• Google+
  • Commenta
30 gennaio 2014

Università di Firenze: ridurre l’uso del rame come antiparassitario

Manager delle Imprese AgroSociali


Università di FIRENZE – Agricoltura e salute umana, via a un progetto di ricerca europea coordinato dall’Università di Firenze per ridurre l’uso del rame come antiparassitario

Università di Firenze e Agricoltura

Università di Firenze e Agricoltura

Gli studi saranno coordinati dal Dipartimento di Scienze delle produzioni agroalimentari e dell’ambiente dell’Università di Firenze

Ridurre l’utilizzo del rame come antiparassitario, a favore dell’ambiente e della salute degli esseri umani e degli animali. E’ questo l’obbiettivo di “AFTER Cu”, progetto LIFE+, del valore di 1.282.930 euro, cofinanziato dall’Unione europea per il 50% e coordinato dal Dipartimento di Scienze delle produzioni agroalimentari dell’ambiente dell’Università di Firenze, in collaborazione con il Dipartimento di Chimica e di Biologia. Le ricerche che hanno preso il via in questi giorni si concluderanno tra due anni.

“Il rame che viene utilizzato come antiparassitario tende ad accumularsi nell’ambiente, in particolare nel suolo, dove non è degradato – spiega StefaniaTegli, ricercatrice del Laboratorio di Patologia Vegetale Molecolare (LPVM) Università di Firenze – Dal terreno può raggiungere e inquinare acque superficiali e profonde, determinando gravissimi rischi ambientali ed episodi di tossicità acuta e cronica verso un ampio spettro di organismi e microrganismi.”

Secondo recenti studi condotti in vari Paesi dell’Unione europea le conseguenze dovute all’uso continuativo dei sali di rame come fitofarmaci negli ultimi duecento anni sono una concentrazione del metallo che varia tra 100 fino a 1.280 mg /kg di suolo negli agro sistemi, contro valori di 5- 20 mg/kg di suolo in aree non contaminate da attività agricole. L’Italia ha recepito le direttive europee che impongono la riduzione dell’uso del rame, per le gravi problematiche tossicologiche associate a questo elemento.

“Occorre poi tener conto dell’effetto collaterale provocato dall’uso in agricoltura dei sali di rame come fungicidi e battericidi – prosegue Tegli dell’Università di Firenze – trattamenti ripetuti nel tempo hanno determinato un aumento allarmante della percentuale di batteri antibiotico-resistenti nella microflora degli agrosistemi, con la creazione di veri e propri serbatoi di geni per l’antibiotico-resistenza. Questi geni possono essere trasmessi con facilità ai batteri patogeni di uomo e animali, rendendoli resistenti agli antibiotici ed annullandone l’azione profilattica e terapeutica in medicina umana e veterinaria”.

Partner del progetto sono il Centro d’edafologia y biologia aplicada del segura (CEBAS) del Consejo Superior de Investigaciones Científicas (Spagna),l’Istituto di Chimica dei composti organo metallici (ICCOM) del CNR – Pisa e due aziende italiane che si occuperanno della sperimentazione nelle coltivazioni in campo e in serra: ASTRA Innovazione e sviluppo srl e la Fattoria Soldano. L’accesso al finanziamento europeo è stato possibile anchegrazie ai risultati preliminari e alle molecole anti-infettive che il gruppo di ricerca fiorentino ha identificato nei progetti finanziati in questi ultimi anni dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.


© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy