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14 febbraio 2014

Bullismo a Scuola: dai social network al cyber bullismo, Video Bollate

Bullismo a scuola e Cyberbullismo

Ancora casi di bullismo nella scuola italiana.L’indagine, il bullismo minorile ed adolescenziale, l’istigazione sui social network e il Video Shock che ha fatto scalpore in rete

Bullismo

Bullismo

Un fenomeno spesso sottostimato, quello delle prepotenze tra i banchi di scuola (a differenza del resto d’Europa e degli Stati Uniti), che tutti abbiamo conosciuto nella nostra esperienza scolastica, talvolta ritenendolo, con una certa sufficienza, un’esperienza normale e non preoccupante, ma che negli ultimi giorni sta evidenziando anche alle nostre latitudini la drammaticità di una questione, invece, tutt’altro che rara.

L’indagine sulle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia condotta da Telefono Azzurro e Eurispes (2012), svolta su 1496 studenti di scuole italiane di età compresa tra i 12 e i 18 anni, mostra che le forme di prevaricazione più comunemente messe in atto sono la diffusione di informazioni false o cattive sul proprio conto (25,2%), provocazioni e prese in giro ripetute (22,8%) ed essere ripetutamente oggetto di offese immotivate (21,6%).

Il luogo più comune dove si sviluppa il fenomeno è la scuola, luogo dove minori ed adolescenti trascorrono gran parte del loro tempo sperimentando grossa parte della loro socialità, che detiene la percentuale più altra tra bulli e vittime.

All’interno della scuola di ogni ordine e grado le manifestazioni di violenza e sopraffazione si consumano soprattutto in aula (27%). A seguire corridoi (14%), cortile (16%), strada/piazza 32.5%, corriera 22.9% e al bar 22.1%.

Bullismo a Scuola

Bullismo a Scuola

Il bullismo minorile ed adolescenziale. Il problema delle prepotenze tra pari, caratterizzato dalla tendenza a ripetersi nel tempo, dall’intenzionalità dell’attacco messo in atto dal/i prevaricatore/i e dalla presenza di uno squilibrio di potere tra il bullo e la vittima è un fenomeno complesso, dalla genesi complicata, variabile per forme e modalità (anche omofobo o razziale), che coinvolge da vicino scuole, famiglie, istituzioni italiane e che sempre più spazio sta occupando nelle cronache giornaliere fino a giungere a soglie di giustificato allarme sociale.

I casi di suicidio di adolescenti segnalano drammaticamente il problema e non rappresentano che la punta di un iceberg. Per una casistica che si arricchisce ogni giorno di nuove “imprese”, che fanno riesplodere il dibattito sulla condizione di una gioventù sempre più insoddisfatta, maleducata, malata.

Esperienze grottesche e protagonisti che non t’aspetti. Tv e giornali tendono spesso (non senza una certa morbosità) a riportare gli episodi di violenza psico-fisica perpetrati da ragazzi, contribuendo a diffondere e rafforzare nell’immaginario collettivo l’idea che siano solo i maschi a porre in essere condotte vessatorie e persecutorie (spesso riuniti in gang) e, contestualmente, attribuendo a ragazze e ragazzine un ruolo più defilato e passivo.

Ma la realtà, che a tanti suona ancora sorprendente, è un’altra: le ragazze sono capaci di episodi di violenza subdoli, talvolta più difficili da individuare.

Il popolo femminile pratica un bullismo tutto suo, più psicologico ed incisivo nella vita della vittima: non la si tocca con un dito, ma con la lingua (prese in giro sul fisico, sul modo di vestire, sul carattere).

Non le si torcono i capelli, ma la vita interiore ed esteriore, con malelingue pesantissime, storielle ingiuriose, canzonette ridicolizzanti e ostracizzanti, per quanto, confermano le cronache, anche le gentil-bulle non disdegnino ceffoni, pugni, spintoni, sputi, calci.

Bullismo: il caso Bollate

Bullismo: il caso Bollate

Bullismo alla ribalta. Il caso Bollate – L’ultimo episodio “celebre” risale a qualche giorno fa, davanti ai cancelli dell’Itc Primo Levi di Bollate (hinterland milanese):  un gruppo di adolescenti filmano una scena di ordinaria violenza con il telefonino. Per 105 interminabili secondi, una quindicenne viene pestata da una coetanea, La Giovi (“Lei è più bella di me. Ma io so uccidere meglio”, la frase emblematica scelta come immagine di copertina scelta dall’adolescente per il suo profilo facebook). Un calcio allo stomaco, schiaffi in faccia, poi la vittima scaraventata a terra, tirata per i capelli e tempestata di calci alla testa. Nessuno smorza i toni, nessuno divide le due litiganti.

Tutti, in compenso, prendono il cellulare, filmano, incitano a proseguire il raid, bestemmiano, vogliono che faccia “più male”. Perché si sa, più è violenta, più ci si diverte. Più spettacolo, più clic.

La sua colpa? Essersi messa di mezzo. Esserli eletta a paciere fra due rivali in amore. Le offese fra le due erano partiti qualche giorno prima in rete. Pochi post e gli insulti sono diventano minacce. Il pestaggio, insomma, era stato annunciato. Il video fa il giro del web, invade le bacheche di Italia, valica i confini nazionali, suscitando ovunque indignazione e polemiche. Collettive, furiose, in alcuni casi scomposte e violente. Sei bullo e ti tirano le pietre, proprio così. Violenza genera violenza. Allo stesso modo bullismo genera bullismo. Il bullismo giustizialista dei censori, dei vendicatori nascosti dietro il dito dello sdegno e della condanna facile. Per un epilogo che sa tanto di contrappasso: da carnefice a vittima.

Bullismo un fenomeno in espansione

Bullismo un fenomeno in espansione

A valanghe sono partiti gli insulti all’indirizzo della furia bionda: prima il cartello minatorio apparso davanti alla scuola accompagnato da un sacchetto carico di escrementi animali, poi la pioggia di insulti, offese, volgarità, persino minacce di morte (“Fai schifo come persona”, “Ti strapperei quei quattro capelli finti che te trovi appiccicati in testa!, “Devi pagare, te e quelle quattro sgallettate delle tue amiche”). Il popolo del web non le manda a dire.

Lei, la bulla, non si pente e su Ask.com rilancia: “Se non faceva la buffona e se ne stava zitta tutto questo non succedeva”. Per lei anche la solidarietà di tanti compagni che minacciano la povera Sara (la vittima): se denunci, la bara è già pronta. Poi la madre della picchiatrice, istigatrice del raid punitivo tanto che avrebbe accompagnato lei stessa la figlia al “ring”, chiede perdono per sé e per la figlia che non vuole più andare a scuola. Poi La Giovi va in tv, a Le Iene, chiede perdono a Sara , si pente, ha paura. Una conclusione scontata, quella televisiva, che solleva nuovi dubbi e perplessità: era necessario dare visibilità e conseguente quella notorietà televisiva alla biondina dalle mani lunghe?

Offrirle una vetrina catodica che chissà potrebbe anche aprirle le porte di chissà quale reality o salottino tv? Magari procurandole l’ammirazione beota di qualche emulatore/emulatrice? Chi vivrà vedrà

Dal Bullismo al Cyberbullismo. Una volta c’era il bullismo “analogico”, dei guappi di quartiere, la “vecchia scuola”. Quel bullismo un po’ fanfarone, che 9 su 10 finiva  con  una strapazzata da parte di prof e genitori. Oggi il bullismo è “virale”. Il fenomeno del bullismo è in continua ascesa in tutto il mondo e la diffusione delle nuove tecnologie non ha di certo limitato il problema, anzi ne ha allargato a dismisura mezzi e manifestazioni.

Cyberbullismo

Cyberbullismo

Le cause del Cyberbullismo. I giovani sono sempre più connessi e sempre più prepotenti.

Veleni, sfottò,  bravate impazzano su siti e forum, rimbalzano sui cellulari, trasformando la realtà in un reality perverso, da cui è impossibile difendersi, quindi ancora più crudele, infamante ed infame.

Protagonisti negativi i social network, oggi divenuti gli strumenti chiave attraverso cui “fare del male”: diffusione di foto e immagini denigratorie, creazione di gruppi “contro”, furto di e-mail, profili, messaggi privati poi resi pubblici, invio di sms/mms/e-mail aggressivi e minacciosi, diffusione di notizie false sull’interessato via sms/mms/mail.

Insomma il cyberbullismo inizia a preoccupare davvero, tant’è che minori ed adolescenti italiani  riconoscono nelle vessazioni on line la principale minaccia che incombe sul luogo frequentato (scuola, campetti, locali, etc.), davanti persino alla droga e al rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. Si parla di compromissione del rendimento scolastico, fuga dal gruppo e nei peggiori dei casi disturbi psicologi come la depressione e, non ultimo, il suicidio. Così il bullismo aggiunge nuovi nomi alla sua blacklist.

Fai schifo, muori. Perché le parole quando non sono misurate, possono uccidere. Soprattutto se hai 14 anni, soprattutto se a pronunciare sono amici, coetanei, il tuo mondo e quello degli altri.

Bullismo e Giovani

Bullismo e Giovani

Bullismo e suicidio giovanile – Di nuovo il web protagonista. Sotto accusa Ask.fm, il social network più bazzicato dai ragazzini tra i 12 e i 16 anni. Lei chiamava Nadia, 14enne di Cittadella, una vita davanti. Ennesima vittima dei mostri che si celano al di là dello schermo, nel silenzio vigliacco di alcune parole scritte, cariche frustrazione e sadismo, urlate a lei che certo non lo meritava. Fidanzato ed amici non sono bastati a fermare Nadia, così fragile eppure determinata quanto basta per lanciarsi nel vuoto dal decimo piano dell’ex hotel Palace di Cittadella.

Ma quante sono le Nadia d’Italia? Quanti le anime perse in attesa di quella goccia che faccia traboccare il vaso? Per loro non ci sono numeri, non ci sono statistiche. Almeno finché respirano.

Bullismo: mancano leggi ad hoc. Un’emergenza sociale complicata anche e soprattutto da ragioni squisitamente normative: nell’ordinamento giuridico italiano manca ad oggi un inquadramento normativo specifico in materia di bullismo e cyberbullismo, individuale e di gruppo (vedi fenomeno Babygang).  Un vuoto troppo spesso colmato attraverso il ricorso a fattispecie esistenti: percosse, lesioni personali, ingiuria, diffamazione, violenza privata, minaccia, danneggiamento. Ne consegue che difendersi e denunciare, per l’eventuale vittima, non è sempre agevole.

Controllo dei genitori

Controllo dei genitori

Prevenire e combattere il bullismo a scuola e in famiglia – L’altro grande intoppo sulla strada dell’antibullismo è dato, infine, dalla demonizzazione acritica degli strumenti attraverso cui si esprime oggi il bullismo. Inutile buttare la croce sui social, invocare la chiusura di questo o di quel sito. Intelligente o stupida, la tecnologia dipende da noi. E diventare bulli/vittime è un attimo. Lo spazio di un click.

Perché il bullismo non è solo nelle mani di chi percuote, ma anche in quelle di chi ciecamente filma o infanga nascosto dietro tastiere ed smartphone.

Un like fuori posto, un commento acido possono fare la differenza. Perché la bestialità è anche negli occhi di chi tace, asseconda, fomenta, s’indigna ottusamente e vendica sommariamente.

Ma il bullismo si può eliminare se ne comprendiamo i meccanismi. Perché la scuola torni ad essere terra di tutti, insegnanti, genitori, istituzioni, società tutta devono acquisire maggior consapevolezza del fenomeno, collaborare per migliorare l’ambiente.

Eliminare i punti più nascosti, creare luoghi stimolanti ed interessanti, promuovere comportamenti prosociali e positivi e, soprattutto favorire un’alfabetizzazione morale ed emozionale “reale” nei nostri ragazzi, sempre più vuoti e disumanizzati.

Nessuna condanna, prevenire e combattere il bullismo significa creare una scuola e contesti di vita attenti ai bisogni dei più giovani. Ragazzi e ragazze devono essere aiutati a riconoscere, identificare, verbalizzare gli stati mentali e affettivi, essere capaci di introspezione, ma soprattutto devono imparare a considerare i sentimenti propri ed altrui, per dirigere al meglio le proprie azioni.

Guarda il Video Shock della Rissa Tra Ragazze a Bollate:


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