Ultimo articolo delle 17:01 a cura di Lucia Picardo
mercoledì, 19 giugno 2013
22 maggio 2012

L’Università della Tuscia: scoperti campi illegali di Kiwi, olivi e ciliegie transgeniche

Mai come ora il mondo dell’alimentazione è così sotto controllo, la popolazione è esigente e vuol essere informata sul cibo di cui si nutre.

Ovviamente l’ingegneria genetica, ha fatto in questi anni passi da gigante, appurando sistemi e innovazioni capaci di sfidare la natura modificando geni e inserendo genomi diversi, a volte anche di specie diversa. OGM o organismi transgenici, sono il loro prodotto.

Un’abilità geniale che dire, ma i fruitori, i singoli cittadini hanno diritto di sapere cosa mettono in tavola e devono essere per questo coscienti.

Questione di salute e legalità, faccenda che è sicuramente mancata all’Università degli studi della Tuscia di Viterbo, la quale operava tranquillamente nella coltivazione di campi sperimentali, seppure l’autorizzazione per la sperimentazione fosse già scaduta nel 2008 e la sua richiesta di rinnovo mai accettata, respinta per impossibilità di ottemperare alla normativa vigente in merito al confinamento dei campi transgenici.

Ed è questo il motivo che ha spinto Mario Capanna, presidente della FDG, Fondazione Diritti Genetici, a denunciare ai ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura e alla governatrice Polverini, questo stato di illegalità da parte dell’Università degli studi della Tuscia.

“Nonostante la dismissione dei campi sperimentali – afferma Capanna- nell’aprile 2012 la Fondazione ha documentato la permanenza in campo delle piante oggetto di sperimentazione che risultavano, peraltro, prive di protezioni atte ad impedire la diffusione del polline dei ciliegi già in fiore”.

Prima di procedere alla distruzione dei campi illegali, il Presidente della FDG, chiede sempre nella lettera la possibilità di rilevare campioni per acquisire quanti più dati e informazioni per stilare un resoconto delle piante geneticamente modificate.

Lo stesso Capanna ha chiesto apertamente nella lettera un parere alle istituzioni destinatarie della stessa, nel termine perentorio di 15 giorni, dove in caso contrario intraprenderà le vie legali.

Biotecnologie tra scienza e società, così recita il logo della Fondazione Diritti Genetici, e proprio così, si dovrebbe vivere una società supportata dalla scienza MA per una migliore qualità della vita!

 

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