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sabato, 25 maggio 2013
10 maggio 2012

Il Prof. Tedeschi racconta SMSocialNetwork per la Sclerosi Multipla

Solo pochi giorni dall’attivazione… ed è già un successo! Parliamo di Smsocialnetwork, il primo social dedicato alla sclerosi multipla, voluto e ideato dal Centro per la Sclerosi Multipla della Clinica Neurologica II della Seconda Università di Napoli.  Già in un precedente articolo, Controcampus ha voluto raccontare di questa inedita apertura della medicina e della ricerca al mondo virtuale, sottolineando l’egregio lavoro svolto dal gruppo promotore e descrivendo gli importanti obiettivi di questa lodevole iniziativa (http://www.controcampus.it/2012/05/social-network-per-la-sclerosi-multipla-succede-alla-ii-universita-di-napoli/) .

Controcampus,  incontra oggi  per i suoi lettori, il Professor Gioacchino Tedeschi, direttore del Dipartimento di Scienze Neurologiche della II Università di Napoli, figura di calibro nell’ambito della ricerca sulla SM e mente del progetto SmsocialNetwork.

1. Dottor Tedeschi, ci racconti, come è nata l’idea di creare un network come Smsocialnetwork?

I pazienti affetti da Sclerosi Multipla (SM) sono in gran parte giovani e pertanto abituati ad informarsi con i moderni mezzi di comunicazione. A me e ai miei collaboratori del Centro per la SM della Clinica Neurologica II della Seconda Università di Napoli (SUN), la prof.ssa Simona Bonavita e i dott.ri Antoni Gallo e Luigi Lavorgna, è sembrato utile servirsi delle possibilità offerte da internet creando un Social Network dedicato alla SM in cui i pazienti, quando vogliono e da casa loro, possano rivolgerci le domande più varie senza l’imbarazzo che a volte può condizionarli in occasione delle visite presso il nostro centro. Inoltre, i pazienti possono chattare tra di loro per scambiarsi informazioni e condividere soluzioni a problemi che a volte noi professionisti possiamo avere difficoltà a individuare. A tal proposito, è prevedibile che il confronto con persone che condividono i propri stessi problemi allevi il disagio e che sentirsi proporre una soluzione ad un problema da un “collega” possa essere anche più convincente che sentirselo dire dal prorpio medico di fiducia. Infine, il socialnetwork potrebbe essere particolarmente utile per i pazienti che non possono recarsi nei centri SM o che comunque abbiano difficoltà a muoversi.


2. Quale contributo pensa possa dare questo luogo di scambio virtuale alle persone che purtroppo oggi vivono il disagio di questa malattia?

La malattia colpisce soggetti generalmente giovani ed ha un decorso molto variabile, da una forma benigna in cui i pazienti non hanno alcuna disabilità, a forme più gravi in cui la disabilità può impattare anche molto sulla qualità della vita. Le terapie attualmente disponibili, devono essere individualizzate tenendo conto delle caratteristiche del singolo paziente e del rapporto rischio/beneficio di ogni singolo farmaco. Le problematiche che i pazienti possono incontrare nella vita quotidiana sono le più svariate. Pertanto è quasi automatico che i pazienti possano avere le domande più variabili, da porre a noi neurologi, ma anche da condividere con gli altri pazienti. Il socialnetwork ha anche una sezione non medica che fornirà informazioni su argomenti ludici, dal cinema ai viaggi, alla letteratura, alle attività sportive che possano interessare ai pazienti con SM e qui possiamo già contare sulla collaborazione di esperti dei singoli settori che, perchè essi stessi pazienti o familiari di pazienti, vedranno i rispettivi ambiti dal punto di vista del paziente affetto da SM. Infine, io e i miei collaboratori cureremo una sezione scientifica in cui le informazioni sugli argomenti di attualità saranno trattati in modo da essere compresi anche da chi non ha una preparazione professionale specifica.

 

3. Oltre ai suoi collaboratori, hanno contribuito al suo progetto anche studenti universitari campani?

A questo progetto non hanno collaborato studenti universitari campani, ma io approfitto volentieri di questa occasione per ringraziare i numerosi studenti della SUN che frequentano il Centro per l’aiuto che ci danno nel seguire i pazienti con SM.


4. Dal suo punto di vista, la ricerca in Italia sulla sclerosi multipla, riesce effettivamente a dare un contributo importante sul panorama medico internazionale o anche in questo ambito i contributi statali sono esigui?

Questo è un tasto molto delicato. La ricerca ha bisogno di motivazione, ma anche di opportunità e queste ultime dipendono da un insieme di fattori sociali, politici, economici ed accademici. Non volendo fare una disamina accurata, ma volendo rispondere alla sua domanda, la risposta è si, la ricerca italiana è all’avanguardia e mi fa piacere poter dire che anche il nostro gruppo di ricerca ha prodotto contributi di rilievo. Tutto ciò è stato possibile grazie al fatto che da circa due anni abbiamo fondato un Centro di Ricerca in Risonanza Magnetica che offre possibilità di far ricerca a diversi neurologi e anche a diversi studenti e specializzandi.


5. Quale sarebbe stata la prima frase che avrebbe scritto o che forse scriverà su Smsocialnetwork per rompere il ghiaccio e invogliare a un confronto sereno gli utenti e per far capire loro l’importanza di questa nuova realtà sociale?

Parliamoci apertamente nell’interesse di tutti perchè l’avanzamento delle conoscenze e la soluzione ai problemi è l’obiettivo comune di tutti noi, pazienti e medici.


6. Cosa direbbe, invece, a un giovane studente di medicina, perché non si scoraggi rispetto alle problematiche attuali universitarie e lavorative, rispetto alla nostra Italia “risparmiatrice” nel settore della ricerca e perché no, per aiutarlo a non arrendersi rispetto a un percorso di studi complesso e duro?

Io ho la fortuna di essere circondato da tanti studenti eccellenti, che affrontano egregiamente e con entusiasmo un percorso di studi non solo duro, ma anche complicato da problemi logistici. Proprio per questo mi causa disagio sapere che non tutti potranno realizzare i loro progetti e che le loro potenzialità non possano giovare al sistema, ma ancor prima della ricerca v’è il problema dell’occupazione. Ritengo indispensabile un allargamento dei posti di specializzazione in neurologia e, per quanto riguarda il sistema accademico, uno snellimento e un allargamento delle modalità di accesso alla carriera universitaria. Come già sperimentato in altri paesi e come in parte previsto nelle ultime disposizioni ministeriali, una soluzione efficace potrebbe essere il reclutamento con posizioni a tempo determinato che vengano poi confermate dopo un periodo di apprendistato in base alla qualità del lavoro svolto.

Un sentito grazie al Professor Tedeschi per la sua disponibilità.

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