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31 gennaio 2014

Università di Palermo: migliorano le performance Unipa per gli Ffo

Università di PALERMO – Migliorano le performance dell’Università di Palermo. L’Ateneo decimo in Italia per la quota premiale del fondo di finanziamento

Università di Palermo

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Migliorano le performance dell’Università di Palermo nel panorama nazionale.

La comparazione tra il 2013 e il 2011 dice che l’Università di Palermo è decimo in Italia per valore della “quota premiale” del Fondo di finanziamento ordinario, attribuita per la qualità della didattica e della ricerca, ed è secondo nel Sud dopo la Federico II di Napoli.

Un miglioramento di quattro posizioni per l’Università di Palermo. Mentre in senso assoluto (quota base più quota premiale) mantiene l’ottava posizione in Italia su 63 Atenei per cospicuità complessiva del Fondo di finanziamento 2013, pari a 204,9 milioni di euro: percentualmente “vale” il 3,35 per cento del sistema nazionale. E questo nonostante il decremento del numero di iscritti. La quota base dell’Ffo viene ripartita in funzione di parametri oggettivi (come appunto il numero di studenti), ma anche alle azioni in termini di internazionalizzazione, innovazione, servizi agli studenti.

Secondo il rettore dell’Università di Palermo Roberto Lagalla, che ha appena inviato agli organi di governo e a tutti i docenti una lettera che fa il punto sulle performance dell’Ateneo e analizza alcuni dati, c’è da migliorare ancora sulla quota premiale, che si attesta al decimo posto per effetto del risultato combinato della valutazione della didattica (nono posto, quota premiale 3,18 per cento)  e del meno soddisfacente risultato della ricerca (quattordicesimo posto, quota premiale 2,16 per cento). E proprio sulla ricerca il rettore punta il dito su alcune criticità.

“L’Università di Palermo – dice – è in coda alla qualità di reclutamento svolto nel periodo 2004/2010, in altri termini i neo-assunti o neo-promossi in quegli anni espongono risultati scientifici mediamente inferiori a quelli prodotti dalle corrispondenti figure in servizio negli altri Atenei. Il dato è fortemente significativo e impone una profonda riflessione da parte dei dipartimenti e della comunità accademica. Nei prossimi mesi occorrerà che i dipartimenti definiscano rigorosi criteri di promozione e di verifica interna della ricerca, con particolare attenzione ai giovani dottorandi, assegnisti e ricercatori a tempo determinato, oltre che all’operoso recupero dei docenti scientificamente inattivi la cui ridotta produttività ricade negativamente sulla competitività e sostenibilità economica dell’Università di Palermo e degli stessi dipartimenti ai quali, da qui a breve, saranno proposti modelli di finanziamento coerenti con i criteri adottati a livello nazionale per il trasferimento dell’Ffo”.

Il rettore dell’Università di Palermo analizza anche le motivazioni della riduzione degli iscritti. “La riduzione degli iscritti – dice – è dovuta all’adozione estensiva del numero programmato per l’accesso ai corsi di studio, al successo delle azioni di sostegno agli studenti fuori corso con conseguente crescita del numero dei laureati, ma anche a fattori che sono indicativi della crisi nazionale e locale, come l’interruzione di numerose carriere per mancato pagamento delle tasse universitarie, gli effetti della riduzione di natalità e la tendenza all’esodo in altre sedi universitarie dopo la conclusione degli studi liceali o il conseguimento della laurea triennale, segno di una preoccupante migrazione intellettuale dovuta alla sfiducia nelle prospettive occupazionali e nelle opportunità per i giovani in Sicilia. La qualità dei nostri laureati infatti è alta, come dimostra il loro inserimento in contesti di ricerca e di lavoro internazionali”.

Nonostante il mantenimento dell’ottavo posto nella classifica, l’Università di Palermo perde sull’anno precedente ulteriori 10,7 milioni di euro, a causa dei tagli delle risorse che complessivamente in Italia ammontano a oltre 295 milioni. “Questa circostanza, tenuta ben presente dal Consiglio di Amministrazione nella predisposizione dei bilanci di previsione 2013 e 2014 – aggiunge Lagalla – impone una rigorosa programmazione delle attività e un più che puntuale controllo della spesa. Ma la contrazione di risorse nazionali è ormai divenuta insostenibile, e il sistema universitario non sarà più in grado di assorbire ulteriori tagli all’Ffo”.


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