Il tempo delle mail e dei social network
Secondo un’indagine svolta dal McKinsey Global Institute, la posta elettronica impegna circa due ore e mezza della giornata di un impiegato. Difatti assai comune è la pratica di leggere le proprie mail al lavoro, tra una pratica e l’altra, durante intere giornate trascorse davanti ad un monitor. Ma secondo l’istituto di ricerca economica fondato nel 1990, sarebbe parecchio il tempo speso per questa abitudine a danno del datore di lavoro.
Le mail, infatti, ci impegnerebbero per ben un quarto della nostra giornata. Considerando una settimana da 46 ore i conti sono presto fatti: alla settimana 13 ore e all’anno 81 giorni sottratti al lavoro per occuparsi della propria posta elettronica.
In una vita sempre più informatizzata, in cui tutto appare a portata di click, secondo la psicologa Jean Hannah Edelstein, le persone utilizzano le mail per evitare un confronto diretto con gli altri. Una mail infatti non richiede una risposta simultanea e può aiutare a chiarire meglio il proprio punto di vista rispetto ad una conversazione “dal vivo”. Affermazione del tutto vera, alla quale bisogna aggiungere gli effetti del poco tempo a disposizione da dedicare ai contatti, sia di lavoro che personali, in un forsennato ritmo quotidiano senza soluzione di continuità.
I Social media inaspettatamente potrebbero invece condurre ad un incremento della produttività pari al 25%. I dati rivelano che i lavoratori maggiormente favorevoli, all’utilizzo dei social network in ufficio, appartengono alla fascia d’età che va dai venti ai trenta. MySpace, Pinterest, Facebook, Twitter, Foursquare, LinkedIn & co. potrebbero aumentare la produttività perché, superata la fase del puro intrattenimento, questi network sono miniere di informazioni utili per il lavoro o per cercarlo, reclutare contatti utili e scambiare informazioni valide per lavoro.
Fra tutti LinkedIn è il network dichiaratamente professionale, che ha già come obiettivo quello di mettere in contatto le persone sul piano lavorativo. Questi gli strumenti evoluzionisti per organizzare e consultare la rete di contatti che ognuno di noi arricchisce ogni giorno nei vari ambiti della propria vita, in modo più o meno casuale. La comunicazione in rete è anche un tentativo di violare la regola dei 150 o numero di Dunbar.
L’antropologo britannico Robin Dunbar teorizzò un numero, appunto 150, che si riferisce al numero massimo di individui con i quali un soggetto riesce a intrattenere relazioni interpersonali stabili. Il numero è stato calcolato in relazione alla dimensione massima di un villaggio e rappresenterebbe, secondo studi di sociologia, il limite massimo all’abilità media dell’uomo di tenere relazioni sociali approfondite e durature, riconoscendo i membri del gruppo e tenendo traccia di tutti gli avvenimenti emotivi dei componenti.
Lo studio è superato oppure col tempo siamo diventati più superficiali??
(fonte foto: www.businessfinder.it)
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