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2 aprile 2012

A Roma 3 si discute di Giornalismo

Si è concluso questa mattina un importante incontro a Roma 3, aula B3 della sede del DAMS, dove erano presenti personaggi importanti del mondo del giornalismo, dove si è discusso appunto della professione sempre più malvista ma anche in continuo mutamento e aggiornamento. A presentare l’incontro c’era Lorenzo Scheggi-Merlini, docente di Linguaggio Giornalistico a Roma 3 che ha, per prima cosa, presentato delle slide. Il contenuto era una breve descrizione per punti cardinali, quasi uno schema, del lavoro  e del ruolo di un giornalista :  ossia colui che servendosi di tutti i media a disposizione deve raccogliere, analizzare e diffondere le notizie rispettando certe regole etiche e tecniche. La cosa che più ha colpito tutti i presenti alla conferenza sono stati poi i dati  e le statistiche presentate sempre dallo stesso professore, che evidenziavano come i giornalisti al giorno d’oggi siano veramente malvisti, reputati dei montati o addirittura degli incompetenti spesso venduti.

L’intento del professore e delle sue parole forti era quello, come ci ha spiegato poi Marco Politi, scrittore e editorialista de Il Fatto Quotidiano, e anche Presidente della Commissione giuridica dell’Ordine dei giornalisti, “è quello di allontanarvi da questo mestiere e spaventarvi. Non perchè voi non lo dobbiate fare o perchè non ne siete in grado, anzi. Vi ha messo in guardia proprio perchè voi sappiate a cosa andate incontro, facendo così a scelta giusta e partire poi nella maniera giusta, senza sprecare tempo o aspettarsi chissà che. Questa professione, oggi, è caduta.

Continua sempre il Politi facendo una piccola lezione di storia, spiegando come il giornale sia nato in Inghilterra tempo addietro come bollettino del Governo e che solo poi nel ‘900 in America sia diventato più di massa, con i primi cronisti, veri cacciatori di notizie. “Il giornalismo americano è totalmente diverso dal nostro. I loro professionisti indagano per scoprire cosa non va e si rivolgono alle autorità che devono prendere dei provvedimenti. Gli insulti di Rutelli a Lucia Annunziata in televisione perchè la giornalista ripeteva una domanda alla quale Rutelli non voleva rispondere, in America sarebbero stati inammissibili. Nessuno, secondo loro, può sfuggire alle proprie responsabilità.

Dopo la breve introduzione storica e l’analisi delle differenze tra Europa e USA si è passati a parlare del nuovo giornalismo, quello di adesso, con Twitter e Facebook. “Tutto è più veloce, le notizie sono moltiplicate esponenzialmente. Ma non può il giornalista dimenticarsi di mantenere lo stesso la struttura standard: Resoconto del fatto; Contesto nel quale si parla; Memoria di eventi simili e passati.

Politi ha parlato del problema dei contratti atipici, degli editori che sfruttano i nuovi arrivati andando però così a perdere nella qualità. Cita l’esempio della lungimiranza de La Repubblica che invece investì su giovani e sul progetto del sito internet che difatti adesso è tra i primi 5 siti più visitati al mondo. Proprio parlando di internet interviene di nuovo il professore Scheggi-Merlini, chiedendo come viene visto adesso il “giornalista virtuale” ossia colui che scrive su internet, dato che in molti casi e fino a poco tempo fa veniva vista come un declassamento. “E’ vero” risponde Politi “una volta la firma”esisteva” solo su carta. Adesso invece anche la firma on-line sta acquistando valore. Ma come dicevo prima, essendo tutto più veloce, si rischia di far diventare le notizie più sterili. Il web ha una grandissima importanza ma,” sottolinea calorosamente il giornalista de Il Fatto Quotidiano, scoccando una lancia a favore della carta “possiamo e sappiamo usarlo per cercare notizie solo se abbiamo una cultura di libri cartacei alle spalle.

E adesso, per diventare giornalisti, come si può fare?” chiede il docente, sapendo che è ciò che interessava a tutti noi presenti. Politi: “Le scuole per giornalisti ormai sono fabbriche per disoccupati, nelle redazioni non ti fanno più entrare… Io mi sto battendo, come Presidente, da molto per questo argomento delicato. Non possono esserci ancora giornalisti sfruttati e pagati 5 euro ad articolo senza rimborsi. Una volta si faceva il praticantato adesso invece, finalmente, basterò dimostrare che per 3 anni si è svolto un lavoro continuo di giornalista, con articoli anche su piccoli giornali, il tutto con controlli fiscali e legali e finalmente poi si potrà sostenere l’esame (che forse adesso quello da Pubblicista sarà abolito, a luglio l’ardua sentenza, ed è un bene), oppure attraverso l’università.

Marco Politi poi è costretto a scappare per un intervento in Rai. A prendere la parola è adesso Giuseppe Smorto, caporedattore de LaRepubblica.it. Il suo discorso può sembrare a tratti più utopistico e meno “spaventoso e crudo” di quelli del docente o del suo collega, dato che secondo lui se sei bravo prima o poi arrivi, emergi, e che i giovani ormai sono alla ribalta e che presto soppianteranno i “vecchi” che non riescono a mettere in paro con i tempi e con la tecnologia. “Prima di tutto, ” dice “ci vogliono la Motivazione, che non si insegna nelle università e la Curiosità.” Ovviamente, conoscendo il suo ruolo, è a favore del digitale anche se non nega che la carta abbia la sua importanza. “Su internet le notizie corrono veloci e sono come dei “toccata e fuga”. Sulla carta poi abbiamo il tempo e lo spazio per inserire approfondimenti di qualsiasi genere. Non canta poi tanto se la notizia è su carta o web: conta la notizia, punto.

Ha introdotto poi l’argomento dei contenuti “gratis” su internet, dato che per molti l’informazione non deve essere pagata. Dice che non può essere solo gratis perchè potrebbe andarne a discapito la qualità del giornale e della notizia. “Non è che si pensa solo al guadagno, ma le spese ci sono e non sono poche. A breve infatti faremo uscire una versione solo digitale della Repubblica, un quotidiano serale detto R-Sera, che sarà appunto a pagamento.

Il docente Scheggi-Merletti chiede come si faccia a conciliare qualità e velocità del web. “Ormai la velocità vince sulla qualità. Certe, le regole sono sempre quelle ma tutti vogliono l’immediatezza, non conta più tanto il “preciso e ordinato”. Serve il pratico, il pragmatico.”

Concludono l’incontro lo Scheggi-Merletti aiutato dal suo collega Giampiero Gamaleri, professore ordinario a Roma3, spiegando come internet è così vario e non sempre è facile trovare le notizia giusta e saper valutare. “Su internet trovi spigole e ciabatte“, volendolo citare. Tutto deve venire da noi, dal nostro saper valutare e saper analizzare criticamente i siti che visitiamo, studiarne la gerarchia e l’affidabilità. Un po’ giornalisti lo siamo sempre anche noi tutti anche quando semplicemente troviamo e leggiamo una notizia sul web, o sulla carta.

 



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