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giovedì, 23 maggio 2013
25 giugno 2012

Dal Sud Africa un fiore in grado di curare la depressione

fiore del genere Crinum

L’Università di Copenhagen testa alcune sostanze naturali e scopre gli effetti benefici di alcune di queste sul sistema nervoso centrale.

I fiori appartenenti ai generi, Crinum e Cyrtanthus in particolare possono agire positivamente su alcuni meccanismi cerebrali e curare la depressione.

Un numero cospicuo di farmaci contro la depressione ha scarso effetto sui pazienti in quanto non riesce a penetrare alcune barriere protettive cerebrali.

Esistono delle vere e proprie barriere emato-encefaliche che filtrano tutte le sostanze, che attraverso il sangue possono arrivare al cervello.

Si tratta di proteine di trasporto che una volta riconosciute determinate molecole le legano e le spingono fuori dalle cellule.

Lo scopo di queste proteine di trasporto è quello di espellere sostanze tossiche, spesso però espellono anche farmaci, in particolare farmaci utilizzati nella cura del cancro e di malattie psichiche, quali la depressione.

Le sostanze contenute nei due fiori sudafricani possono agire accompagnando le sostanze medicinali in profondità così che non vengano pompate nuovamente all’esterno e la loro azione persista.

Il meccanismo sfrutta l’azione inibitoria operata dagli alcaloidi dei fiori sulla glicoproteina-P.

La glicoproteina P è la più comune pompa molecolare che protegge le nostre cellule dalle molecole tossiche. Si trova nella membrana cellulare ed è continuamente alla ricerca di molecole estranee idrofobiche. Quando ne trova una la intrappola in una tasca profonda all’interno della proteina e poi cambia la propria conformazione.

La nuova conformazione ha un’apertura verso l’esterno della cellula e la molecola viene espulsa. Questo processo funziona consumando una molecola di ATP per garantire che tutto avvenga rapidamente.

Se però si impiegano le molecole derivanti dai due fiori sud- africani, la pompa può essere inattivata e può essere garantito l’assorbimento di determinati farmaci.

La ricerca sui due fiori dunque risulta promettente, anche se ancora molte indagini dovranno essere compiute rispetto alla capacità mediatrice, farmaco-assorbente delle molecole contenute in essi.

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