Allontanamento dalla casa coniugale
  • Google+
  • Commenta
21 aprile 2012

Allontanamento dalla casa coniugale: è sempre addebito della separazione?

A tutti sarà capitato di ascoltare durante la celebrazione del matrimonio, la lettura dell’Art. 143 c.c. Ma cosa accade in caso di Allontanamento dalla casa coniugale

Allontanamento dalla casa coniugale

Allontanamento dalla casa coniugale

Ebbene, attraverso questo adempimento espressamente richiesto dalla legge, si vuole affermare che dalla nascita del vincolo di coniugio discendono tutta una serie di doveri quali la coabitazione, l’assistenza morale e materiale ed infine la reciproca fedeltà.

In fase di separazione (cui seguirà il divorzio) nell’intollerabilità della convivenza confluiscono tutte le ragioni, più o meno fondate, che ufficializzano la crisi coniugale e nel caso in cui venga accertata la lesione degli obblighi derivanti dal matrimonio il giudice, dopo aver pronunciato la separazione, può anche dichiarare a quale dei due, ed eventualmente ad entrambi, sia addebitabile nel pieno rispetto degli Artt. 151, comma 2, e 156 del Codice Civile.

Trattasi del c.d. “addebito”, attraverso cui si vuole “sanzionare” tale violazione con effetti sul piano patrimoniale e successorio nei rapporti tra i coniugi.

La giurisprudenza di legittimità, infatti, ha recentemente stabilito che per l’addebito non può farsi riferimento solo alla violazione  dei doveri coniugali, in quanto deve provarsi che la crisi coniugale è divenuta irreversibile esclusivamente in conseguenza del comportamento volontariamente e consapevolmente contrario a tali doveri da parte di uno o di entrambi i coniugi (Cass. Sent. n.1402 /2008).

Può accadere, tuttavia, che uno dei due coniugi violi i doveri coniugali per  “giusta causa”,  in reazione alla condotta dell’altro coniuge il quale è responsabile di una situazione che produce un’intollerabilità della convivenza; in questa ipotesi non può addossarsi alcun  addebito al coniuge che si allontana dalla casa familiare (Cass. Sent. n. 2740/2008 ).

E’ evidente che per una corretta valutazione della “giusta causa” il giudice deve necessariamente analizzare e comparare  i comportamenti di entrambi i coniugi,  anche per capire le implicazioni psicologiche che rendano insopportabile la coabitazione.

Oltre ai casi di adulterio o di maltrattamenti, l’omesso contributo ai bisogni familiari o gli ostacoli frapposti per l’indirizzo comune della vita della famiglia possono rientrare nella nozione di “giusta causa”; ma non solo, vi rientrano anche le condotte di terzi.

La Cassazione, infatti, in una sua pronuncia, ha specificato che “l’allontanamento dalla residenza familiare che, ove attuato unilateralmente dal coniuge, e cioè senza il consenso dell’altro coniuge, e confermato dal rifiuto di tornarvi, di per sé costituisce violazione di un obbligo matrimoniale e conseguentemente causa di addebitamento della separazione poiché porta all’impossibilità della coabitazione, non concreta tale violazione allorché risulti legittimato da una “giusta causa”, tale dovendosi intendere la presenza di situazioni di fatto, ma anche di avvenimenti o comportamenti altrui, di per sé incompatibili con la protrazione di quella convivenza, ossia tali da non rendere esigibile la pretesa di coabitare”. (Cass. Sent. n. 1202/2006).

I Giudici di Piazza Cavour, esaminando il comportamento di una suocera la quale mediante pedisseque invadenze nel contesto familiare si era resa protagonista e promotrice di una  situazione intollerabile tra i coniugi, ha stabilito che “l’abbandono del tetto coniugale, compiuto da uno dei due, non può essere posto a fondamento del fallimento dell’unione ma realizza una mera presa di coscienza, rispetto ad una situazione di intolleranza della convivenza, maturata da tempo” (Cass. Sent. 4540/2011)

Pertanto,  è sufficiente la sussistenza di una situazione impedisca una sana e civile coabitazione, senza rischiare che la propria condotta possa essere equiparata ad una iniziativa “ingiusta, illecita, insensata e foriera di conseguenze negative per la prole”.

In conclusione, può ritenersi che l’allontanamento dalla casa familiare non rappresenta ex sé  alcuna lesione dei doveri nascenti dal matrimonio in presenza di una “giusta causa”, la quale può riscontrarsi anche nei casi di frequenti contrasti e litigi cagionati dall’intromissione di terzi (ad es. la suocera) e nel successivo peggioramento dei rapporti coniugali anche in assenza di tradimento o di violenze.



© Riproduzione Riservata