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mercoledì, 22 maggio 2013
27 giugno 2012

Detachment, olocausto del pensiero

Il supplente di Letteratura Henry Barthes tiene la sua lezione davanti ad un’aula vuota ed in totale abbandono

Non aspettatevi il classico film sulla scuola con tutti i suoi cliché. Detachment è un pugno nello stomaco.

Fulcro del film è il fallimento, su più livelli, di un’intera società, la società americana.

La scuola di cui si parla nel film è una scuola che sta per chiudere, chiaro campanello d’allarme di un sistema in crisi. I soli interessati a che ciò non accada sono, infatti, i pescecani dell’industria immobiliare.

A traghettarci attraverso questo oceano di miserie è un supplente, non un professore, stremato dalla vita: Henry Barthes, (Adrien Brody superbo), i cui sforzi di caricare sulle sue spalle tutti i mali del mondo, danno come unico risultato il non riuscire a risolvere nulla concretamente. Vedi, ad esempio, la baby prostituta salvata dalla strada e poi abbandonata o la studentessa castrata dal padre e tormentata dai compagni che prima incoraggia e poi, involontariamente ferisce.

Henry Barthes parla guardandoci dritto negli occhi, con lo sguardo di chi ha appena superato un grave esaurimento nervoso. E’ una versione moderna della figura mitologica del titano: un Prometeo che ha capito dove risiede il male ma è troppo debole anche solo per scalfirlo.

Il male, nella fattispecie, è rappresentato dai falsi modelli del successo, del profitto e della bellezza esteriore propinati senza sosta dal mondo dei media e della politica, colpevoli di aver scatenato un nuovo olocausto, cito testualmente, del pensiero.

L’attore Adrien Brody posa insieme al regista del film Tony Kaye

I ragazzi, se pur in qualche modo consci di questo, canalizzano la loro rabbia e le loro frustrazioni nella direzione sbagliata, cioè proprio verso quei professori che sono i soli in grado di aiutarli. Per i loro genitori, assenti ingiustificati in tutto il film, sembra non esserci più speranza.

Detachment è l’ultima fatica del regista inglese Tony Kaye, ebreo proveniente da famiglia ultra ortodossa, noto per il suo film d’esordio: American History X del 1998. Buono il cast su cui spicca un ispirato James Caan, linguacciuto professore dipendente da psicofarmaci.

Presentato all’ultima edizione del Tribeca Film Festival.

La frase d’esordio: non mi sono mai sentito allo stesso tempo cosí distaccato da me stesso e cosí presente nella realtá è di Camus.

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