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2 maggio 2012

Il nome fa la differenza

L’Italia delle raccomandazioni e del “si va avanti solo se sei qualcuno”, purtroppo non lascia mai a corto di novità, macchiandosi di un nuovo e criminoso atto di discriminazione sociale. Si parte da una situazione comune; quella di un uomo e una donna che dopo un incidente in motorino corrono in ospedale.

Una volta giunti al Pronto Soccorso, i due effettuano il triage, attraverso il quale si stabilisce (facendo simbolicamente uso di tre codici: verde, giallo e rosso) la gravità della propria situazione di salute. Il codice verde ad esempio è tipico di chi ha bisogno di essere curato ma non è in pericolo di vita e quindi può aspettare. Se capita però che ad avere il codice verde siano Belen Rodriguez e Stefano De Martino, i colori dei codici assumono tutt’altro significato, per cui verde e rosso si equivalgono e “aspettare” diventa parola piuttosto impropria.

Per “gente di spettacolo” (e che da spettacolo), il “pericolo di vita” è direttamente proporzionale al proprio aspetto fisico e dunque un codice verde può diventare rosso se le escoriazioni subite (e che necessitano semplici punti di sutura), potrebbero in futuro compromettere l’aspetto fisico degli interessati e di conseguenza ledere una carriera costruita a colpi di “intrighi e tradimenti”.

Qualcuno stavolta, ha deciso di parlare e rompere il silenzio che volentieri si cela dietro tante ingiustizie e di cui spesso (quasi sempre) a farne le spese è “ l’uomo qualunque”. Un medico dell’ospedale del SSN della Regione Lazio, ha scritto una lettera per il sito di gossip Dagospia (quì le parole del medico http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/1-un-medico-di-un-ospedale-romano-ci-scrive-belin-belen-che-pronto-soccorso2-38427.htm) nella quale esplicitava che la showgirl Belen, nonostante il codice verde, sia stata trasferita all’ospedale Sandro Pertini perchè meglio attrezzato in fatto di chirurgia plastica. Il tutto per scongiurare una sutura alla Frankenstein e una mancata carriera.

L’incresciosa situazione non è certamente una novità. Purtroppo l’accaduto si riduce tristemente ad un altro caso di sopraffazione in una lista già molto lunga. Belen è donna di spettacolo e c’era da aspettarselo un “trattamento con i guanti” (trattamento che sarebbe stato riservato a chiunque avesse avuto un nome noto o una piccola “spinta”) a discapito di tutti i codici verdi, magari più seri dei suoi punti ad un braccio, che hanno atteso ore ed ore, forse un giorno intero per il semplice fatto di essere gente comune.

Viene in mente la frase di una canzone di Caparezza che recita così: “io voglio passare ad un livello successivo” , “livello” da intendersi come augurata crescita personale. La domanda è: perché in pochi e non in molti si augurano una crescita personale? Perché non si va oltre questo reiterato, logoro e stancante “livello” di mediocrità?   



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