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domenica, 26 maggio 2013
10 aprile 2012

Due facce della stessa Italia: Giusi Spagnolo e Renzo Bossi

Giusi Spagnolo il giorno della laurea

Storia vera di una ragazza down che si laurea in lettere e di un ex consigliere regionale inquisito per aver comprato la laurea con i soldi del partito.

Ci sono due Italia diverse da raccontare, fatta di persone prima che di partiti. Ne abbiamo sentito parlare tante volte, ma in questi giorni caratterizzati da notizie sconfortanti, vi è un maggior bisogno di una buona nuova.

L’Italia di chi compra la laurea all’estero, perché probabilmente non in grado di prendersela nella nostra nazione, si scontra con la storia di Giusi Spagnolo, una ragazza down di 26 anni laureatasi l’anno scorso in Beni demoetnoantropologici (sotto Lettere) all’Università di Palermo con una votazione di 105/110.

La sfida iniziata sette anni fa dalla famiglia Spagnolo, si è conclusa con un primato “Giusi è riuscita a dimostrare che le persone con sindrome di Down possono accedere ad alti standard di studio. Lei è la prima donna in Italia. Speriamo non sia l’ultima” – affermò il padre orgoglioso.

Con la laurea ancora in mano Giusi non escluse di raggiungere un altro grande sogno: diventare maestra: “mi piace lavorare con i bambini ed è stato bellissimo sentirmi chiamare “maestra”, spero un giorno di poterlo fare sul serio“.

Giusi è l’esempio lampante che con la forza di volontà e la determinazione nulla sia impossibile. Messaggio che il pupillo padano – Bossi Jr- non colse, perché nello stesso periodo lui lanciò un messaggio differente che sta venendo a galla ora con le indagini sull’appropriazione indebita dei soldi del partito. Si è scoperto che il figlio dell’eroe in canotta bianca e dell’”orgoglio padano”, abbia utilizzato più di centomila euro per prendersi una laurea presso un’università privata oltre manica.

Renzo Bossi nel mirino delle critiche, viene beffato anche sul web

Battezzato come “trota” dal padre stesso e beffeggiato dai più per i suoi scarsi risultati scolastici ( gli ci vollero tre tentativi affinché il diploma di scuola superiore fosse suo), fece già scalpore quando divenuto consigliere della Regione Lombardia, guadagnava circa 16.000 euro al mese, quasi quanto 13 ricercatori.

Veramente una beffa se si pensa che chi l’ha voluto lì, fu proprio il padre. Nessun merito se non quello ereditato dal cognome. Nessuna buona qualità, che facesse pensare che nonostante tutto meritasse quel posto. L’idea ancora più imbarazzante è che quei soldi erano di tutti i contribuenti, di famiglie che vorrebbero poter avere borse di studio per i propri figli, ma che causa crisi si sono visti dimezzare sia il numero delle borse che il contributo stesso. E come ciliegina sulla torta l’idea che per anni si siano mostrati come il “partito pulito”, quello che screditava e svergognava tutti gli altri. Ancora una volta soldi pubblici spesi male.

Nulla di strano, considerato che il tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, e fautore di tutto lo scandalo, aveva dichiarato ben due lauree – una in Scienze della comunicazione presso l’Università di Malta, l’altra in Scienze politiche ottenuta a Londra – risultate poi entrambe false.

 

Ci sono paesi in cui chi arriva ai piani alti, vi arriva per merito e per competenza; successivamente onorato della carica che ricopre, il personaggio in questione dovrebbe mantenere un comportamento il più idoneo e irreprensibile possibile. Questo paese non è l’Italia, o almeno non è l’Italia che ci rappresenta. Noi siamo con Giusi perché possa diventare maestra, nonostante tutti i limiti e le difficoltà che incontrerà sul suo percorso. Dell’altra faccia dell’Italia, quella costituita da chi va avanti per cognome, raccomandazioni e illegalità, ne vorremmo fare veramente a meno.

 

 

 

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