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20 dicembre 2013

Università Cà Foscari mappa le 14.000 imprese culturali

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Università Cà Foscari di VENEZIA – La cultura a venezia vale 2 miliardi. Cà Foscari mappa le 14.000 imprese culturali

Management - Cà Foscari

Management – Cà Foscari

Lo studio condotto dal Laboratorio di Management delle Arti e della Cultura M.a.c.l.a.b. dell’Ateneo Cà Foscari per conto della Camera di Commercio di Venezia racconta una realtà in crescita e qualche sorpresa: il no-profit culturale

Come si misura il contributo allo sviluppo economico e sociale di un territorio da parte delle industrie culturali e creative insieme? Lo si mappa arrivando a una stima del valore aggiunto in relazione a quello totale delle attività economiche in provincia di Venezia.

Lo studio Cà Foscari, commissionato dalla Camera di Commercio di Venezia al Laboratorio di Management delle Arti e della Cultura (M.a.c.l.a.b) dell’Università Cà Foscari Venezia coordinato dal prof. Fabrizio Panozzo, è stato realizzato dal gruppo di lavoro del Cà Foscari composto dai professori Michele Tamma, Monica Calcagno e Fabrizio Panozzo e dai dottori Francesca Battistoni, Michela Bergamini e Giovanni Santoro.

La ricerca Cà Foscari è stata presentata venerdì 20 dicembre nel corso del convegno “Gli impatti delle produzioni culturali e della nuova imprenditorialità creativa nell’economia veneziana” nella sede di Venezi@Opportunità, azienda speciale della Camera di Commercio di Venezia.

Indagando il “ruolo” delle attività culturali e creative nello sviluppo economico e sociale del territorio veneziano, i ricercatori Cà Foscari hanno incrociato fenomeni di neo-imprenditorialità e di produzione culturale “informale” che costituiscono un motore importante nell’universo dell’associazionismo e del non-profit.

I numeri del fenomeno

Il settore delle attività culturali e creative è costituito da un insieme di imprese e unità locali pari a 13.975 e da 32.738 addetti, rispettivamente l’8% e l’11% rispetto al totale provinciale. Oltre la metà afferisce alle “industrie creative”.

Il territorio provinciale è stato suddiviso in 5 ambiti: capoluogo di provincia e dintorni, il Portogruarese, il Sandonatese, l’area sud dei Comuni di Chioggia, Cavarzere e Cona e infine un’area centrale che raggruppa i restanti comuni della provincia. Naturalmente la concentrazione maggiore è nell’area di Venezia città.

La struttura produttiva, nell’arco degli ultimi 10 anni, ha registrato un andamento costantemente in crescita anche se con un tasso di sviluppo minore a quanto registrato dall’economia provinciale nel suo complesso. Nel quadriennio di crisi 2009-2012 le attività culturali e creative sembrano comunque dimostrare una certa tenuta in termini di imprese e unità locali.

Per una valutazione del contributo economico del settore si è stimata la ricchezza generata in termini di Valore Aggiunto. Nel complesso della provincia, al comparto “culturale” è attribuibile un VA di 688.787.993 €, al comparto “creativo” un VA di 1.315.563.406 €, per un totale di 2.004.351.399 €. Rapportato al VA complessivamente generato dal sistema economico provinciale (23.065.603.347 €) equivale a poco più dell’8,5 %.

Il no-profit: Sotto la lente di ingrandimento dei ricercatori Cà Foscari sono finite anche le organizzazioni non-profit e i fenomeni di “quasi-imprenditorialità” (singoli artisti emergenti, associazioni spontanee, gruppi giovanili, proto imprenditori creativi, piccoli artigiani, gruppi parrocchiali, cori, gruppi teatrali amatoriali, etc.). Un primo risultato, che deriva dal corposo lavoro di ricostruzione dell’universo del non-profit in provincia che si è svolto, è una stima, grezza ma significativa, del suo apporto economico “diretto”.

I soggetti censiti (associazioni, fondazioni, ecc.) sono circa 2000, di cui poco più di 630 classificabili come “attivi” con un contributo in Valore Aggiunto di 5.673.619 e in addetti di 1662 con una stima di Valore Aggiunto e occupazione generata dal non-profit (associazioni, cooperative e istituzioni) pari a 54 milioni di € e 2.757 addetti, che andrebbero quindi sommati al contributo generato dal settore (profit) delle Imprese culturali e creative.

Per realizzare lo studio è stata realizzata una survey on-line distribuita ad un campione di 633 soggetti che, insieme ad una collezione di casi su realtà non-profit del territorio e fenomeni di quasi-imprenditorialità, ha permesso di indagare più da vicino il profilo delle organizzazioni e delle loro attività, nonché i processi che alimentano la formazione e la stabilità del tessuto.


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