriali a seguito di stati di crisi. Tra queste, solo il 30 per cento ha un contratto. Tutte le altre sono precarie.Fino al 40 per cento: gap di stipendio tra giornalisti uomini e donne.

Il mondo dei media, ma in generale il mondo lavorativo è in mano agli uomini. Per raccontare questa impasse il Fatto quotidiano, sul modello dei nuovi siti web di quotidiani europei che ospitano testimonianze video oltre che testi, ha presentato il progetto di Luara Rongoni e Franca Rame: “A casa non si torna”.

Il documentario racconta il mondo dei lavori prettamente maschili, come se il mondo “produttivo” non fosse già abbastanza diffidente nei confronti dell’universo femminile, ricostruendo il ritratto di una quotidianità segnata da stereotipi limitanti e poco innocui che oltre a infiltrarsi nel senso comune silenziano una storia (quella delle donne) costruita grazie alle esperienze di donne che faticosamente si scontrano con un ideale dell’ “l’altra metà del cielo” irrealistico e soprattutto creato da un mondo maschile e non costruito, vissuto, sperimentato dalle donne.

Iniziamo a dare spazio a quest’altra narrazione della realtà, della storia del nostro paese, raccontandola, conservandone l’esperienza, esercitandoci a modificare una rigida e irrealistica immagine femminile che non solo non aderisce alla modernità che viviamo, ma che non ha mai raccontato niente più che una menzogna.

 



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