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giovedì, 27 novembre 2014
17 maggio 2012
 

Opinioni a confronto sui Test Invalsi: la parola alle insegnanti italiane!

Intere scolaresche che ne tentano il boicottaggio, associazioni studentesche attive nella raccolta di firme per proporre la loro abolizione, insegnanti in protesta, sindacati in lotta gli uni contro gli altri.

Invalsi

Invalsi

Tema: i Test Invalsi, le prove volute “assolutamente” dal Governo italiano al fine di valutare il livello di apprendimento degli studenti al terzo anno della scuola secondaria di primo grado, e quindi, per entrane nel merito della stessa qualità dell’insegnamento in Italia.

Oggi, una realtà di fatto eclatante: i test stentano a raccogliere “reali” consensi.

Criticati per l’inefficacia nel raggiungimento dell’obiettivo per cui sono nati e, soprattutto, contestati su tutto il territorio nazionale per il frequente regime di irregolarità in cui essi vertono, i test Invalsi, attualmente si può dire, stiano “spaccando” in tre il territorio nazionale: dissidenti, consenzienti e/o semplicemente compiacenti.

Ma qual è effettivamente il problema? Test incapaci di rilevare la qualità dell’insegnamento per la loro deficienza strutturale? Un corpo docente che più volte prova a dirottare i risultati verso livelli a loro più congeniali? Risultati inficiati per l’ansia generalizzata degli stessi scolari nello svolgimento delle prove?

Per il Ministro Profumo, i test Invalsi, senza dubbio, svolgono appieno il loro compito e così dichiara “L’Italia ha bisogno della valutazione: solo guardandosi allo specchio il paese può migliorarsi. La carenza di cultura della valutazione di cui soffre il paese ci sta penalizzando nei confronti internazionali“.

Controcampus oggi, in considerazione di queste numerose “agitazioni” che stanno coinvolgendo e “sconvolgendo” gran parte delle scuole dell’obbligo italiane, vuole “tentare” di capire, attraverso il parere di chi insegna, di chi questi test li vive e, dunque, ha delle ferree basi per poterli giudicare e/o valutare, se effettivamente gli Invasi abbiano concretamente il “potenziale” necessario affinché possano essere effettivamente definiti quale specchio della qualità dell’insegnamento italiano.

Laura, provincia di Salerno, insegna alla scuole medie Lettere: …le prove invalsi per me sono una perdita di tempo perché può capitare che, quel giorno, un ragazzo preparato e studioso possa sbagliare diverse risposte preso magari dall’ansia, dalla stanchezza (2 prove – italiano e matematica – in un’unica somministrazione giornaliera!!!!) o da una giornata particolarmente negativa e, di contro, un ragazzo non proprio eccellente possa avere avuto la fortuna di segnare molte risposte esatte!!! Quindi io ci credo poco a questi test come strumento di valutazione oggettiva. Si valuta l’alunno nel corso dei giorni, dei mesi, dalle sue potenzialità, dai progressi fatti durante tutto l’anno scolastico. L’unico aspetto positivo è che, con le prove INVALSI, gli alunni si abituano ad esprimere le proprie conoscenze tramite test (con risposte chiuse e/o aperte) visto che ormai oggi per accedere a tutte le Università o nel mondo lavorativo c’è sempre da superare qualche test d’ingresso, di ammissione o simili (sul tipo Invalsi)!!!

Anna, Bologna, insegna alle scuole elementari Matematica e Scienze: “I test invalsi che somministriamo agli alunni non forniscono valutazioni oggettive sulla qualità dell’insegnamento e in particolare sulla preparazione degli alunni, perché non corrispondono ai programmi che ogni singolo docente, grazie all’autonomia e alla libertà di insegnamento, svolge nella propria classe. Come insegnanti siamo tenuti a seguire i programmi ministeriali, ma possiamo adeguarli alla classe, quindi alle esigenze, alle capacità e alle attitudini dei singoli allievi. Inoltre spesso le domande, i quesiti posti dai test sono di difficile interpretazione da parte degli alunni. Infine i test sono generici, non considerano le difficoltà di apprendimento o altri problemi non certificati dei vari alunni”.

Angela, Salerno, insegna  alle scuole elementari Matematica e Scienze: Le prove Invalsi non forniscono valutazioni “oggettive” sulla qualità dell’insegnamento e sul grado di preparazione degli alunni perché sono spesso falsate dall’ansia da prestazione: i bambini più bravi sono quelli che ottengono i risultati peggiori, consapevoli, infatti, dell’importanza della prova, temono di non comprendere le consegne (che tra l’altro risultano spesso di difficile comprensione). Il Ministero, inoltre, pur prevedendo la possibilità di prove differenziate in alcuni casi (alunni con DSA- alunni con disturbi specifici dell’apprendimento) non considerano che in una classe ci sono diversi livelli di apprendimento che richiedono prove soggettive predisposte per ciascun gruppo di livello. Le prove, quindi, non mettono in evidenza i progressi compiuti da ciascun bambino rispetto al punto di partenza, ma solo gli obiettivi non raggiunti delle Indicazioni Nazionali”.

Carla, provincia di Bologna, insegna alle scuole elementari Matematica e Scienze: “Sono tra le insegnanti che le somministrano per dovere e non perché crede nella loro validità. Il linguaggio usato nelle consegne è diverso da quello che si usa abitualmente per proporre gli esercizi; non sempre c’è una reale corrispondenza con i programmi svolti in quanto la libertà di insegnamento consente di approfondire alcuni argomenti piuttosto che altri e di affrontarli in momenti diversi da classe a classe nell’ambito delle Indicazioni Nazionali che prevedono il conseguimento degli obiettivi alla fine del triennio e alla fine del quinquennio. Alcuni insegnanti per cercare di fare “bella figura” con il Ministero, dal mese di aprile tralasciano le programmazioni per far allenare i bambini somministrando loro tutte le prove Invalsi degli anni precedenti compromettendo l’intero percorso didattico”.

Laura Properzi, insegna Italiano, Arte e immagine, Musica, Storia, Geografia, Matematica, Scienze e Tecnologia, Laboratorio multimediale-informatico presso la scuola Primaria  “Borgo Rosselli” del Circolo didattico di Porto San Giorgio (FM): Chi mi conosce sa che non sono mai stata contraria alla somministrazione dei test Invalsi, dei quali ho sempre apprezzato la tipologia che, a mio parere, si svincola da un certo modo ormai superato di proporre agli studenti esercitazioni e verifiche sui contenuti piuttosto che sulla attestazione del raggiungimento di competenze. Ritengo che la fase di insegnamento/apprendimento debba trovare il proprio banco di prova nella capacità di trasferire in altri contesti quanto appreso, e le prove Invalsi mi pare abbiano proprio questo come principale obiettivo. L’azione didattica deve avere a monte una programmazione che si orienti in tal senso: la progettazione di attività che mirino a far impiegare strumentalità e conoscenze acquisite in contesti nuovi, ipotizzandone l’applicazione in situazioni quanto più possibile concrete e vicine alla realtà. E’ pur vero che tanto si può ancora dire e fare per migliorare la proposta dei test, ma è fuori di dubbio che l’Italia debba avvicinarsi agli standard europei di apprendimento. Se la strada è questa, è necessario impegnarsi a percorrerla nel migliore dei modi, nella convinzione che esprimere soltanto pareri negativi o di più o meno velata protesta non serva. Ancor più se lo si fa con la sola intenzione di vedere abolite le prove stesse. Credo invece che un sano atteggiamento di collaborazione con l’agenzia che le propone sia quello di esprimere un’opinione solo dopo averle attentamente vagliate e proposte ai ragazzi; dopo averci lavorato nel corso di tutto l’anno scolastico; dopo aver fatto seguire, al momento della somministrazione individuale, un’attenta riflessione collettiva in classe sui percorsi di ragionamento che hanno guidato ciascun alunno a preferire certe risposte ad altre. Detto questo, concludo con l’ultima osservazione personale: tra i test inseriti nelle prove di quest’anno mi sembra che ce ne fossero alcuni di particolare complessità e forse non del tutto adeguati alle programmazioni didattiche seguite e/o (soprattutto!) al grado di maturazione intellettiva dei ragazzi. Mi chiedo se siano da rivedere i quesiti, e il loro livello di difficoltà in relazione alle classi in cui vengono proposti, o se piuttosto io stessa come insegnante avrei potuto/dovuto lavorare di più e meglio per avvicinare i miei alunni alla loro corretta risoluzione. O, meglio, se si debba lavorare tutti insieme, su più fronti, per potenziare l’apprendimento dei nostri studenti”.

Francesca, Napoli, insegna nella Scuola Primaria Italiano: “I test Invalsi li ritengo adeguati alla preparazione degli alunni e possono essere validi strumenti per la valutazione complessiva del livello di istruzione della scuola italiana, ma non sempre sono attendibili dal momento che, molto spesso, le insegnanti aiutano gli studenti dando scarsa importanza a questi test. Non credo, inoltre, che la correzione di tali prove sia di nostra competenza: le schede di valutazione sono infatti organizzate per una facile lettura meccanografica (piccoli cerchietti in tabelle davvero troppo piccole che possono indurre facilmente in errore) e la correzione avviene in orario extrascolastico non retribuito. Per tali motivi ogni anno, all’arrivo delle prove Invalsi, si scatenano malumori e contestazioni da parte dei docenti che, giustamente, non ritengono spetti a loro la correzione di queste prove“.

La volontà di gran parte delle intervistate di non ricondurre le loro dichiarazioni ad una identità ben definita, riassume chiaramente l’entità del problema e la complessità della situazione che si è venuta a creare nelle scuole italiane. Le contestazioni sulla validità e l’applicabilità dei Test Invalsi e tutte le polemiche che si sono innescate, da quanto ci raccontano molte delle  insegnanti incontrate, avrebbero creato  nelle scuole un regime più o meno celato “di controllo” da parte del Governo, rispetto alla più o meno ottemperanza nel somministrare, secondo lo specifico standard previsto, le stesse prove.

Il mio personalissimo grazie va a Laura, Angela, Carla, Anna, Francesca e Laura per la loro pazienza e soprattutto per averci gentilmente aiutato, con le loro testimonianze, a districarci nel mondo “confuso” dei Test Invalsi.

 

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