Ultimo articolo delle 13:29 a cura di Lucia Picardo
domenica, 19 maggio 2013
13 giugno 2012

Parma, Zani rompe gli indugi: elezioni!

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Gino Ferretti, Rettore dell'università di Parma dal 2000 (fonte: www.free-italia.net)

Altro che conciliazioni e disgeli: all’università di Parma il gioco delle parti sembra in procinto di andare per le lunghe.

A far parlare di sé, tanto per cambiare, è il Rettore Gino Ferretti, causa una sorta di “complotto” ordito nei suoi confronti.

Il “mandante” è ancora una volta Sergio Zani, il Decano che appena due mesi fa aveva scritto al Ministro Profumo (e prima di lui Loris Borghi, preside di Medicina) per chiedere lumi sulla eventuale proroga di cui Ferretti avrebbe usufruito.

Il Rettore si arroga tuttora, in base alle disposizioni del nuovo statuto, il diritto di restare in sella sino al termine dell’anno accademico 2012-2013. Un mandato senza fine, quello di Ferretti, al timone dell’ateneo emiliano da oltre dieci anni (è in carica dal 2000).

Ora però il Decano, come documentato da Silvia Bia (Il Fatto Quotidiano) ha deciso di ricorrere alle maniere forti, e con lui la “fazione” di docenti (e non sono pochi) che si oppongono al provvedimento.

Scaduto il tempo delle lettere e delle richieste di chiarimento, la soluzione caldeggiata da Zani & soci è drastica: alla luce dell’ingiustificato silenzio del MIUR in merito alla faccenda, sono state fissate per il 27 settembre le elezioni per la nomina del nuovo Rettore.

Una decisione clamorosa, figlia, come ribadisce Zani, delle mancate delucidazioni del Ministero, “maturata dopo un lungo periodo di riflessione e vari colloqui con alcuni giuristi del nostro Ateneo. Ho ritenuto di adottare tale deliberazione per senso del dovere dell’ufficio di decano.

Totale freddezza da parte di Ferretti, che ha evitato di rilasciare commenti; certo è che si respira aria di golpe, e la sua posizione appare ancora tutta da definirsi.

Come noto, quello di Ferretti è tutto fuorché un caso isolato; basti pensare all’analoga polemica sul mandato di Ezio Pelizzetti (UniTo), oppure al caso di Fernando Di Orio (Università dell’Aquila), osteggiato dal decano Aniello Russo Spena che aveva deciso di indire elezioni malgrado il Rettore rivendicasse il diritto di mantenere il suo incarico.

Proprio la vicenda relativa a Di Orio era stata posta come esempio da Ferretti per ribadire la legittimità della proroga: in seguito alla presa di posizione di Russo Spena, Francesco Profumo era infatti intervenuto personalmente con un ricorso al Tar abruzzese.

L’esito si era rivelato favorevole al Rettore in carica, con tanti saluti ai dissidenti e somma soddisfazione di chi si augurava un “precedente” simile: “È doveroso osservare che non siamo di fronte a un parere di qualcuno, ma ad una ordinanza emessa da un Tribunale in base alla legislazione già attualmente in vigore”, aveva sottolineato lo stesso Ferretti.

E Zani? Non ha fatto una piega. Tant’è che solo pochi giorni più tardi, il 5 giugno, il Decano ha comunicato la sua decisione al Magnifico Rettore: la priorità rimane l’allestimento di nuove elezioni, e poco importa che il MIUR abbia già fatto intuire da che parte sta.

“Credo che la decisione del prof. Zani sia stata più che prudente – sostiene Loris Borghi, già candidatosi per la prossima tornata elettorale; non è possibile che la situazione de L’Aquila possa avere delle ricadute sul nostro Ateneo, soprattutto non essendoci delle basi per giustificare delle analogie; inoltre lo stesso ricorso al Tar contro l’università abruzzese è sintomo di poca trasparenza: il Decano dovrebbe rappresentare l’università con i decreti emanati. Ciò significa che il Ministero ha intrapreso una causa insensata contro se stesso.

A fronte di un atto così deciso e perentorio, si attende ora la controreplica di Profumo; ma la sensazione è che per questa sfilza di proroghe (effetto di un comma della Riforma Gelmini) bisognerà trovare un compromesso, a meno di non barcamenarsi tra ricorsi e controricorsi fino all’anno prossimo.

Spero che sia il Rettore che il Ministero non si accaniscano con ricorsi giudiziari contro le elezioni di settembre – auspica Borghi – , soprattutto data la scarsa valenza dell’interpretazione giuridica e dopo 12 anni di mandato.

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